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“SE SALTA LA LEGGE ELETTORALE, CI SARANNO CONSEGUENZE” – GIORGIA MELONI MINACCIA IN CONSIGLIO DEI MINISTRI IL VOTO A GENNAIO, MA NON DICE CHE A PALAZZO CHIGI TUTTO È PRONTO PER NUOVE ELEZIONI CHE SI TERRANNO IN OGNI CASO TRA APRILE E MAGGIO – LA DUCETTA E’ INCAZZATISSIMA: HA UN ELENCO DI POSSIBILI FRANCHI TIRATORI (NE BASTANO 30 PER AFFOSSARE LA LEGGE) E STRIGLIA, IN VISTA DEL REDDE RATIONEM SULLA LEGGE ELETTORALE, MINISTRI E GRUPPI PER LE ASSENZE IN AULA: “A LUGLIO ANDAMMO SOTTO PER UNA LEGGEREZZA, NON POSSIAMO PERMETTERCENE UN’ALTRA” – LA CORSA DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA È AL CAPOLINEA. I DATI ISTAT HANNO GELATO LE SPERANZE DI UNA MANOVRA 2026 ELETTORALE. I GRUPPI DI FORZA ITALIA E LEGA NON SI TENGONO PIU’: SFIBRATI E OSTILI A SALVINI E TAJANI. ALTRO INDIZIO DEL VOTO ANTICIPATO È L’ENTRATA IN MODALITÀ CAMPAGNA ELETTORALE DI MELONI. ORMAI OGNI GIORNO È UN’INTERVISTA, UN PASSAGGIO IN TV…
Tommaso Ciriaco per repubblica.it - Estratti
GIORGIA MELONI - CINQUE MINUTI - FOTO LAPRESSE
C’è un elenco di possibili traditori. Nero su bianco, riservato. Stilato in base a un unico criterio: chi rischia la rielezione con le preferenze. Si studiano misure per “spiare” i movimenti della mano di chi vota in Aula: dall’alto, ma anche con la complicità di chi ti siede accanto. E ancora, riunioni motivazionali per convincere chi tentenna:
«Ti salveremo». Emergenza legge elettorale, nella destra di governo. Paura diffusa. Misure anti-panico. Prima, però, Giorgia Meloni: «Se la riforma salta, ci saranno conseguenze». Minaccia elezioni a gennaio in consiglio dei ministri, ci crede davvero. Non dice però che a Palazzo Chigi tutto è pronto per nuove elezioni che si terranno in ogni caso tra aprile e maggio: anche questo è sostanzialmente deciso.
Due scene, stessa angoscia. Giuseppe Conte in Transatlantico, i cronisti lo braccano e gli chiedono della legge elettorale. Pensa che esista il rischio che il governo cada sul voto segreto? «Non è improbabile che si frantumino». Tre ore dopo, riunione di governo. La premier, consapevole che tutto trapelerà alla stampa, avverte i ministri: «Se andiamo sotto sulla legge elettorale, le conseguenze saranno inevitabili».
MEME SU GIORGIA MELONI ALLA MILANO FASHION WEEK
Significa: mi dimetto un minuto dopo, manovra lampo ed elezioni entro fine gennaio (magari alla fine saranno a febbraio, cambia poco). La premier è irritata anche per gli assenti dell’altro ieri al Senato. Come pure il ministro Luca Ciriani: «Siete già stati tutti avvisati per telefono e via e-mail che è necessario essere in Aula, soprattutto tra il 6 e l’8 ottobre». A Palazzo Madama, discussione sul nucleare, hanno ballato sul filo del numero legale. Più in generale, spiega Meloni, «a luglio andammo sotto per una leggerezza, non possiamo permettercene un’altra».
Quello che non dice, ma sostiene in privato con i meloniani, è che la corsa è comunque al capolinea. I dati Istat hanno gelato le speranze di una manovra 2026 elettorale (figuriamoci se si votasse nell’autunno del prossimo anno, andrebbe anticipata anche la legge di bilancio 2027). E poi i gruppi di Forza Italia e Lega: sfibrati, ostili ai rispettivi leader. Infine: il terrore delle preferenze. Chi vanta pacchetti di voti è già impegnato sul territorio a preparare la campagna. Chi ne è privo, sgomita senza ben sapere cosa fare. Tutti sono accomunati da un destino: ormai disertano il Parlamento.
GIORGIA MELONI - CINQUE MINUTI - FOTO LAPRESSE
Altro indizio del voto in primavera, se non prima: la campagna elettorale di Meloni. Ormai ogni giorno è un’intervista, un passaggio in tv, una missione in Italia. Tanti slogan, come quelli di ieri: «Non siamo più il campo profughi d’Europa», «sono disponibile a un faccia a faccia con il candidato premier della sinistra, ma il problema è sapere se ne avranno uno vero». Le avevano consigliato di non esagerare con il tour mediatico: l’eccessiva esposizione logora, se punta alle urne nel novembre del 2027. Pare abbia risposto, in sostanza: fidatevi, devo spingere adesso. Aprile, massimo maggio.
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Giorgia Meloni Antonio Tajani Matteo Salvini 2
I numeri, infine. La maggioranza conta su 235 deputati: 118 di Fratelli d’Italia, 56 della Lega, 51 di Forza Italia, 8 di Noi Moderati e 2 del gruppo Misto. Il calcolo finale recita: una trentina di “franchi tiratori” per affossare la legge (Futuro nazionale viene considerato ostile). Non tantissimi, ma neanche pochi. E soprattutto: chi decide di farlo, non lo confiderà neanche all’amico più caro. La paranoia monta. Unica resistenza: chi sceglie il caos, deve rinunciare a 230-250 mila euro tra la mancata pensione dopo i 65 anni e quattro mesi di legislatura in meno (gennaio invece di maggio). È tempo di scommesse.
Giorgia Meloni Antonio Tajani Matteo Salvini 3
Antonio Tajani Giorgia Meloni Matteo Salvini 2
GIORGIA MELONI - SERGIO MATTARELLA - A PORTA A PORTA - FOTO LAPRESSE
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