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“L’OBIETTIVO PRINCIPALE DI ISRAELE SEMBRA ESSERE QUELLO DI CHIUDERE I CONTI CON LA REPUBBLICA ISLAMICA” – DANIELE RUVINETTI, ANALISTA DELLA FONDAZIONE MED-OR: “E’ UN MOMENTO DI DEBOLEZZA DI TEHERAN A CAUSA DELL’INDEBOLIMENTO DEI SUOI PROXY REGIONALI COME HEZBOLLAH, HAMAS E IN PARTE GLI HOUTHI - ISRAELE CON L’APPOGGIO DEGLI STATI UNITI, MIRA A RIDISEGNARE GLI EQUILIBRI DI POTERE IN MEDIO ORIENTE, CON LA NORMALIZZAZIONE DEI RAPPORTI CON DIVERSI PAESI ARABI NELL’AMBITO DEGLI ACCORDI DI ABRAMO – IL DIRITTO INTERNAZIONALE? IL MULTILATERALISMO SI STA SPEGNENDO. SIAMO IN UNA FASE DIVERSA, QUANDO CAMBIANO LE REGOLE NON POSSIAMO CONTINUARE A GIOCARE CON LE REGOLE VECCHIE…”

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Estratto dell’articolo di Flaminia Camilletti per “la Verità”

 

DANIELE RUVINETTI

Daniele Ruvinetti, esperto in geopolitica e senior advisor della fondazione Med-Or, l’attacco in Iran era previsto, ma l’Italia non è stata avvertita.

«La portata storica dell’operazione suggerisce una lunga fase di preparazione, confermata anche da indiscrezioni sul lavoro di intelligence, secondo cui la Cia avrebbe monitorato da mesi i vertici iraniani in coordinamento con il Mossad. […]».

 

Quanto durerà?

«È difficile immaginare una campagna breve. Secondo alcune valutazioni potrebbe durare almeno quattro o cinque settimane, ma molto dipenderà dagli obiettivi politici e militari reali. Se l’obiettivo è un cambio di regime, questo risulta estremamente complesso da ottenere solo con una campagna aerea […]».

 

Qual è l’obiettivo di Israele? Circondarsi di Stati amici?

BENJAMIN NETANYAHU DONALD TRUMP

«L’obiettivo principale sembra essere quello di chiudere definitivamente i conti con la Repubblica islamica in un momento percepito come di particolare debolezza per Teheran, anche a causa dell’indebolimento dei suoi proxy regionali come Hezbollah, Hamas e in parte gli Houthi. Indebolimento prodotto dalla campagna israeliana dopo l’attacco subito il 7 ottobre 2023. In un quadro più ampio, Israele con l’appoggio degli Stati Uniti, mira a ridisegnare gli equilibri di potere in Medio Oriente, favorendo una nuova architettura regionale che includa la normalizzazione dei rapporti con diversi Paesi arabi nell’ambito degli Accordi di Abramo».

benjamin netanyahu donald trump mar a lago 2

 

Secondo lei esistono anche obiettivi di espansione territoriale? Esiste nella mente di Netanyahu la mappa di una Israele che noi non vediamo?

«[…] l’operazione viene interpretata come un tentativo di rafforzare la posizione di Israele come potenza dominante nella regione e di ridefinire l’architettura politica e di sicurezza mediorientale».

 

La morte di Khamenei basterà a far cadere il regime?

«[…] L’Iran dispone di una struttura di potere estremamente consolidata, e resiliente, che non dipende da una sola figura […] esiste il potere fattuale dei Pasdaran, molto forte sia sul piano militare sia su quello economico. Anche nel caso dell’eliminazione della Guida suprema, dunque, il sistema potrebbe riorganizzarsi rapidamente […]».

 

In questo scenario qual è il ruolo dell’Europa?

IRAN - ARSENALE DI TEHERAN

«Il ruolo europeo appare marginale sul piano militare e strategico, dominato dagli attori regionali e dagli Usa. L’Europa può però svolgere una funzione diplomatica […]».

 

[…] Un altro argomento sbandierato nelle ultime ore è quello della violazione del diritto internazionale. Ha ancora senso parlarne?

«Il multilateralismo si sta spegnendo e con lui anche gli enti basati su di esso. Organismi come l’Onu, come altri organismi che dovrebbero far rispettare il diritto internazionale ormai sono costantemente violati. Siamo in una fase completamente diversa, quando cambiano le regole non possiamo continuare a giocare con le regole vecchie […]».

 

Quindi chi in Italia oggi parla di diritto violato deve un po’ aggiornarsi?

«Tutti vorremmo che le crisi si risolvessero solo a livello diplomatico, ma bisogna adattarsi ad un mondo che sta cambiando e che non sarà più come quello di prima. Occorre essere più realisti, a volte pragmatici: l’Onu non sempre è, ed è stato, in grado di affrontare in termini risolutivi le crisi. […]».

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