COSA NOSTRA ERA COSA SUA: DELL’UTRI FACEVA DA MEDIATORE FRA IL BANANA E LA MAFIA

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Giovanni Bianconi per "Corriere della Sera"

Tutto cominciò con un incontro organizzato da Marcello Dell'Utri nel maggio del 1974. Da un lato lui e il suo amico Silvio Berlusconi, imprenditore pieno d'iniziativa; dall'altra i boss mafiosi Stefano Bontate e Mimmo Teresi. Quella riunione «definitivamente acclarata» segnò «la genesi del rapporto che ha legato l'imprenditore Berlusconi e Cosa Nostra con la mediazione costante e attiva dell'imputato».

Cioè l'ex senatore Dell'Utri, «l'intermediario» condannato il 25 marzo scorso a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa nel processo d'appello-bis (terzo giudizio di colpevolezza consecutivo, nel merito dei fatti).

Nelle quasi cinquecento pagine di motivazioni del loro verdetto, depositate ieri, i giudici della Corte d'appello di Palermo affermano che nella riunione di quasi quarant'anni fa, fu siglato un vero e proprio «patto che legherà Berlusconi, dell'Utri e Cosa Nostra fino al 1992». Fu allora che «l'imprenditore milanese, abbandonando qualsiasi proposito (da cui non è parso, invero, mai sfiorato) di farsi proteggere dai rimedi istituzionali, è rientrato sotto l'ombrello della protezione mafiosa».

Berlusconi cominciò a pagare tangenti e poi assunse Vittorio Mangano, il boss che doveva svolgere le funzioni di stalliere. In realtà, si legge ora nella sentenza, il suo ingresso nella residenza di Arcore fu deciso «non tanto per la nota passione di Mangano per i cavalli, ma per garantire un presidio mafioso nella villa di Berlusconi».

Secondo la Corte d'appello, il patto fu vantaggioso per tutti: «I contraenti (Cosa Nostra da una parte e Berlusconi dall'altra) e il mediatore contrattuale (Dell'Utri) legati tra loro da rapporti personali, hanno conseguito un risultato concreto e tangibile, costituito dalla garanzia della protezione personale dell'imprenditore mediante l'esborso di somme di denaro che quest'ultimo ha versato a Cosa Nostra tramite Dell'Utri che, mediando i termini dell'accordo, ha consentito che l'associazione mafiosa rafforzasse e consolidasse il proprio potere».

Quando per un breve periodo, fra il 1978 e il 1982, Dell'Utri abbandonò Berlusconi per andare a lavorare con un altro imprenditore, Rapisarda, «non ha mai interrotto i rapporti con i soggetti che avevano stretto con lui il patto» siglato per proteggere il futuro presidente del Consiglio; «alla luce degli elementi probatori emersi, la consegna del denaro da Berlusconi a Cosa Nostra non si era mai arrestata, e il ruolo di mediatore di Dell'Utri mai interrotto». Anche quando la vecchia mafia di Bontate fu soppiantata dai corleonesi guidati da Totò Riina, il quale pretese e ottenne il raddoppio dei pagamenti.

«Reputa il collegio - si legge nella sentenza - che i pagamenti erano continuati senza soluzione di continuità, e che l'atteggiamento di Dell'Utri nei confronti di Cosa Nostra non era in alcun modo mutato». E ancora: «Riina, che riceveva i soldi da Dell'Utri tramite Cinà e Raffaele Ganci, non aveva fatto mistero del fatto che l'interesse che lo spingeva a curare questo canale di approvvigionamento era anche quello di natura politica. Dell'Utri, per il boss mafioso, rappresentava un contatto determinante con Silvio Berlusconi e dunque, a suo avviso, con l'onorevole Bettino Craxi».

C'è dunque pure l'ombra dei rapporti tra mafia e politica dietro la condanna di dell'Utri, sebbene i precedenti giudizi - avallati dalla Cassazione - abbiano escluso l'esistenza di prove dei rapporti tra i boss e Berlusconi dopo la fondazione di Forza Italia.

Nelle conclusioni dei giudici «non è possibile affermare che Dell'Utri sia stato una vittima, associata in tale destino all'amico Berlusconi». Si tratta, piuttosto, «di un soggetto che per un ventennio, pur non essendo intraneo all'associazione mafiosa, ha voluto consapevolmente interagire sinergicamente con soggetti acclaratamente mafiosi, rendendosi conto di apportare con la sua opera di mediazione un'attività di sostegno all'associazione, senza dubbio preziosa per il suo rafforzamento». Di qui il verdetto di colpevolezza «al di là di ogni ragionevole dubbio».

 

PRIMI ANNI BERLUSCONI MARCELLO DELLUTRI E MIRANDA RATTI A MILANO jpegBERLU CON LA PISTOLA DELLUTRI E BERLUSCONI BERLU DELLUTRI dellutri berlu BERLUSCONI DELLUTRIarticle Berlusconi nel con Marcello DellUtri BONTATE article Vittorio Mangano in tribunale nel 2000