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ALLE 15 INIZIA LO SPOGLIO CHE CONSEGNERA' IL RISULTATO DEL PRIMO TURNO DELLE AMMINISTRATIVE IN OLTRE 660 COMUNI, TRA CUI 18 CAPOLUOGHI DI PROVINCIA - PER IL CENTRODESTRA SI PROFILA UNA NUOVA BATOSTA DOPO QUELLA INCASSATA AL REFERENDUM - GIORGIA MELONI S'E' BEN GUARDATA DAL METTERCI LA FACCIA O SPENDERSI PER I SUOI CANDIDATI SINDACO: E' CERTA DI UNA DISFATTA NEI COMUNI "PESANTI" COME VENEZIA, SALERNO, PRATO (POTREBBE INVECE VINCERE A REGGIO CALABRIA E GIOCARSELA AD AREZZO E PISTOIA) - SALVINI SCALPITA ED EVOCA ELEZIONI ANTICIPATE: I SONDAGGI LO DANNO IN CALO, VANNACCI GLI STA SVUOTANDO IL PARTITO, L'ITALIA HA LE CASSE VUOTE (SIAMO PRIMI IN EUROPA PER DEBITO PUBBLICO, ULTIMI PER CRESCITA) - LA DUCETTA PROVA A SALVARE LA POLTRONA RITOCCANDO LA LEGGE ELETTORALE – PD E M5S: “MAI UN TAVOLO CON LA LA PREMIER” - S’AVANZA "IL PARTITO DEL PAREGGIO", GUIDATO DA MARINA BERLUSCONI CHE VUOLE ESSERE AGO DELLA BILANCIA E IMPEDIRE ALLA MELONI DI PRENDERSI IL QUIRINALE - “LA STAMPA”: “IL CENTRODESTRA HA ESAURITO LA SUA SPINTA PROPULSIVA, AL PUNTO CHE SI SENTE MINACCIATO FINANCO DA VANNACCI. IL CAMPO LARGO È INCAPACE DI UNO SCATTO, CHE TRASMETTA IL MESSAGGIO ''SIAMO PRONTI"...
Alessandro De Angelis per la Stampa - Estratti
matteo salvini e giorgia meloni - presentazione piano casa - foto lapresse
Ma siete così sicuri che il responso odierno delle urne, e quello dopo il ballottaggio tra quindici giorni, saranno così irrilevanti? Attenzione al popolo, quando si pronuncia. Pur sempre sei milioni di cittadini e qualche test interessante, tra cui Venezia.
Forse non è un caso che l'appuntamento sia stato preceduto da un paio di dichiarazioni nient'affatto banali. Una è quella di Matteo Salvini che – voce dal sen fuggita poi ritrattata – per la prima volta ha evocato il voto anticipato. Indicativa di un clima. L'altra, proprio alla vigilia del voto, quella del ministro Luca Ciriani: si accelera sulla legge elettorale, portandola quanto prima in Aula.
INFORMATIVA - GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - ANTONIO TAJANI E MATTEO SALVINI
Dunque: si vota, il leader leghista è già molto inquieto (vedremo oggi dai risultati se lo sarà di più), Giorgia Meloni, che il clima lo conosce anche lei, punta tutto sulla sua ultima carta, in mancanza d'altre, tra riforme affossate, casse vuote e Paese fermo, primo in Europa per debito pubblico, ultimo per crescita, secondo le stime della Commissione europea. La carta è la leadership, perché oltre a premioni o premietti di maggioranza, nella riforma elettorale è prevista l'indicazione del premier.
(...)
Per il dopo, la paura riguarda l'ossessione del famoso "pareggio" e bye bye palazzo Chigi. Non impossibile con la legge attuale, ma nemmeno certo. Per pareggio si intende: numeri ballerini al Senato, perché nell'altro ramo del Parlamento non c'è problema. Ecco, la forzatura di oggi traccia un sentiero che di quella leadership mira a salvaguardare la tenuta ma anche un racconto, molto meloniano: "Con me o contro di me fino alla fine", "se vinco, bene, sennò no a inciuci". Anche in caso di voto col sistema attuale lascia intendere una indisponibilità del primo partito a governi fuori dall'attuale perimetro.
Piuttosto il voto.
governo come la famiglia addams
E così la partita che terrà impegnato il Parlamento di qui alla pausa estiva vedrà in azione tre partiti. Quello della "governabilità contro gli inciuci", guidato dalla premier.
Quello del "mai un tavolo con la Meloni" delle opposizioni: potrebbe convenire loro un sistema, sia pur migliorato rispetto alla proposta, che favorisca la governabilità post voto, ma fanno prevalere le esigenze propagandistiche di una campagna elettorale già in atto.
E il famoso "il partito del pareggio" che mira alla conservazione della legge esistente: non dichiarato, trasversale nei due schieramenti e nell'establishment nazionale, tifa l'ingovernabilità per riproporre, non pago dell'ultimo quindicennio, le solite alchimie di Palazzo.
Pensare che il popolo voti Meloni o Schlein per poi ritrovarsi un "mister x" a capo di non si sa quale accrocco significa scindere sovranità popolare e governo. E la sovranità, prima o poi, si vendica in forma rabbiosa. Un disastro per l'Italia che però eccita quanti ravvisano nel "pareggio" il contesto perfetto per la partita sul Quirinale. Nessuno sarebbe in grado di forzare su nomi più di parte come potrebbe, sulla carta, in caso di maggioranza cementata da un premio.
GIUSEPPE CONTE ELLY SCHLEIN CORTEO A PALERMO
Domanda: e se questo benedetto pareggio, che turba sonni ed eccita calcoli e ambizioni, fosse solo una di quelle elucubrazioni del Palazzo su cui si registra la sfasatura col Paese reale e un deficit di politica?
Un campo ha esaurito la sua spinta propulsiva, al punto che si sente minacciato financo dal generale Vannacci. L'altro è ancora incapace di uno scatto, che trasmetta il messaggio "siamo pronti".
L'esperienza insegna che, alla fine, il punto è sempre politico. Quando Berlusconi impose il Porcellum, dopo cinque anni di governo e svariate elezioni amministrative perse, alle politiche vinsero gli altri. Che più o meno erano pronti. Fu uno spot al contrario.
conte schlein
pier silvio marina berlusconi
ADOLFO URSO MATTEO SALVINI GIORGIA MELONI
marina berlusconi tajani
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