alessandro giuli

LA SINISTRA RIPARTA DA… ALESSANDRO GIULI – ALBERTO MATTIOLI SI DIVERTE A SOTTOLINEARE IL CORTOCIRCUITO DELLA DESTRA SULLA CULTURA E LA SEQUENZA IMPRESSIONANTE DI PASTROCCHI. E LANCIA UNA PROVOCAZIONE SUL MINISTRO DEL PENSIERO SOLARE: “PENSATECI BENE, GIULI È PERFETTO. HA MANDATO A QUEL PAESE MATTEO SALVINI PER DIFENDERE LE SOVRINTENDENZE. CI HA LIBERATO DA BEATRICE VENEZI. HA UNA LINEA RIGOROSISSIMA ED EUROPEISSIMA SUL SOSTEGNO ALL'UCRAINA, TANTO DA SPEDIRE GLI ISPETTORI A INVESTIGARE SUL PADIGLIONE RUSSO ALLA BIENNALE. PER LA CELEBRE AQUILA TATUATA SUL PETTO, NON C'È RIMEDIO: GIULI PERÒ NEGA CHE SIA UN SIMBOLO FASCISTA. DOVRÀ RINUNCIARE, ALL'IMPERMEABILE DI PELLE NERA PERCHÉ FA SUBITO GESAPO E ANCHE AI FAMIGERATI STIVALI NERI PERCHÉ RICORDANO ALBERTO SORDI NE ‘IL VIGILE’…”

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Estratto dell’articolo di Alberto Mattioli per “La Stampa”

 

alessandro giuli

Ma quali primarie. Fermate il derby Schlein-Conte. Silvia Salis resti pure a Genova. Il leader del centrosinistra, del campo largo che con lui diventerà larghissimo, è già stato individuato. Pensateci bene: è perfetto. Ha mandato a quel paese (per la precisione, a Quarto Oggiaro) Matteo Salvini. Ci ha liberato da Beatrice Venezi. Ha una linea rigorosissima ed europeissima sul sostegno all'Ucraina, tanto da spedire gli ispettori a investigare sul padiglione russo alla Biennale. Certo: è Alessandro Giuli.

 

Negli ultimi tempi, il ministro della Cultura ha una linea così da destra "vera", non populista, istituzionale, perfino con senso dello Stato, da sembrare quasi di sinistra.

 

[...] I retroscena sono divertentissimi: Giuli annuncia di non votare il Piano casa perché le ristrutturazioni selvagge rovinano le architetture, specie quelle littorie con i fasci su facciate e colonne, Salvini ribatte che si tratta di mettere a posto dei palazzoni popolari appunto a Quarto Oggiaro e che lui sulle soprintendenze passerebbe con la ruspa come su un campo rom qualsiasi, Meloni si scoccia in romanesco, Lollobrigida media. Alla fine, il lodo Lollo, pare, si è trovato, ma lo scontro resta.

 

alessandro giuli matteo salvini

Sulla questione Venezi(a), il comunicato di approvazione del ministero è arrivato a stretto giro di agenzia dopo quello del sovrintendente della Fenice, Nicola Colabianchi, che silurava la direttrice musicale dopo averla nominata e difesa per 216 giorni contro tutto e tutti, evidenza compresa.

 

Conseguenza: rivolta sui social della base pura e dura e degli influencer di destra, con accuse di mollezza e arrendevolezza ai comunisti e alla Kasta e ai radical chic e ai giornalisti cattivi e insomma a tutti, e invettive contro il ministro come fosse una Salis qualsiasi (per invettivarle vanno bene tutte e due, Silvia e Ilaria, tanto il grano salis resta sempre poco).

 

ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO

Infine, sulla Biennale Giuli litiga da settimane con il collega, maestro e amico o forse ex tale Pietrangelo Buttafuoco, già frontman della destra di pensiero e di azione governativa. Lui non ci vuole il padiglione made in Putin, Buttafuoco sì, e la Biennale sembra improvvisamente diventata la plaza de toros. [...]

 

Perché questa improvvisa svolta di Giuli, non si sa. Forse si sente liberato dall'ingombrante presenza del suo ex sottosegretario e uomo forte del ministero, Gianmarco Mazzi, promosso sulla poltronissima fu Santanchè del Turismo. O forse sarà questo aprile deludente, «il più crudele dei mesi», come aveva ragione Eliot, con il Meloni I già monolitico che la combinazione di referendum perso e sondaggi perdenti ha trasformato in un continuo tutti contro tutti.

 

alessandro giuli

Sembra tornato il Giuli delle origini ministeriali, quando provò a salvare il suo capo di gabinetto dall'opinione pubblica di destra e mostrò perfino una certa indipendenza, poi riassorbita nell'ortodossia meloniana. E, in fin dei conti, Giuli è sì un intellettuale organico ma non è un politico, nega di ambire a seguiti di carriera, e magari ha deciso di dire quel che gli pare.

 

[...] per ambire alla copertina di Vanity Fair indispensabile per chiunque voglia guidare il centrosinistra, bisogna soltanto dare un ritocco al look. Per la celebre aquila tatuata sul petto, non c'è rimedio: Giuli però nega che sia un simbolo fascista, potrebbe magari dire che è laziale e il problema sarebbe risolto.

 

Anche l'outfit dannunziano non è un problema: le citazioni vintage, l'orologio da panciotto, i colli alla coreana, i velluti e i basettoni possono essere riciclati come fricchettonismo di sinistra, l'alternativa dandystica, più chic che radical, ai noiosi completi neoministeriali (ma con cravatte quasi sempre eccessive) dei fratelli d'Italia.

 

alessandro giuli depone una corona di fiori davanti alla statua di cristoforo colombo a new york

Ma Giuli dovrà rinunciare, temo, all'impermeabile di pelle nera sfoggiato a New York, perché fa subito Gesapo (anche Ceka, per la verità, che però sinistra non si porta più) e anche ai famigerati stivali neri indossati in visita alla Garisenda, perché ricordano Alberto Sordi ne Il vigile oppure Craxi nelle vignette di Forattini. [...]

PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ALESSANDRO GIULIalessandro giuli e il tarallo GLI STIVALI DI ALESSANDRO GIULIalessandro giulialessandro giuli pietrangelo buttafuocoalessandro giuli foto lapresse alessandro giuli atrejualessandro giuliALESSANDRO GIULI IN VERSIONE TEMPLAREalessandro giuli a canne della battaglia il 2 agosto 2alessandro giuli a canne della battaglia il 2 agosto 1alessandro giuli matteo salvini