FLASH - “ONOREVOLE, LE FACCIO VEDERE UNA COSA CHE LE RESTA NEL CUORE. SOLO PER LEI…” - SORPRESA E…
LA NUOVA OSSESSIONE DI GIORGIA MELONI: EVITARE IL LOGORAMENTO – LA DUCETTA TREMA ALL’IDEA DI AFFRONTARE UN ANNO DI CAMPAGNA ELETTORALE. ROBERTO VANNACCI ECCITA GLI ELETTORI DI DESTRA DELUSI, LA LEGA BY SALVINI È IN UNO PSICODRAMMA SENZA USCITA, FORZA ITALIA SVOLTA AL CENTRO CON MARINA BERLUSCONI E TRA I FRATELLI D’ITALIA SI MOLTIPLICANO SCAZZI E VELENI - CHE FARE? L’UNICA STRADA PER SALVARE LA CADREGA È PORTARE IL PAESE AL VOTO ANTICIPATO, EVITANDO PERÒ L’ELECTION DAY CON LE AMMINISTRATIVE NELLE CITTÀ GOVERNATE DAL CENTROSINISTRA. LA DATA C’È GIÀ: L’11 APRILE (PER PERMETTERE AI PARLAMENTARI DI MATURARE LA PENSIONE). MA LA SORA GIORGIA NON HA FATTO I CONTI CON IL QUIRINALE: È SERGIO MATTARELLA A SCIOGLIERE LE CAMERE. E LE HA GIÀ FATTO SAPERE CHE NON CI PENSA PROPRIO DI SPEZZARE IN DUE IL VOTO: SAREBBE UN COSTO INUTILE E INGIUSTIFICABILE CON I CITTADINI, CHE ARRANCANO TRA BOLLETTE ALLE STELLE E INFLAZIONE...
giorgia meloni al senato foto lapresse
DAGOREPORT - CHE LA PERFORMANCE DI VANNACCI DALLA GRUBER ABBIA LASCIATO UN SEGNO PROFONDO IN MELONI LO SI È VISTO IL GIORNO SUCCESSIVO: "PER 6 VOLTE AVETE VOTATO CONTRO LA FIDUCIA A QUESTO GOVERNO, INSIEME A SCHLEIN, CONTE E RENZI" - ERA SUFFICIENTE SBIRCIARE IL LINGUAGGIO DEL CORPO DI LADY GIORGIA PER RIVELARE UNA PREMIER STANCA E COLLERICA CHE NON VEDE L’ORA DI FAR APPROVARE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE E ANDARE AL VOTO ANTICIPATO - AFFRONTARE UN ANNO DI CAMPAGNA ELETTORALE, CON UNA MAGGIORANZA DI FATTO SPACCATA, TRA FORZA ITALIA IN MODALITÀ LIBERAL&MARINA E UNA LEGA CHE VANNACCI STA SMANTELLANDO COME UN LEGO, MANDA IL SISTEMA NERVOSO DI MELONI IN TILT. ANCHE PERCHÉ LA DUCETTA NON PUÒ NEMMENO CONTARE SU FRATELLI D’ITALIA… - VIDEO
roberto vannacci assemblea costituente di futuro nazionale foto lapresse 1
DAGOREPORT - DIFFICILE CHE SI AVVERI IL “GIORGIA'S DREAM"” DI ELEZIONI ANTICIPATE A PRIMAVERA, MA SENZA ELECTION DAY INSIEME ALLE AMMINISTRATIVE NELLE CINQUE GRANDI CITTÀ GOVERNATE DAL CENTROSINISTRA (ROMA, MILANO, NAPOLI, TORINO, BOLOGNA): MATTARELLA HA FATTO SAPERE ALLA FU "GIORGIA DEI DUE MONDI" CHE NON CI PENSA PROPRIO DI SPEZZARE IN DUE IL VOTO. SAREBBE UN DOPPIO, INUTILE, COSTO PER UN PAESE CHE ARRANCA TRA BOLLETTE ALLE STELLE E INFLAZIONE - E IL PALLINO DELLO SCIOGLIMENTO ANTICIPATO DELLE CAMERE E', PER ORA, IN MANO AL CAPO DELLO STATO... https://www.dagospia.com/politica/dagoreport-giorgia-meloni-conferma-essere-vera-camaleonte-dopo-476708
sergio mattarella saluta giorgia meloni altare della patria 2 giugno 2026 foto lapresse
VOTO ANTICIPATO L'11 APRILE LA STRATEGIA DELLA PREMIER PER EVITARE IL LOGORAMENTO
Estratto dell’articolo di Giovanna Vitale e Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”
C'è una data che inizia a circolare con insistenza nei conciliaboli della maggioranza: 11 aprile 2027. È quella di un eventuale voto anticipato, evocato in tempi non sospetti da Matteo Salvini e ormai diventato tema di dibattito anche nelle stanze ovattate di Palazzo Chigi. Da dove, non per caso, è partita la brusca accelerazione sulla nuova legge elettorale, da licenziare a ritmi record entro la pausa estiva.
