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CHI SARÀ IL LEADER DEL CAMPO LARGO? LA SFIDA SCHLEIN-CONTE RISCHIA DI RICONSEGNARE IL PAESE ALLA MELONI - "REPUBBLICA": "NESSUNO DEI DUE PUÒ GARANTIRE CHE ALLE ELEZIONI POLITICHE FAREBBE IL PIENO DEI VOTI DELLA COALIZIONE (SCHLEIN PERDEREBBE CONSENSI SUL LATO M5S, CONTE NE PERDEREBBE SUL LATO PD, IN PIÙ NESSUNO DEI DUE SEMBRA AVERE CAPACITÀ ESPANSIVE FUORI DAGLI ATTUALI CONFINI DEL "CAMPO LARGO") - IL DIBATTITO CLANDESTINO SU UN TERZO NOME: DA GUALTIERI A MANFREDI, DA DECARO A SILVIA SALIS CHE È GIÀ PARTITA CON UN INCIAMPO COMUNICATIVO (“SE ME LO CHIEDESSERO, LO PRENDEREI IN CONSIDERAZIONE…” (EH SÌ, UNA EVENTUALE CHIAMATA “LA PRENDEREBBE IN CONSIDERAZIONE”. MA CHI SI CREDE DI ESSERE, LA MERKEL?)
Stefano Menichini per la Repubblica - Estratti
Bisogna mettersi nei panni di Elly Schlein e di Giuseppe Conte. Se sei convinto di avere le idee giuste, la preparazione, la forza politica e un po' anche il diritto acquisito col tuo lavoro per candidarti a guidare il Paese da palazzo Chigi, non è piacevole che il dibattito politico intorno a te sia egemonizzato dal tema "chi mi potrà sostituire?".
Non è piacevole, e in sé non sarebbe neanche giusto perché sia la segretaria del Pd che il presidente del M5S sono stati lineari nel tenere la barra dell'alleanza.
Che non può cancellare le differenze e la competizione, ma non è stata mai messa a rischio né in discussione. Nessun ricatto, nessuna minaccia di rottura, anzi ripetuti messaggi pubblici di amicizia.
Insomma, dovremmo dire: un lavoro ben fatto, visto che ha portato i due partiti a un incontro che, vista la storia e i precedenti, non era affatto scontato. Dopo di che né Schlein né Conte sono sprovveduti, né accecati dall'ambizione, per quanto ne possano dire gli antipatizzanti. Conoscono il dato oggettivo dal quale scaturisce il dibattito sul "terzo nome".
Elly Schlein alessandro Onorato Giuseppe Conte Gaetano Manfredi
Detto in sintesi: proprio in quanto leader di partiti che hanno trascorsi conflittuali, nessuno dei due può garantire che alle elezioni politiche farebbe il pieno dei voti della coalizione, nel caso fosse il candidato premier.
Possiamo essere certi che Schlein perderebbe consensi sul lato M5S (com'è certificato da molte elezioni parziali) e Conte ne perderebbe sul lato Pd (forse di meno in termini percentuali, però in un bacino più grande). In più, ad aggravare il calcolo, nessuno dei due sembra avere capacità espansive fuori dagli attuali confini del cosiddetto "campo largo", tali da compensare le probabili perdite.
Non c'è dunque scandalo né mancanza di rispetto se qualcuno, a voce alta o sussurrando, si chiede come disinnescare una dinamica che consegnerebbe l'Italia di nuovo alle destre.
GIUSEPPE CONTE NICOLA FRATOIANNI ANGELO BONELLI ELLY SCHLEIN
Questo tema riguarda solo in parte le primarie e l'opportunità o meno di convocarle. Perché se anche Schlein e Conte si chiudessero in una stanza e si assegnassero i compiti a tavolino, poi dopo davanti agli elettori il problema si porrebbe egualmente, aggravato dalla scarsa trasparenza della scelta compiuta. Questo, per esempio, è un comprensibile assillo di Conte: dovesse non essere lui il candidato premier, dovrebbe per lo meno aver dimostrato alla base M5S di essersi battuto.
Ogni volta che l'avvocato risulta spigoloso, va ricordato che fa il suo dovere verso la propria comunità e un po' anche verso l'intero centrosinistra.
Né ci si illuda che tutto dipenda dal sistema elettorale, sicché basterebbe affondare in parlamento la riforma Meloni per evitare l'obbligo di legge di indicare preventivamente il candidato premier della coalizione. Se qualcuno sperasse di tornare in questo modo, quindi col sistema vigente, a una situazione nella quale il premier lo fa semplicemente il leader del partito che prende più voti, farebbe correre un grosso rischio alla coalizione.
conte schlein bonelli fratoianni
Con tutta l'antipatia che si può provare verso la personalizzazione della politica, ormai non è immaginabile che in una democrazia avanzata una coalizione possa presentarsi agli elettori senza una leadership riconosciuta, senza una personalità che incarni coerentemente la proposta programmatica e possa ispirare fiducia nella sua realizzazione.
Così fu per il centrodestra del 2022 (quindi con l'attuale sistema elettorale), quando la primazia di Giorgia Meloni era inequivocabile. E così sarà di nuovo per il centrodestra nel 2027, con qualsiasi sistema. Sicché il centrosinistra rischierebbe l'handicap di una campagna elettorale nella quale a una vera candidata per palazzo Chigi si contrapporrebbe forse una, forse l'altro, ma chissà magari anche un terzo.
Già, il terzo. O la terza. Parliamone.
Elly Schlein e Giuseppe Conte2
Non sarà un caso se i nomi più citati come possibili alternative a Schlein-Conte siano sindaci o ex sindaci di grandi città. (...)
La frase che è stata considerata l'unico inciampo comunicativo della sindaca di Genova Silvia Salis vale in realtà per tutti, nonostante escludano di volersi proiettare sulla ribalta nazionale: «Se me lo chiedessero, lo prenderei in considerazione…». Eh sì, una eventuale chiamata «la prenderebbe in considerazione» Roberto Gualtieri a Roma, come anche Gaetano Manfredi a Napoli, la stessa Salis naturalmente, forse anche il presidente della Puglia Antonio Decaro. Chi più, chi meno, tutti hanno quei requisiti citati, con differenze poi fra di loro quanto a esperienza, competenza, novità, reti di sostegno e capacità comunicative.
È una vicenda in divenire, i tempi perché si risolva ci sono. Comunque vada a finire, ci si renderà conto che il fatto che il centrosinistra abbia una riserva di personalità potenzialmente vincenti è un vantaggio, per il presente e in prospettiva futura: non merita di essere svalutato a chiacchiera distruttiva.
Elly Schlein e Giuseppe Conte3
GIUSEPPE CONTE - ELLY SCHLEIN - NICOLA FRATOIANNI ALLA FESTA DEI 125 ANNI DELLA FIOM
schlein conte
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