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SALVINI È LA SOLITA SPINA NEL FIANCO PER GIORGIA – TRUMP HA SOSPESO LE SANZIONI SUL PETROLIO? ALLORA FACCIAMOLO ANCHE NOI! CON QUESTO RAGIONAMENTO IL LEADER LEGHISTA HA FATTO INCAZZARE TAJANI E SFIDATO MELONI, METTENDO SUL TAVOLO LA MOSSA DELL’“AMICO” DONALD: “NON SONO IN SCIA A PUTIN, MA AGLI STATI UNITI D'AMERICA” – PECCATO CHE RIFORNIRCI DI PETROLIO E GAS RUSSI VORREBBE DIRE RIMPINGUARE LE CASSE DI MOSCA E QUINDI AIUTARE “MAD VLAD” NELLA SUA GUERRA IN UCRAINA. UNA POSIZIONE CHE SI SCONTRA CON IL SOSTEGNO ITALIANO ALL’UCRAINA E CON GLI AIUTI, ANCHE IN ARMI, RICONFERMATI DAL GOVERNO – SULLA STESSA LINEA DI SALVINI C’È QUEL FIGLIO DI PUTIN DI ORBAN, CHE CHIEDE ALL’UE DI RIAPRIRE I RUBINETTI RUSSI – SORGI: “DI FATTO SALVINI SI SMARCA DALLA POSIZIONE ASSUNTA VENERDÌ DAL CONSIGLIO SUPREMO DI DIFESA PRESIEDUTO DA MATTARELLA…”
IL PETROLIO RUSSO SPACCA IL GOVERNO
Estratto dell’articolo di Luca Monticelli per “La Stampa”
L'ennesimo scontro nel centrodestra tra Matteo Salvini e Antonio Tajani si consuma sul costo dei carburanti e dell'energia. Con il blocco dello Stretto di Hormuz a causa della guerra con l'Iran, e il conseguente rialzo dei prezzi di petrolio e gas liquefatto, il governo si divide sull'acquisto del petrolio russo.
«Gli Stati Uniti hanno allentato le sanzioni nei confronti del petrolio che arriva dalla Russia: hanno fatto una scelta pragmatica e io ritengo che l'Italia e l'Europa la debbano prendere in considerazione», dice Matteo Salvini, che respinge le accuse di sostenere le posizioni di Mosca: «Non si tratta di essere pro-Putin o anti Putin, secondo me Trump ha fatto bene».
Opposta la linea dell'altro vicepremier Antonio Tajani: «Le sanzioni vanno assolutamente mantenute. L'Italia è stata tra i Paesi promotori per spingere Mosca ad arrivare a un cessate il fuoco. Vogliamo che la guerra all'Ucraina finisca il prima possibile».
Salvini che chiama in causa Trump: «Non sono in scia a Putin, ma agli Stati Uniti d'America alla guida della Nato. Poi siamo in un governo con altri partiti: io ho avanzato il mio parere, altri diranno la loro».
Per il segretario del Carroccio è l'Italia che «ci sta rimettendo e pagando di più, poi uno può dire chi se ne frega, andiamo avanti così, io dico che è sbagliato». E critica le scelte dell'Europa per aiutare l'Ucraina: «Da quattro anni a questa parte sento dire che le sanzioni contro Putin lo avrebbero messo in ginocchio nell'arco di poche settimane».
ANTONIO TAJANI - MATTEO SALVINI
Tajani non vuole controbattere – «rispetto tutte le idee», afferma – ma poi lancia una stilettata a Salvini: «Al momento le difficoltà sono quelle della Federazione russa che non riesce a conquistare neanche una parte importante dell'Ucraina: dovrebbe far riflettere anche il Cremlino perché al di là della propaganda sta andando malissimo».
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Intanto, c'è il pericolo che le temperature attese in calo possano far esplodere nuovamente il prezzo del gas. Secondo gli analisti, il ribasso delle temperature nell'Europa Centro-Occidentale potrebbe intensificare la richiesta di riscaldamento a fine stagione, spingendo i prezzi al rialzo nel caso in cui ci fosse una minor produzione di rinnovabili. Con il perdurare dell'incertezza geopolitica, il mercato si è comunque preso venerdì una pausa di riflessione e il gas ha ceduto l'1,48% a 50,12 euro al MWh ad Amsterdam, dove aveva raggiunto un picco di 64 euro lo scorso 9 marzo, valore che non toccava dal 2022.
SULLA RUSSIA LA LINEA ORBAN FA PROSELITI
Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “La Stampa”
MATTEO SALVINI E VLADIMIR PUTIN
Apparentemente è un tentar di inserirsi nel dibattito sulla piega drammatica che sta prendendo la guerra Israele-Usa-Iran. Di fatto è Salvini che si smarca dalla posizione assunta venerdì dal Consiglio Supremo di Difesa presieduto dal Capo dello Stato e con la partecipazione di Meloni e dei ministri Tajani (Esteri), Crosetto (Difesa), Piantedosi (Interno), Giorgetti (Economia), Urso (Imprese).
Il documento finale uscito dal vertice al Quirinale ha accolto la posizione espressa mercoledì dalla premier in Parlamento, secondo la quale la maggior responsabilità di quanto sta accadendo è di Putin, per la sua invasione dell'Ucraina che ha dato il via a una rottura degli equilibri multilaterali dando il via ad interventi non concordati e in un certo senso all'affermazione della legge del più forte.
Ma ha aggiunto una chiara presa di distanze (che Meloni invece aveva evitato) dall'iniziativa presa da Trump e Netanyahu con l'attacco a Teheran.
Ora che Trump a sorpresa chiede la sospensione delle sanzioni a Putin legate alla guerra in Ucraina, in modo da consentire la ripresa della circolazione di petrolio e gas russi, Salvini subito si schiera con quella che definisce «una posizione pragmatica», anche se si scontra con la solidarietà italiana con Zelensky e con gli aiuti, anche in armi, riconfermati dal governo recentemente in Parlamento.
viktor orban e matteo salvini al ministero dei trasporti
Non a caso è Tajani, pari grado di Salvini come vicepremier, a riportare le cose al posto giusto ricordando che l'Italia ha condiviso la posizione europea sulle sanzioni contro la Russia e rinunciarci adesso non è all'ordine del giorno.
Perché si tratterebbe, con la riapertura dei mercati energetici per Putin, di rifornirlo di nuove risorse economiche che potrebbe subito impiegare nella guerra contro Kiev. Proprio ciò che l'Italia, aderendo alle sanzioni, ha cercato di evitare fin dall'inizio dell'invasione russa del territorio ucraino, ormai oltre quattro anni fa.
La posizione assunta da Salvini, subito riecheggiata in una dichiarazione del premier ungherese Orbán, contrario anche lui al mantenimento delle sanzioni contro Mosca e non nuovo al fiancheggiamento di Putin, preannuncia nuove difficoltà al vertice europeo della prossima settimana, convocato prima dell'attacco all'Iran, ma adesso investito in pieno dalle conseguenze del nuovo conflitto.
DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - MEME BY EDOARDO BARALDI
PUTIN GAZPROM
MATTEO salvini E VLADIMIR putin
giorgia meloni donald trump
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