TUTTE LE DOMANDE SUL CASO CONTE-PIANTEDOSI – PERCHÉ CLAUDIA CONTE, CHE SOSTIENE DI ESSERE UNA…
“IL REFERENDUM? MELONI CI ARRIVA NEL PEGGIORE DEI MODI. CON L’AMICIZIA DI TRUMP SUL COLLO, PIÙ UNA CRISI ECONOMICA PROVOCATA DALLO STESSO TYCOON” – RENZI PARLA DI COSA SUCCEDERA' IN CASO DI VITTORIA DEL "NO": “GIORGIA HA UN CARATTERE DIVERSO DAL MIO, E VUOLE ARRIVARE ALLA FINE DELLA LEGISLATURA…LA SCONFITTA SAREBBE UN DURISSIMO COLPO ALLA SUA IMMAGINE” – IL RACCONTO DELLA GIORNATA IN AULA: “CONTE FA IL GIRO DEL SENATO CON UN’ARIA DA CAPO DEL CAMPO LARGO, SALVINI ABBACCHIATO. NON SONO POCHI QUELLI CHE VORREBBERO ALLA GUIDA DEL CARROCCIO ROMEO…" - VIDEO
Renzi richiama al "per sempre sì" di Sal Da Vinci sul referendum citando quella "stupida, stupida, stupida sfortuna" di Fulminacci pic.twitter.com/O1yaRx6jBv
— Il Grande Flagello (@grande_flagello) March 11, 2026
Fabrizio Roncone per il Corriere della Sera - Estratti
Andiamo a capire come Giorgia Meloni attraversa la giornata (forse) più difficile che le sia capitata da quando è presidente del Consiglio.
Due tappe: prima viene a riferire sulla grave crisi internazionale qui, al Senato, e poi va alla Camera. L’ho intravista poco fa, da lontano, in fondo a un corridoio con le pareti foderate di velluto e putti a forma di applique, accese. Tailleur color panna, passo vigoroso, sguardo accigliato.
Quanto è preoccupata? Cosa dirà sulla guerra in Iran? E sull’emergenza energetica?
E Trump, cosa dirà di Trump che, parlando con il Corriere , ha avuto per lei parole piene di rispetto e di amicizia? (considerate poi che c’è da tenere d’occhio anche lo scenario della politica interna:
tra dieci giorni voteremo infatti per il referendum sulla Giustizia che una polemica dopo l’altra — fantasmagorica l’ultima aizzata da Giusi Bartolozzi, la capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio — secondo numerosi osservatori sembra ormai essersi tramutato in un voto militante, politico, un voto secco sul governo, sulla premier: Meloni Sì, Meloni No).
Fatevi un appunto mentale e aspettate il resto. Da adesso in poi, sarà un racconto di immagini e lampi, sensazioni e cattiverie, dichiarazioni ufficiali e ufficiose: le prime raccolte camminando nel riverbero di una mattina grigiastra e afosa lungo il corridoio dei Busti — «Conte, più tardi, verrà a farsi un giro con l’aria da capo del centrosinistra» — per poi sbucare nell’affollamento del salone Garibaldi, il Transatlantico di Palazzo Madama.
Prima impressione, direi netta: la premier, nel suo intervento in Aula, usa un registro dialettico piuttosto inedito. Meno meloniano del solito, meno sferzante, tutto dentro un equilibrio insistito, con toni e parole rassicuranti (a Montecitorio, invece, sarà assai più ruvida): «Non vogliamo entrare in guerra… e se ci dovessero chiedere le basi, sarebbe il Parlamento a decidere».
Promette: «Tasse a chi specula sui carburanti». Per arrivare, addirittura, a rivolgere «un appello sincero alle opposizioni, perché questa fase impone di superare le divisioni… e io sono disponibile ad aprire un tavolo a Palazzo Chigi».
Esce dall’emiciclo Massimiliano Romeo, il capogruppo della Lega: «Non c’è dubbio che, oggi, assistiamo al passaggio più complicato da quando siamo al governo. Ma mi sembra che la Meloni dimostri molta misura» (questo Romeo è parecchio stimato e non sono pochi quelli che lo vorrebbero alla guida del Carroccio, al posto di Salvini). A proposito: Salvini un po’ abbacchiato.
