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Ernesto Menicucci per "Il Corriere della Sera"
«Caro Giovanni». «Caro Luigi». Di raccomandazioni, nello strapaese Italia, se ne sono viste di tutti i tipi. Sussurrate all'orecchio, affidate a «pizzini» che poi vengono gettati via, portate da anonimi commessi o, il più delle volte, semplicemente «telefonate». Perché, da che mondo è mondo, certe cose si fanno ma non si dicono. O, se si dicono, di sicuro non se ne lasciano tracce.
Invece all'Ama, l'azienda dei rifiuti della Capitale, molto prima che esplodesse lo scandalo Parentopoli, le «raccomandazioni» non solo venivano messe nero su bianco ma addirittura protocollate col marchio aziendale. Siamo nel 2007, al Campidoglio c'è ancora la giunta guidata da Walter Veltroni, all'Ama i manager sono scelti dal centrosinistra: presidente Giovanni Hermanin, amministratore delegato Biagio Eramo.
Alemanno e Panzironi sono ancora di là da venire, ma le cattive abitudini non mancano. Il primo marzo, a Hermanin viene recapitata una lettera su carta intestata del Senato. Mittente, Luigi Zanda, oggi capogruppo pd a palazzo Madama, lo stesso che - a dicembre 2010, in pieno caso assunzioni targate Pdl nelle municipalizzate - tuonava: «Ho presentato un'interrogazione urgente. Alemanno si deve dimettere: ha una responsabilità diretta per gli interventi con i quali ha fatto assumere i suoi protetti».
Tre anni e mezzo prima il senatore scriveva al suo amico «Giovanni»: «Caro presidente, mi è stato richiesto di richiamare la tua attenzione sulla richiesta di assunzione in Ama del dottor G.B., di cui ti allego il curriculum e la copia di una sua lettera ad Ama».
Zanda confessa anche di «non conoscere personalmente il dottor B., ma mi vengono garantite le sue capacità professionali e la sua correttezza istituzionale. Ti sarò molto grato se vorrai farmi avere notizie sulle fasi istruttorie attraverso le quali l'istanza verrà esaminata. Con viva cordialità , Luigi Zanda».
Segue la firma, autografa. Passano circa dieci giorni e «Giovanni» risponde. à il 12 marzo 2007, protocollo 364 del 16 marzo: «Caro Luigi, ho ricevuto la tua segnalazione del primo di marzo. Ne terrò certamente conto non appena matureranno le condizioni per nuovi inserimenti in azienda».
Di lettere così ce ne sono altre. A Hermanin, il 12 giugno 2007 (protocollo 845, del 13/6), si rivolge anche Massimiliano Smeriglio, esponente di Sel, oggi vicepresidente della Regione Lazio guidata da Nicola Zingaretti. Sei anni fa Smeriglio era a Rifondazione comunista e scriveva all'Ama su carta intestata del suo partito per «segnalare la complessa vicenda di F.R.P., nato a M., profugo, assunto in Ama come operatore ecologico».
Secondo Smeriglio «la vicenda si complica per i reati commessi contro il patrimonio, l'assenza per motivi di detenzione determina la sua sospensione e poi il suo licenziamento». L'esponente di Sel chiedeva per l'ex detenuto («che ha finito di scontare la sua pena»), padre di due figli, una «seconda possibilità , sospendendo il giudizio morale», perché la sua famiglia «torni a vivere dignitosamente». Finita? Ancora no.
L'ex vicesindaco di Roma Mariapia Garavaglia si spende per «far valutare» una portatrice di handicap, l'ex vicecapo di gabinetto di Veltroni, Luca Odevaine, scrive per «sollecitare l'esito positivo» di alcuni trasferimenti interni. Tutto nero su bianco, tutto protocollato. Ma perché? «Il fatto - dice Hermanin - che le lettere siano state archiviate testimonia come fosse tutto alla luce del sole». Per la cronaca: quei raccomandati alla fine, in Ama non sono stati assunti.
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