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Marcello Sorgi per "la Stampa"
Se davvero, come tutto lascia pensare ormai, la rosa di nomi che Bersani proporrà a Berlusconi si ridurrà a Amato e Prodi, si potrà dire che stavolta la corsa al Quirinale avrà un candidato per le prime tre votazioni, in cui sono necessari i due terzi dei Grandi Elettori, e uno per la quarta, in cui basta la maggioranza.
Amato è infatti il nome su cui alla fine il Cavaliere potrebbe accordarsi, dando il via libera alla larga condivisione che verrebbe consacrata con l'elezione al primo scrutinio. Anche Prodi ha tutte le carte in regola per essere votato da subito: ma il veto del Pdl, duro a venir meno visto lo stato delle trattative, lo condannerebbe a un ruolo di riserva da venerdì pomeriggio in poi.
Gli ambasciatori delle diverse parti infatti concordano sul fatto che Berlusconi non abbia alcuna intenzione di dare la propria disponibilità all'antivigilia, cioè oggi, e neppure alla vigilia, domani. Il Cavaliere ha una sua tecnica del negoziato, fin dal tempo in cui faceva l'imprenditore, e in più, con qualche ragione, non vede chiaro nella gran confusione del Pd.
Vuol capire bene se Bersani tratta ancora a nome di tutto il suo partito, oppure no. E al momento non c'è nessuno in grado di rassicurarlo al proposito. Per Berlusconi l'accordo si può fare (o non fare) anche a dieci minuti dalla prima votazione. E nulla esclude che anche la prima giornata, giovedì, possa trascorrere votando candidati di bandiera o scheda bianca, in attesa della terza votazione, venerdì mattina, e dell'ultima occasione per trovare un accordo.
Se invece l'intesa non si troverà , dal quarto scrutinio in poi sarà l'ora di Prodi. Magari non solo lui, visto che nel Pd non è l'unico aspirante, anche se é quello che ha le maggiori possibilità di essere eletto a maggioranza, con un appoggio anche minimo dei grillini (che ufficialmente continueranno a tenere per il proprio candidato), e necessariamente con tutti i voti dei parlamentari Democrat.
Qui bisognerà vedere se il partito, di qui alle prossime ore, sarà in grado di leccarsi le ferite lasciate, sia dalla trattativa fallita per formare il governo con il Movimento 5 Stelle, sia dalle ultime divisioni interne, con Renzi che silura uno dopo l'altra Marini e Finocchiaro. L'ombra del '92, con il partito di maggioranza relativa che non riesce a selezionare un candidato che vada bene per tutti, continua ad allungarsi sul tormentato inizio di legislatura, sulla corsa per il Colle.
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