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RENZI SPARA SILURI AD ALTEZZA RANUCCI E TRAVAGLIO –NEL SUO NUOVO LIBRO “QUANDO C’ERA LEI”, MATTEONZO SI TOGLIE I MACIGNI DALLE SCARPE PER IL CASO DEL SUO INCONTRO DEL 2020 CON LO SPIONE MARCO MANCINI, TIRATO FUORI DA “REPORT”: “A DIFFERENZA DI RANUCCI NON FREQUENTO AMICI CHE METTONO LE BOMBE SOTTO CASA. PER AVER INCONTRATO IN PUBBLICO UN DIRIGENTE DELL’INTELLIGENCE SONO STATO MASSACRATO DA ‘REPORT’ PER ANNI. ED EFFETTIVAMENTE FERMARSI ALL’AUTOGRILL CON UN DIPENDENTE DI PALAZZO CHIGI SEMBRA AGLI OCCHI DI ‘REPORT’ PIÙ SOSPETTO CHE ACCOMPAGNARSI IN MODO CONTINUATIVO A PRANZO E A CENA CON IMPRENDITORI POI DIVENTATI BOMBAROLI REI CONFESSI DALLA FEDINA PENALE TUTT’ALTRO CHE IMMACOLATA” – LA STAFFILATA AL DIRETTORE DEL “FATTO QUOTIDIANO”: “QUALCHE GIORNALISTA SOGNA DI COMANDARE IL PAESE DALLA SCRIVANIA DEL PROPRIO UFFICIO O DALLE COMPARSATE BEN PAGATE IN QUALCHE TALK SHOW TELEVISIVO. NON SONO TRAVAGLIO, NON SONO RANUCCI. E SONO MOLTO CONTENTO DI NON ESSERLO…”

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Estratto dal libro “Quando c’era lei” di Matteo Renzi, in uscita martedì 29 settembre edito da Solferino

 

matteo renzi - quando c'era lei - solferino editore

Nel 2027 si andrà al voto in Francia, Spagna, Grecia, Polonia, Italia. Da Roma può arrivare un messaggio forte e chiaro sia alle cancellerie europee che alla sonnolenta Bruxelles per voltare finalmente pagina.

 

L’unità della coalizione è valore fondamentale per raggiungere questo risultato. E anche per questo sopporto con la pazienza di Giobbe le residue, e sempre più flebili, polemiche sul nostro ruolo nella coalizione.

 

La matematica ha una logica stringente. Quando hanno messo il veto contro di noi, hanno perso. Quando hanno accolto i nostri voti, abbiamo vinto. Le elezioni regionali in Liguria e in Basilicata sono lì a dimostrarlo.

 

In questi anni, peraltro, siamo stati i più efficaci a fare campagna in Parlamento e non è un caso che contro di me siano rimasti solo i combattenti e reduci della guerra mediatica che mi è stata mossa da quelli come Marco Travaglio o Sigfrido Ranucci. A differenza di Travaglio non sono un pregiudicato, non ho condanne penali, e non sono giustizialista. E proprio per questo sto benissimo con me stesso: preferisco vivere di sogni che di ossessioni.

 

marco mancini e matteo renzi

A differenza di Ranucci non frequento amici che mettono le bombe sotto casa: per aver incontrato in pubblico un dirigente dell’intelligence (in pubblico, si badi bene!) sono stato massacrato da Report per anni. Ed effettivamente fermarsi all’autogrill con un dipendente di Palazzo Chigi sembra agli occhi di Report più sospetto che accompagnarsi in modo continuativo a pranzo e a cena con imprenditori poi diventati bombaroli rei confessi dalla fedina penale tutt’altro che immacolata.

 

Ma si sa: sono i due pesi e le due misure tipici di una piccola parte della sinistra che fa del moralismo la propria stella polare. E qualche giornalista sogna di comandare il Paese dalla scrivania del proprio ufficio o dalle comparsate ben pagate in qualche talk show televisivo. Non sono Travaglio, non sono Ranucci. E sono molto contento di non esserlo.

 

LUCA SOMMI - SIGFRIDO RANUCCI - ANDREA SCANZI - MARCO TRAVAGLIO

Evito di approfondire ulteriormente la questione che mi vede coinvolto con Report, auspicando soltanto che quando verrà fuori la verità sull’incredibile vicenda dell’Autogrill ci sia ancora qualcuno disposto o interessato ad ascoltarla.

 

Mi limito alle previsioni del direttore del «Fatto Quotidiano» perché mi fa quasi sorridere che Marco Travaglio si erga a profeta. Lo ricordo prevedere con assoluta certezza che Putin non avrebbe mai attaccato l’Ucraina esattamente il giorno prima dell’invasione. E non dimentico la saccenteria con cui ironizzava sul mio lavoro a sostegno della candidatura di Draghi a Palazzo Chigi, dicendo che l’ex governatore della Bce non avrebbe mai guidato il Governo italiano esattamente un mese prima dello scambio della campanella con Giuseppe Conte.

 

Ho ovviamente memorizzato tutte le frasi contro di me, contro la mia famiglia, contro i miei amici, contro il mio partito sulle vicende in cui noi siamo stati oggetto di indagine e poi assolti, avendo noi la fedina penale immacolata a differenza dello stesso Travaglio, talmente spregiudicato da coinvolgere persino il Quirinale in un’assurda polemica sulla grazia a Nicole Minetti, con un presunto scoop smentito dai magistrati della Procura Generale di Milano.

 

sigfrido ranucci e valter lavitola

Vedremo come andrà la causa che Giuseppe Cipriani ha dichiarato che intenterà nei confronti di Marco Travaglio ma la cosa più incredibile è che ormai sono i magistrati – non Italia Viva – a smentire «Il Fatto».

 

E sembra un paradossale contrappasso berlusconiano che sia un’altra vecchia conoscenza del Cavaliere, il faccendiere Lavitola, ad aver pesantemente inguaiato Ranucci. La maledizione di Arcore sembra colpire i Travaglio e i Ranucci anche dopo che Berlusconi è passato a miglior vita.

Sono i Travaglio e i Ranucci, e ormai solo loro, a cercare invano di togliere ogni margine di iniziativa politica a Italia Viva - Casa Riformista.

 

matteo renzi 1

Non sono più i partiti politici a mettere il veto ma qualche giornalista che immagina di guidare da remoto i movimenti del centrosinistra. E tutto sommato è comprensibile: io sono garantista, non ho bisogno di posti, faccio politica sulla base delle mie idee, non sono ricattabile. «Ognuno vada dove vuole andare, ognuno invecchi come gli pare, ma non raccontare a me che cos’è la libertà».

 

È una delle mie strofe preferite che sento e risento da anni. E che caratterizzano in modo perfetto questa stagione della mia vita. Ognuno vada dove vuole andare, ognuno invecchi come gli pare, ma io non prendo lezioni di libertà da nessuno, nemmeno da certi giornalisti. Soprattutto da certi giornalisti. E in questa estate del 2026 mi trovo a finire il libro proprio nelle ore in cui ci lascia l’autore di quelle strofe, Francesco Guccini, «burattinaio di parole».

valter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiarovalter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaromarco travaglio sigfrido ranucci