DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE…
SCHLEIN E CONTE: FATE QUALCOSA, MA SOPRATTUTTO, FATE PRESTO! – MARCELLO SORGI: “DOVREBBERO COMINCIARE A FISSARE QUALCHE DATA SUL CALENDARIO. NON FOSS'ALTRO PERCHÉ LA CAMPAGNA DI MELONI È COMINCIATA DA TEMPO, E L'UNICA COSA CHE POTREBBE GARANTIRE LA VITTORIA ALLA PREMIER SAREBBE UNA ROTTURA TRA ELLY E GIUSEPPE ALLA VIGILIA DELLA PRESENTAZIONE DELLE LISTE. NÉ PIÙ NÉ MENO COME ACCADDE NEL 2022, MALGRADO I DISPERATI SFORZI DI ENRICO LETTA” – “LA CONFUSIONE DELLA LEADER DEL PD NASCE DA UN'INGUARIBILE FIDUCIA IN SÉ STESSA E DALLA CONVINZIONE CHE SE VINCE LA GARA PER LA GUIDA DELLA COALIZIONE, ED È POSSIBILE CHE CE LA FACCIA, TUTTI GLI ALTRI OSTACOLI SARANNO SUPERATI...”
1 - L'IMPASSE NELLE SCELTE DI ELLY
Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “La Stampa”
ELLY SCHLEIN - GIUSEPPE CONTE - IL MOVIMENTO - VIGNETTA ITALIA OGGI
C'è una ragione di fondo per cui l'accordo tra Pd e M5S sull'Ucraina si rivela giorno dopo giorno più difficile.
E in un certo senso antitetico alle primarie che Schlein, sicura di vincerle, vuol celebrare, e Conte, timoroso di perderle, vorrebbe sostituire con la scelta di un terzo nome, di un federatore che serva a chiudere la partita tra i due principali alleati del centrosinistra pari e patta.
Il Pd di Schlein ha ereditato da D'Alema, Veltroni, Franceschini e così via, la linea di politica estera scelta ai tempi in cui i postcomunisti si riconoscevano in leader occidentali come Clinton e Blair. [...]
Caduti quei modelli [...], malgrado Prodi, prima come premier e poi come Presidente della Commissione Europea proseguisse nel muro contro muro con Putin - un Putin appena insediatosi al Cremlino - a sinistra, anche dentro il Pd, era cominciato il ripensamento: sintetizzato nella famosa frase di D'Alema "oltre la sinistra c'è la destra".
È in questo perimetro che s'è adagiato Conte, riscoprendo il pacifismo e flirtando con il mondo pro-Pal, cosa che Schlein, innamorata del voto giovanile ma consapevole dei doveri filo-occidentali di aspirante inquilina di Palazzo Chigi, invece non può fare.
VALORI NEL CAMPO LARGO - VIGNETTA BY GIANNELLI
L'impasse della leader del Pd è tutta qui. E la confusione per cui fino a qualche settimana fa sembrava convinta che il programma dovesse precedere le primarie, mentre oggi è tutta proiettata sul voto dei gazebo, nasce da un'inguaribile fiducia in sé stessa e dalla convinzione che se vince la gara per la guida della coalizione, ed è possibile che ce la faccia, tutti gli altri ostacoli saranno superati.
In un modo o nell'altro, però, Schlein e Conte dovrebbero cominciare a fissare qualche data sul calendario.
Non foss'altro perché la campagna di Meloni è cominciata da tempo, e benché le difficoltà sul cammino della leader del centrodestra si stiano rivelando sempre più complicate, l'unica cosa che potrebbe garantire la vittoria alla premier sarebbe una rottura tra Elly e Giuseppe alla vigilia della presentazione delle liste. Né più né meno come accadde nel 2022, malgrado i disperati sforzi di Enrico Letta.
2 - IL LEADER M5S IRRITATO, MA NON STRAPPA “PARLA AI SUOI, LA ASPETTO ALLE PRIMARIE”
Estratto dell’articolo di Nic. Car. per “La Stampa”
conte bonelli schlein fratoianni fico manfredi manifestazione napoli 45
Non l'ha presa bene, ma prova a non avvitarsi in una polemica tra alleati. Giuseppe Conte non si aspettava le stoccate di Elly Schlein, proprio ora che aveva raccomandato a se stesso e ai suoi di aspettare con rispetto i passaggi politici in casa Pd. Dal quartier generale del Movimento 5 stelle liquidano le parole della segretaria come «a uso interno», cioè «utili a motivare e ricompattare il suo partito».
Insomma, alla leader dem serviva questo scatto d'orgoglio, ma ciò non comporterà, almeno nella lettura dei vertici M5s, modifiche sostanziali nel confronto fra alleati. «Ha alzato la voce, ma ci può stare, se la vedranno alle primarie».
Del resto, Conte ha iniziato la sua campagna verso i gazebo da settimane e sapeva che, prima o poi, anche Schlein si sarebbe predisposta alla sfida. E l'ex premier, diversamente dalla segretaria Pd, per quanto si sforzi non è tipo da porgere l'altra guancia.
alessandro onorato goffredo bettini giuseppe conte foto lapresse
«Per me uno vale uno significa che contano i cittadini – spiega in serata - che per la stragrande maggioranza, il 60-70%, dicono basta a questa escalation militare». Un modo per ribadire che al tavolo di coalizione non sarà facile convincerlo a continuare con l'invio di armi all'Ucraina, anche solo parziale o a tempo. Ma, come detto, Conte non vuole strappi: «Ovviamente dovremo lavorare tutti con spirito autenticamente unitario per mandare a casa Meloni e cambiare la politica estera». Poi, visto che, dopo le parole di Schlein, «la strada è chiara e non ci sono alternative alle primarie», lui si impegna a «fare in modo che non diventino un duello rusticano tra i leader, sarebbe una prospettiva disastrosa».
elly schlein direzione nazionale pd foto lapresse 1
Talmente disastrosa che lui si è già predisposto a dare la colpa alla rivale. Negli ultimi tempi ha ripetuto più volte di aver provato a scongiurare le primarie, proponendo il «metodo delle Regionali», cioè l'individuazione di un candidato «terzo» condiviso, ma di non aver trovato la disponibilità della segretaria dem. Così, se le cose andranno male e Meloni approfitterà delle crepe causate dai gazebo, lui potrà dire che è stata lei a volerlo.
[...] E qui si inserisce il punto interrogativo più stringente, che né Schlein, né Conte hanno chiarito. Quando prenderà forma il programma del centrosinistra? La segretaria Pd non ha offerto un orizzonte a breve termine, ma ha avvertito di volere «tutti» seduti al tavolo, cioè anche i rappresentanti delle forze centriste. Le cui generalità, però, restano tuttora ignote, perché non è chiaro quanti e quali partiti debbano essere rappresentare.
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