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Alessandro Sallusti per "il Giornale"
Reduce dalla sbornia obamiana, Matteo Renzi è tornato sulla terra tra noi comuni mortali. Qui non ci sono picchetti d'onore e bandiere, strette di mano e sorrisi, ma problemi e casini. Nel mondo reale le favole raccontate ad Obama perdono fascino ed efficacia. Secondo il Sole24Ore in edicola ieri è a rischio pure l'aumento di 80 euro nella busta paga di maggio per dieci milioni di lavoratori.
Se il governo non si spiccia- questione di dieci giorni - le aziende non farebbero tecnicamente più in tempo a modificare i parametri delle buste paga. E questo senza contare che ancora non sono chiare le coperture (10 miliardi) che è indispensabile esibire per varare un decreto legge.
Aspettiamo fiduciosi e non gufiamo. I soldi non hanno colore politico e sono sempre benedetti. Certo che se la scadenza di maggio per i lavoratori è uguale a quella di febbraio per la riforma elettorale, stiamo freschi. Ricordate? Giuro - disse il premier - che entro il 28 febbraio l'Italicum sarà legge.
Ora, non solo siamo ad aprile, ma ieri abbiamo scoperto che non se ne farà nulla almeno fino a luglio, ma più probabilmente mai, o quantomeno chissà quando. Ieri infatti Renzi ha annunciato che il voto al Senato (la Camera ha già detto sì) sulla riforma elettorale slitta a dopo quello che lo stesso Senato dovrebbe dare sulla sua abolizione. Minimo ci vorranno tre mesi, ma è chiaro a tutti che non esisterà mai una maggioranza di senatori disposta a suicidarsi. Quindi niente abolizione del Senato e niente nuova legge elettorale.
Probabilmente Renzi prende tempo con questi tecnicismi procedurali per vedere che cosa succede alle elezioni europee. Lui, che nell'urna non si è mai contato, evidentemente si sente certo di ottenere un risultato talmente buono da renderlo più forte dopo nelle trattative sulle riforme (anche all'interno del suo partito). Ed aspetta di vedere se i suoi piccoli alleati (Alfano in testa) supereranno la soglia minima (4 per cento) per entrare in Parlamento. Perché se non dovessero farcela la musica cambierebbe e non di poco. E a quel punto anche lo spartito della nuova legge elettorale potrebbe essere ritoccato a suo vantaggio senza tanti intralci.
Resta il fatto che di pagare i debiti dello Stato alle aziende ancora non se ne parla, che di tagli alla spesa (veri) non se ne faranno per ordine di Napolitano, che gli stipendi ai manager pubblici saranno abbassati ma solo per i piccoli e per il futuro.In compenso abbiamo venduto all'asta un pugno di scassate auto blu. A salire non è il Pil ma l'inquinamento.
Alessandro Sallusti
MATTEO RENZI E BARACK OBAMA FOTO LAPRESSE
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