OBAMA, IL GRAN BURATTINAIO DEL PARTITO DEMOCRATICO – L’EX PRESIDENTE USA SCENDE IN CAMPO PER DARE LA SUA BENEDIZIONE A JON OSSOF, SENATORE DEM DELLA GEORGIA E POSSIBILE CANDIDATO ALLA CASA BIANCA NEL 2028 – IL MASCELLONICO 39ENNE È VISTO DA MOLTI COME IL PERFETTO EREDE DI OBAMA, SIA PER IL SUO STILE COMUNICATIVO SIA PER LA SIMILE TRAIETTORIA POLITICA - HA COSTRUITO LA SUA CAMPAGNA PER LA RIELEZIONE SU DURISSIMI ATTACCHI A TRUMP: “HA FATTO INFURIARE LA GENTE COME PRESIDENTE DI GUERRA. POI ANCHE CON I DAZI E I TAGLI ALLA SANITÀ"

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Estratto dell’articolo di Paolo Mastrolli per "la Repubblica"

 

jon ossof, keisha lance bottoms e barack obama

«Votando per Jon Ossoff abbiamo la possibilità di difendere i diritti civili e costruire un'economia che funzioni per tutti». Parlare così nella città di Martin Luther King, per uno come Barack Obama, deve essere piuttosto significativo, a maggior ragione se lo fa per sostenere un candidato che molti democratici considerano il suo possibile erede.

 

Il primo presidente afroamericano ha deciso dunque di spendersi per quello che potrebbe diventare il primo presidente ebreo degli Stati Uniti, nello stato della Georgia, che è diventato anche l'epicentro della fronda anti trumpiana all'interno del movimento Maga.

 

L'ex capo della Casa Bianca è venuto all'Arena at Southlake per lanciare la corsa finale della candidata governatrice Keisha Lance Bottoms, ma soprattutto del giovane senatore […] che tanto lo ricorda, non solo per lo stile retorico o per la simile traiettoria politica. […]

 

jon ossof barack obama

Ossoff infatti è un moderato del sud, caratteristica che da Carter a Clinton è spesso il sentiero più agevole per un democratico verso la Casa Bianca. La Georgia poi è lo stato conteso che avrebbe potuto davvero mandare Trump dietro le sbarre, se la procuratrice Fani Willis, incaricata di investigare la telefonata con cui Donald aveva chiesto a Brad Raffensperger di trovare gli 11.000 voti di cui aveva bisogno per battere Joe Biden, non avesse avuto la brillante idea di affidare l'inchiesta al suo amante Nathan Wade.

 

Acqua passata, ma fino ad un certo punto, perché da queste parti, nel quattordicesimo collegio elettorale dove sorge la città di Rome, si è consumato lo scontro più drammatico nel movimento Maga.

 

La deputata locale, Marjorie Taylor Greene, era più trumpiana di Trump, e fedelissima promotrice di qualsiasi complotto di QAnon, da Hillary Clinton che beveva il sangue dei bambini con Katy Perry per mantenersi giovane, ai raggi laser spaziali con cui la famiglia Rothschild incendiava la California.

 

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Poi però l'incantesimo si è rotto, prima per come Donald ha nascosto il caso Epstein, e ora per l'Iran e l'inflazione. Il presidente le ha tolto il sostegno e l'ha costretta a dimettersi dalla Camera, ma lei, invece di arrendersi, è tornata ad attaccarlo così l'altro giorno: «Trump sta distruggendo il futuro dei giovani americani. Vola per tutto il Paese dicendo ai comizi che stiamo facendo tanti soldi col petrolio', mentre benzina e diesel sono ai massimi storici e lui brama perversamente il sedere di una donna sul palco. E la sua squadra lo trova divertente».

 

[…] Non è difficile capire perché Obama abbia deciso di lanciare il suo attacco su questo sfondo, spingendo il senatore che fra due anni potrebbe diventare la nemesi storica del post trumpismo, nonostante neghi per convenienza politica di essere interessato alla Casa Bianca. «Georgia - aveva detto Barack appoggiando Ossoff -, queste elezioni contano. La gente in tutto lo stato vota per Jon e tu puoi unirti a loro. Gli eroi dei diritti civili hanno marciato e sono morti per garantirti il diritto di voto. Quindi usalo».

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Qualche tempo fa, commentando l'ennesimo discorso con cui Trump denunciava i presunti brogli elettorali in arrivo, Ossoff aveva parlato così a Repubblica: «La sconfitta di Trump alle elezioni midterm di novembre sarà così schiacciante, che nessun trucco sporco architettato alla Casa Bianca potrà risparmiargli la batosta che merita».

 

Ossoff oggi teme il peggio: «Si era già rifiutato di accettare i risultati delle presidenziali del 2020, quindi non ci sarebbe molto da sorprendersi se facesse lo stesso con le midterm». In particolare nel suo stato: «Fin dall'inizio, l'ossessione di Trump per le elezioni in Georgia ha rivelato la rabbia per il fatto che gli elettori neri siano stati determinanti nella sua sconfitta. Perciò chiedo ai cittadini responsabili di tutto il Paese di unirsi a me nel sostenere i nostri sforzi per la protezione dei diritti degli elettori».

 

Anche perché gli americani sono pronti a scaricarlo: «Ha fatto infuriare la gente in generale, e la sua base in particolare, come presidente di guerra. Poi anche con i dazi e i tagli alla sanità, che rendono tutto più costoso. Questa rabbia è palpabile, perché a lui non importa nulla della crisi relativa al costo della vita, ma si preoccupa solo di riempirsi le tasche».

 

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Ossoff ha continuato a usare questa tattica aggressiva durante l'intera campagna, dimenticando la massima di Michelle Obama secondo cui «quando loro colpiscono basso, noi restiamo alti». Non basta più. Si è spinto a sfottere Trump perché «l'unica cosa che gli interessa è volare con Natalie sull'aereo regalato dal Qatar», colpendolo nel punto debole della singolare passione per l'assistente Harp, altrimenti nota come "la stampante umana". Barack l

 

o ha seguito, paragonandolo a Saddam Hussein per come ha decorato la Casa Bianca. Ma dietro alle prese in giro, che tanto irritano Donald, c'è la convinzione che Ossoff incarni il modello vincente alternativo al trumpismo.

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