roberto vannacci matteo salvini putin

“SALVINI DOVREBBE SOLO INVENTARSI UN’USCITA DI SCENA ACCETTABILE” – RONCONE, DOPO AVER MESSO IN FILA LE "IGNOBILI SBANDATE" (“CEDO DUE MATTARELLA IN CAMBIO DI MEZZO PUTIN”), LE "PROVOCAZIONI" (IL PREMIO NOBEL PER LA PACE A TRUMP) E LE "PENOSE MUSATE" (PONTE SULLO STRETTO) DEL SEGRETARIO DELLA LEGA, ARTIGLIA: “HA MESSO LA SUA CREDIBILITÀ NEL FRULLATORE. E A PONTIDA C’È IL RISCHIO WATERLOO. IL PROBLEMA DEL SEGRETARIO DELLA LEGA NON È TANTO IL TRABALLANTE 5% DEI SONDAGGI. I LEADER DEL PARTITO GLI RIMPROVERANO LA PERDITA DI AUTOREVOLEZZA, DAL PAPEETE ALL’ARRUOLAMENTO DEL GENERALE CHE LO HA ABBANDONATO - "ARROGANZA, SUPPONENZA, MIOPIA POLITICA. PIÙ IL SIMBOLO: LEGA PER SALVINI PREMIER. PERCHÉ S’ERA PURE MESSO IN TESTA DI FARE IL PREMIER…”

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Fabrizio Roncone per corriere.it - Estratti

Cosa gli puoi più dire a Matteo Salvini? Come ha scritto il magnifico Giuliano Ferrara sul Foglio, siamo ormai un po’ tutti stufi di parlarne male. Forse dovrebbe solo inventarsi un’uscita di scena accettabile, anche per recuperare un filo di stile, per darsi un contegno, dopo una drammatica sequenza di ignobili sbandate

Roberto Vannacci Matteo Salvini

 

(«Cedo due Mattarella in cambio di mezzo Putin», blaterò con la faccia del criminale russo stampata sulla maglietta), sciocche provocazioni (chiese che a Trump fosse assegnato il Premio Nobel per la pace), penose musate (abbiamo notizie del Ponte sullo Stretto?).

 

Solo che adesso, a vista, c’è l’appuntamento del prossimo 20 settembre, sul prato di Pontida: un luogo sacro, dove il leghismo si autocelebrò tra ampolle e bizzarri riti celtici, rutti e becero celodurismo, in una rappresentazione grottesca ma di clamorosa potenza mediatica, che servì a Umberto Bossi – meraviglioso visionario che sapeva essere entusiasmante e spregiudicato, ostinato e vincente – per guidare un partito nuovo e di popolo, con un progetto federalista, con solide fondamenta antifasciste.

ATTILIO FONTANA - MATTEO SALVINI

 

Ogni anno saliva su quel palco e da lassù spiegava, tuonava, caricava. Ogni paragone tra il Senatur e Salvini è impietoso. Però appare evidente che ci siano tutte le condizioni perché quella distesa d’erba diventi per Salvini, tra pochi giorni, la sua personale Waterloo. Il problema, guardate, non è nemmeno il traballante 5% a cui è aggrappato il Carroccio nei sondaggi. Il guaio di Salvini è che ha messo nel frullatore la credibilità, l’autorevolezza. Glielo rimproverano tutti i grandi esponenti leghisti: i governatori Fontana, Zaia, Fedriga, Fugatti, e glielo ripete pure uno fortissimo come il capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo.

 

MATTEO SALVINI AL MEETING DI CL A RIMINI

Quanti errori. Due, però, quelli fatali. Il primo al Papeete Beach (...) L’altro, decisivo, nella primavera di due anni fa: quando arruola un generale che, oscillando tra omofobia e razzismo, si fa eleggere a Strasburgo e subito se ne va fondando un partito tutto suo. Arroganza, supponenza, miopia politica. Più il simbolo: Lega per Salvini premier. Perché s’era pure messo in testa di fare il premier.

Matteo Salvini - cantiere Rfi del nodo ferroviario Pigneto - foto lapresseMatteo Salvini - cantiere Rfi del nodo ferroviario Pigneto - foto lapresseroberto vannacci matteo salvini massimiliano simoni Matteo Salvini - cantiere Rfi del nodo ferroviario Pigneto - foto lapresseFUTURO NAZIONALE SUPERA LA LEGAATTILIO FONTANA - MATTEO SALVINI