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PERCHÉ IL 25 APRILE CONTINUA A ESSERE DIVISIVO? LO SPIEGA BENE LO STORICO GIANNI OLIVA: “L'ITALIA NON HA FATTO I CONTI CON IL PROPRIO PASSATO. IL NOSTRO PAESE HA SCATENATO LA GUERRA ACCANTO ALLA GERMANIA DI HITLER E L'HA PERSA: QUALCUNO CI HA INSEGNATO CHE L'ITALIA HA PERSO LA GUERRA? PER TUTTI I MANUALI, LA FINE DELLA GUERRA È IL 25 APRILE. LA RESISTENZA È L'UNICA ESPERIENZA CHE CI HA MESSO DALLA PARTE GIUSTA DELLA STORIA MA I VENTI MESI DI LOTTA PARTIGIANA NON POTEVANO (E NON DOVEVANO) NASCONDERE CIÒ CHE L'ITALIA ERA STATA DAL 1922 IN POI; NON DOVEVANO ESIMERCI DAL RICORDARE CHE IL 10 GIUGNO 1940, QUANDO MUSSOLINI DICHIARÒ GUERRA, LE PIAZZE GREMITE AVEVANO ESULTATO. ABBIAMO FINTO CHE IL VENTENNIO FOSSE UNA PARENTESI NELLA STORIA NAZIONALE E CI SIAMO RIVESTITI DI UNA VERGINITÀ CHE PERMETTEVA DI PROSEGUIRE COME SE NULLA FOSSE AVVENUTO. QUANDO NON SI FANNO I CONTI CON IL PASSATO, IL PASSATO NON PASSA”

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Estratto dell’articolo di Gianni Oliva per “la Stampa”

 

Gianni Oliva

25 aprile polemici ce ne sono stati molti […] ci sono state via via proposte di abolire la festa e riprogrammarla all'8 maggio (giorno di resa della Germania nazista), denunce di appropriazione della data da parte delle forze della Sinistra, richieste di commemorare insieme caduti partigiani e militi di Salò.

 

Quest'anno la polemica è andata oltre diventando sfregio: la coppia di iscritti all'Anpi, con tanto di fazzoletto al collo, colpiti a Roma dai colpi di una pistola ad aria compressa, ha sapore di un agguato di matrice politica; la Brigata Ebraica (una formazione di volontari ebrei che dal settembre 1944 partecipò alla campagna d'Italia a fianco dell'esercito britannico) costretta ad abbandonare il corteo di Milano dalle contestazioni dei Pro Pal è una manifestazione violenta di intolleranza […]

hitler mussolini

 

Perché il 25 aprile continua a non essere una data condivisa da tutti? Per tante ragioni. Ma una su tutte: perché l'Italia non ha fatto i conti con il proprio passato. Nella primavera 1945 l'Italia è un Paese che ha scatenato la guerra accanto alla Germania di Hitler e l'ha persa: quando a Parigi si trovano i vincitori per discutere la riorganizzazione del mondo, ci sono ventisette Paesi, ma non c'è la Germania, non c'è il Giappone e non c'è l'Italia. Quando mai, a scuola, qualcuno ci ha insegnato che l'Italia ha perso la guerra?

 

Per tutti i manuali, la fine della guerra è il 25 aprile, l'insurrezione partigiana, la liberazione delle città del Nord. La Resistenza è l'unica esperienza del periodo che ci ha messo dalla parte giusta della storia, ci ha regalato la Costituzione, ha forgiato una nuova classe dirigente: ma i venti mesi di lotta partigiana non potevano (e non dovevano) nascondere ciò che l'Italia era stata dal 1922 in poi; non dovevano assolvere dalle troppe complicità, dai troppi silenzi, dalle troppe collaborazioni di cui la dittatura si era giovata; non dovevano esimerci dal ricordare che il 10 giugno 1940, quando Mussolini dichiarò la guerra, le piazze gremite di balilla, avanguardisti e giovani italiane avevano esultato.

Mussolini Hitler

 

Come ha scritto un grande storico liberale, Rosario Romeo, «la Resistenza, opera di una minoranza, è stata usata dalla maggioranza degli italiani per sentirsi esonerati dal dovere di fare i conti con il proprio passato».

 

Abbiamo finto che il Ventennio fosse una parentesi nella storia nazionale, «la malattia che colpisce un corpo sano», e ci siamo rivestiti di una verginità che permetteva di proseguire come se nulla fosse avvenuto. «In Italia finché c'è stato Mussolini c'erano 45 milioni di fascisti – pare abbia detto Churchill – dal giorno dopo 45 milioni di antifascisti: ma non mi risulta che l'Italia abbia 90 milioni di abitanti».

 

Che si tratti di una dichiarazione autentica o di una attribuzione, il suo valore non cambia: noi italiani non abbiamo fatto i conti con il passato, non siamo partiti dall'esperienza resistenziale per trasformare il sacrificio in consapevolezza. Ci siamo adagiati dietro una narrazione autoassolutoria, che proprio per questo ha comportato fraintendimenti, equivoci, dubbi. Quando non si fanno i conti con il passato, il passato non passa […]

benito mussolini adolf hitler