Passaggio che favorirebbe [...] le grandi manovre per sciogliere le Camere prima della scadenza naturale fissata a ottobre dell'anno prossimo.
RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE
Una dead line che tutti [...] cominciano a considerare troppo lontana, e perciò rischiosa, ai fini dell'auspicato bis. Sul quale incombono come macigni lo sfilacciamento della Lega e l'avanzata di Roberto Vannacci. Meglio allora capitalizzare il consenso di cui ancora sembra godere il centrodestra, anziché aspettare che la pessima congiuntura economica e il logoramento del governo produca effetti peggiori.
È già da un po' che i fedelissimi della premier si sono messi a sfogliare il calendario per individuare la data migliore per chiudere la legislatura. Cerchiando in rosso, come in una sorta di sentiero minato, tutti gli ostacoli da superare o bypassare per uscirne indenni.
giorgia meloni al senato foto lapresse.
Ebbene, è proprio da questa mappa disseminata di divieti, percorsi obbligati e termini di legge, che infine è emersa — oltre a un mese preciso: aprile — pure una domenica (con lunedì annesso) in cui gli italiani potrebbero essere chiamati a rinnovare il Parlamento: l'11 e 12. La prima strategicamente utile a confermare l'attuale maggioranza: in grado cioè di rispettare una serie di requisiti per provare a vincere le politiche.
Indicazione figlia, innanzitutto, dell'impatto sulle tasche di deputati e senatori, in particolare quelli alla prima legislatura: con la riforma del 2012, infatti, il diritto alla pensione matura solo se si è svolto un mandato intero, che scatta dopo 4 anni, 6 mesi e un giorno. Poiché il calcolo inizia dalla proclamazione, avvenuta l'8 ottobre 2022, ecco che se si votasse prima del 9 aprile quasi metà degli eletti dovrebbe rinunciare all'agognato trattamento. Come minimo si rischierebbe una rivolta, anche fra le fila di FdI.
INFORMATIVA - GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - ANTONIO TAJANI E MATTEO SALVINI
L'altro elemento che porta all'11 aprile (con possibilità di slittare di una settimana) è più politico, ma altrettanto tattico: attiene alla prevista tornata di amministrative. Tra la prossima primavera e l'estate si apriranno i seggi in cinque grandi città, le più importanti del Paese: Roma, Milano, Napoli, Bologna e Torino. Tutte guidate dal centrosinistra e con ottime chance di riconferma.
Perciò Meloni ha già detto ai suoi che i due appuntamenti, locale e nazionale, vanno sganciati l'uno dall'altro. Come? Intanto si dovrà evitare l'election day, probabilmente non sgradito al Quirinale per una questione di costi, oltre che per incoraggiare l'affluenza. E poi fare in modo che un'eventuale vittoria degli avversari alle comunali non inneschi un effetto domino sulle politiche.
Da qui l'ipotesi di anticiparle per provare a blindare Palazzo Chigi e sperare che l'onda favorevole si riverberi poi sulle elezioni successive. Se infatti perdesse le amministrative e poi si votasse per il Parlamento, il rischio sarebbe un cappotto micidiale.
giorgia meloni al senato foto lapresse
Se questa spinta dovesse prevalere, fatte salve le prerogative del Colle, le Camere andrebbero quindi sciolte al più tardi entro fine febbraio [...]
[...] La Lega, in grande sofferenza, sta facendo pressing per un ritorno di Salvini al Viminale: scenario a cui Meloni sembra ostile. E perciò da scoraggiare sfoderando l'arma del voto anticipato: se si chiude a febbraio, un trasloco di qualche mese avrebbe poco senso.
Sempre che non prevalga la tentazione [...] di stringere ancora di più i tempi per portare il Paese alle urne già ad ottobre 2026. Soprattutto per evitare di intestarsi una legge di bilancio lacrime e sangue. Ma questo vorrebbe dire sciogliere il Parlamento fra due mesi, in pieno agosto. Un azzardo. Che forse neppure Meloni può permettersi.
roberto vannacci assemblea costituente di futuro nazionale foto lapresse 6
giorgia meloni e sergio mattarella a modena foto lapresse
roberto vannacci a otto e mezzo
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