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Alberto Flores d’Arcais per ‘La Repubblica’
‘’Odio l’uomo Obama più di ogni altro uomo che abbia mai incontrato in vita mia», disse un giorno Bill Clinton a un amico, giurando che non avrebbe mai perdonato l’attuale presidente. Che gli Obama e i Clinton (intesi come singoli, come coppie e anche come clan) non si amassero troppo era cosa risaputa. Le ferite aperte nell’anno di grazia 2008 (primarie democratiche) erano state profonde - del resto ci si giocava la Casa Bianca del dopo-Bush - e per rimarginarle ognuno dei protagonisti aveva dovuto rinunciare a una porzione importante di ego.
Esclusa da una vice-presidenza troppo ingombrante (per la presenza di Bill), quindi senza un ottimo trampolino di lancio per glorie futuro, Hillary (e il potente clan) era stata ampiamente ripagata con un incarico di prestigio e potere, la Segreteria di Stato. Pace fatta e futuro assicurato da un patto di ferro. Per Barack quello di un appoggio (senza se e senza ma) dei Clinton al suo secondo mandato, per Hillary quello della Casa Bianca 2016.
Quattro anni di “coabitazione”. Grandi apprezzamenti e sorrisi pubblici, qualche screzio di troppo tenuto accuratamente nascosto, discussioni politiche (anche accese) sui grandi temi di politica estera (Iran, terrorismo e varie). Aveva funzionato tutto (o quasi), almeno fino all’affare Bengasi, una storia brutta assai, che aveva visto l’uccisione dell’ambasciatore Usa e su cui il Congresso cerca tuttora di fare piena luce. E alla fine del primo mandato, Hillary aveva deciso di lasciare, pronta a puntare tutto sulla (futura) Casa Bianca.
Una campagna elettorale si può anche combattere a colpi di libri, soprattutto se alla campagna in questione mancano ancora due anni. Con ‘Hard Choices’ (secondo volume di memorie, sui suoi anni a Foggy Bottom) e relativo tour da rockstar, Hillary ha virtualmente aperto la sua, tra le fanfare dei media e i sondaggi che la danno facile vincitrice. Un altro libro, in uscita tra pochi giorni, prova adesso a farle morderle un po’ di polvere.
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Lo ha scritto Edward Klein, noto giornalista americano (un passato a Newsweek come caporedattore esteri e una decennale direzione del New York Times Magazine ), già autore, piuttosto discusso, di una biografia non autorizzata dell’ex First Lady, che nel 2005 aveva provocato le proteste non solo dei “liberal”, ma anche di un conservatore come John Podhoretz («dopo trenta pagine avevo bisogno di farmi una doccia») per diverse citazioni sbagliate e qualche gossip di troppo.
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Adesso Klein ci riprova con ‘Blood Feud’ (faida familiare), tutto imperniato sugli odii, le gelosie e le invidie tra le premiate ditte Barack&Michelle e Bill&Hillary. Ed ha affidato al New York Post alcune anticipazioni.
«Odio Obama più di chiunque altro», avrebbe detto Bill, furioso per le accuse (neanche troppo sottintese) di razzismo fatte dall’attuale presidente durante le primarie. Odio contraccambiato. Con Michelle che lancia frecciatine su Hillary, soprannominata poco elegantemente Hildebeest (lo gnu dalla criniera disordinata che vive nel Serengeti), parlando con Valerie Jarrett (principale consigliera di Obama) e sorseggiando Chardonnay.
A sentire Klein anche la “pace” del 2011 - quando Obama (in difficoltà per la rielezione) invitò Bill per una partita a golf era fittizia. «Non sarà divertente », confessò Bill alla moglie per poi raccontarle che una volta sul “green”, a lui che sponsorizzava la candidatura di Hillary Obama rispose: «Anche Michelle sarebbe un’ottima candidata».
michelle e barack obama con bill clinton
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E in un’altra occasione così definì la relazione: «Ho avuto due successori e solo uno, George Bush, mi ha chiesto consigli, non ho rapporti con il presidente». Veleni politici e personali, ben sintetizzati da una cena tra le due coppie avvenuta alla Casa Bianca il primo marzo 2013. Cena carica di tensione, con i due presidenti che alzano la voce. E con Obama che avrebbe commentato: «È per questo che non lo invito mai».
barack obama e hillary clinton
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bill clinton e barack obama
bill e hillary clinton con barack obama
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