Aver chiesto il Premio Nobel per Trump non s’è rivelata proprio un’ideona e, in più, per il Ponte sullo Stretto, dopo l’intervento della Ragioneria, i tempi si allungano ulteriormente (lo vedranno realizzato i nostri pronipoti?).
Un cronista riceve la telefonata del suo direttore: così parte e va a cercare il ministro della Difesa, Guido Crosetto, perché alla fine — diciamocelo — non si sono ancora ben capite le ragioni (a parte qualche spiffero velenoso) per cui andò a Dubai mentre Israele e Stati Uniti stavano per scatenare la guerra. Vabbé. Ma commenti al discorso della Meloni? Il senatore dem Filippo Sensi: «L’invito alla coesione della premier va raccolto».
Da dentro l’Aula, intanto, rimbalza la notizia che i senatori dei 5 Stelle si sono messi in testa certi cappellini rossi con la scritta «No alla guerra», per evocare quelli del movimento «Maga», Make American Great Again. E questa? Non è la voce di Renzi?
antonio tajani e giorgia meloni alla camera foto lapresse
In Aula, pacato (al punto che la premier gli ha detto: «Senatore Renzi, pensi che sono d’accordo con lei su alcuni punti… non so se debba iniziare a preoccuparmi»).
Comunque, adesso, in Transatlantico, Renzi è uno spettacolo (tutti noi intorno, perché gli si riconosce d’essere di un’altra categoria). Presidente, come ha visto la Meloni? «Guardi: premesso che non ho idea di come possa finire il referendum… è chiaro che ci arriva nel peggiore dei modi. Con l’amicizia di Trump sul collo, più una crisi economica provocata dallo stesso Trump.
Non facile». Lei è esperto di referendum. «Io avevo deciso che, se avessi perso, me ne sarei andato. Giorgia, però, ha un carattere diverso dal mio, e poi vuole arrivare alla fine della legislatura… Certo la sconfitta sarebbe un durissimo colpo alla sua immagine».
Passa un commesso del Senato con il codino (giuro: con il codino). Alla buvette servono sformati di pasta forse preparati con stampante 3D. Il capogruppo dem, Francesco Boccia, sta a dieta. Ma parla.
Allora? «Meloni ha scelto Trump, non il diritto internazionale. Non solo…». Cos’altro? «È venuta qui oggi, e non a ridosso del Consiglio d’Europa. E sa perché?». No, perché?
«Aveva paura di un dibattito parlamentare alla vigilia del referendum. I sondaggi che abbiamo noi, ce l’hanno pure loro. Il No è avanti».
Laggiù, un capannello. Chi c’è? Mettersi sulle punte, sbirciare. Conte. La fonte aveva ragione. Eccolo qui, arrivato a farsi un giro con l’aria d’essere il capo del Campo largo. Pure vestito da candidato premier.
MASSIMILIANO ROMEO E MATTEO SALVINI
Completo di pochette. L’aria sicura. «No, mi spiace: la proposta della Meloni non ha senso. Il tavolo per ragionare c’è già: è il Parlamento. Sarebbe inutile una sfilata a Palazzo Chigi».
(…)
Che ora è? Alle 16, riparte il giro alla Camera.
A Montecitorio, la Meloni va più di pancia, d’istinto. Polemizza con Conte. Sulle bombe Usa accusa Pd e 5 Stelle di strabismo. (Schlein: «Posi la clava!»). Poi il centrosinistra si spacca sulle risoluzioni (non è una notizia). Altro?
giorgia meloni alla camera foto lapresse
matteo renzi al senato
(…)
TUTTE LE DOMANDE SUL CASO CONTE-PIANTEDOSI – PERCHÉ CLAUDIA CONTE, CHE SOSTIENE DI ESSERE UNA…
DAGOREPORT - GRRRRR! LA ZAMPATA DI PAPA LEONE: IN SOFFITTA L’ERA BERGOGLIO, PIENI POTERI A PAROLIN -…
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FLASH! – L’INCAZZATURA DI MELONI CON ROBERTO CINGOLANI? FOLLOW THE MONEY! L’IRRITAZIONE DELLA…
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