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“LA FORMULETTA ‘SENZA SE E SENZA MA’ È DIVENTATA UN TIC LINGUISTICO, UNA SPECIE DI SERRANDA O DI LUCCHETTO CHE CHIUDE LA BOCCA ALL’INTERLOCUTORE. SAREBBE ORA DI BANDIRLA” – RICCARDO CHIABERGE: “LA USANO SIA IGNAZIO LA RUSSA CHE YOUSSEF SIHER. MA NON SI PUÒ PRETENDERE DI ELIMINARE TUTTI I SE E TUTTI I MA DAI NOSTRI DISCORSI. PERCHÉ IL SE E IL MA SONO COMPONENTI INELIMINABILI DI OGNI RAGIONAMENTO SENSATO, E FANNO DA CONTRAPPESO ALLE CERTEZZE DOGMATICHE E TOTALITARIE. SONO IL SALE E IL PEPE DELLA CIVILTÀ DEMOCRATICA E LIBERALE. AIUTANO A PENSARE. NON CREDO CI SIANO GRANDI 'MENTI' DIETRO ALLA GUERRIGLIA DI PIAZZA. PURTROPPO, CON POCHE ECCEZIONI, NEMMENO NEI PALAZZI DELLA POLITICA. SOLO 'MENTINE': SENZA SE, SENZA MA, SENZA PERÒ. E SENZA IDEE…”

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Riccardo Chiaberge per Dagospia

 

RICCARDO CHIABERGE

SENZA SE E SENZA MA

Dopo i fattacci di piazza del Duomo, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha dato una bella strigliata alla “sinistra”: «La violenza – ha detto – va condannata senza però». Senza se e senza ma. Curiosamente, anche Youssef Siher, che di quei fattacci è accusato di essere la “mente”, ha usato la stessa espressione in uno dei suoi articoli: «Pochi in Occidente riuscivano a concepire – senza se e senza ma – l’Operazione Diluvio al-Aqsa (il pogrom di Hamas del 7 ottobre 2023) per quello che era: un atto rivoluzionario di decolonizzazione».

 

Il “senzismo”, come si vede, è trasversale. Basta un se o un ma per farti passare dalla parte dei violenti, o dei traditori della causa, a seconda. L’umanità ormai si divide in “con” e “senza”, come nelle gare di canottaggio.

 

IGNAZIO LA RUSSA - 2

La formuletta «senza se e senza ma» è diventata un tic linguistico, una specie di serranda o di lucchetto che chiude la bocca all’interlocutore. Sarebbe ora di bandirla. Si può chiedere una pietanza senza grassi, una pasta senza glutine, uno yogurt senza zuccheri aggiunti, una merendina senza olio di palma.

 

Ma non si può pretendere di eliminare tutti i se e tutti i ma dai nostri discorsi. Perché il se e il ma (o il però, o il tuttavia) sono componenti ineliminabili di ogni ragionamento sensato, e fanno da contrappeso alle certezze dogmatiche e totalitarie. In grammatica si chiamano congiunzioni, ma sono il sale e il pepe della civiltà democratica e liberale. Aiutano a pensare.

 

youssef siher

Ho appena finito di leggere un godibilissimo (e attualissimo) giallo storico di Alberto Garlini, ambientato nell’Italia del 1945, “Credere tradire combattere”, editore Marsilio. Racconta le avventure tragicomiche di un manipolo di sbandati della Repubblica di Salò che non si rassegnano alla disfatta, e per vendicare l’onore perduto ammazzano, spargono notizie false, e tentano perfino di organizzare un goffo colpo di stato.

 

Atmosfera neorealista, tipo “Sciuscià” o “Roma città aperta”, condita da sapienti dosi di ironia. A un certo punto Garlini scrive: «Il sacro rito di morte era iniziato e Milo non doveva permettersi nessuna esitazione…Era sempre così prima dell’azione: o si agiva senza pensare e tutto filava liscio, o si pensava e si insinuavano i dubbi. Per questo motivo il vero fascista non pensa, agisce. E solo dopo aver agito, se proprio necessario, pensa. Ma poco e distrattamente. E mai sul serio». Prima il manganello, o l’olio di ricino, poi il cervello (ammesso di esserne provvisti).

 

Alberto Garlini - Credere tradire combattere

È così anche oggi, nell’era del “fascismo fluido”. Prima si spaccano le vetrine, poi si pensa. Prima si fa un post su Instagram o un video su Tik Tok, poi (magari) si capisce il significato. Prima si fa l’ennesimo decreto sicurezza, poi si vede l’effetto che fa (e per fortuna che c’è Mattarella coi suoi se e coi suoi ma). Non credo ci siano grandi “menti” dietro alla guerriglia di piazza. Purtroppo, con poche eccezioni, nemmeno nei palazzi della politica. Solo “mentine”: senza se, senza ma, senza però. E senza idee.