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IL POTERE DI TRUMP NON È ILLIMITATO – LA CORTE SUPREMA USA CON UNA STORICA DECISIONE CONCEDE AL TYCOON IL DIRITTO DI LICENZIARE I VERTICI DELLE AGENZIE INDIPENDENTI, MA ESCLUDE LA FEDERAL RESERVE, E ASSESTA QUALCHE CEFFONE AL PRESIDENTE CHE VUOLE ESSERE RE – RESPINGE IL RICORSO REPUBBLICANO SUL VOTO POSTALE, E SI RIFIUTA DI ESAMINARE QUELLO SULLA CONDANNA CIVILE DA 5 MILIONI DI DOLLARI OTTENUTA DALLA GIORNALISTA E. JEAN CARROLL CONTRO TRUMP. IL VERDETTO RESTA, E LUI LO BOLLA COME UNA MACCHINAZIONE…
Estratto dell’articolo di Mattia Ferraresi per “Domani”
In una sessione di sentenze che, com’è ormai consuetudine, era zeppa di decisioni su poteri che Donald Trump si arroga con arroganza esecutiva e vengono contestati, la Corte Suprema ha dato una importante vittoria al presidente, bilanciata però da alcune rilevanti stroncature.
Partiamo dalla vittoria: con una maggioranza di 6-3, ricalcata sugli “schieramenti dei giudici”, la Corte ha stabilito che il presidente aveva il diritto di licenziare a suo piacimento un membro della Commissione federale del commercio, Rebecca Kelly Slaughter, che non era allineata alle preferenze politiche della Casa Bianca.
Il caso in questione ha implicazioni profonde sul funzionamento delle agenzie federali e il rapporto con il potere esecutivo, e infatti Trump ha immediatamente presentato il pronunciamento come una vittoria storica: «Per dire dell’importanza del caso Slaughter, novant’anni di precedenti sono stati completamente e inequivocabilmente superati, accrescendo in modo enorme i poteri presidenziali in un tempo in cui sono sempre più necessari».
[…] Nel novero delle sentenze gradite a Trump, quella di Slaughter finisce direttamente sullo scaffale accanto a Trump v. United States, la decisione del 2024 in cui la Corte ha stabilito che il presidente gode di un’immunità pressoché assoluta quando è in carica, nell’ambito dell’esercizio delle sue funzioni.
Dopo una sostanziale schermatura dal potere giudiziario, Trump ottiene così mano (ancora più) libera sulla gestione dei vertici delle agenzie federali, che diventano di fatto apparati a disposizione del presidente. «Scatenerà il caos», hanno scritto i giudici contrari nell’opinione dissenziente.
I GIUDICI DELLA CORTE SUPREMA AMERICANA - VOTO SUI DAZI
Questa vittoria sostanziale è controbilanciata da alcune batoste. La prima arriva da una sentenza separata ma affine a quella appena citata, che riguarda però i poteri del presidente sulla Federal Reserve. I giudici, rompendo le linee della maggioranza, hanno detto che la Fed è un’eccezione alla regola, per la sua natura indipendente che deve essere tutelata. Perciò la governatrice Lisa Cook non poteva essere licenziata.
[…] La seconda batosta è elettorale. La Corte ha respinto il ricorso repubblicano contro una legge del Mississippi che consente di conteggiare le schede postali timbrate entro l’Election Day ma recapitate fino a cinque giorni dopo. È una vittoria per i democratici e un colpo per Trump, che da anni denuncia brogli nel voto postale. La «tremenda sconfitta», come l’ha definita Trump, diventa l’occasione per rilanciare il Save America Act, grande riforma elettorale che sponsorizza da mesi e che include una severissima limitazione del voto postale.
La Corte infine ha rifiutato di esaminare il ricorso contro la condanna civile da 5 milioni di dollari ottenuta dalla giornalista E. Jean Carroll, che accusò Trump di averla aggredita sessualmente negli anni Novanta. Il verdetto resta, e lui lo bolla come una macchinazione: «La Corte ha rifiutato di rivedere un caso falso, intentato da una donna che non ho mai incontrato. In realtà è un caso contro gli Stati Uniti d’America».
Nel bilancio della giornata, l’accentratrice teoria trumpiana dell’“esecutivo unitario” fa un balzo storico, ma la Corte ricorda di non essere completamente al servizio della Casa Bianca.
LA CORTE SUPREMA E DONALD TRUMP
Donald Trump
INDICE DI GRADIMENTO DONALD TRUMP - VIGNETTA ELLEKAPPA
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