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Gian Maria De Francesco per “il Giornale”
L'arrivo di Verdini in una compagine elettorale a trazione renziana avrebbe un effetto deflagrante.
L'ingresso dell'ala verdiniana nel Partito della Nazione teorizzato dal premier Matteo Renzi, secondo quanto riferito dall' Huffington Post , farebbe crollare i consensi al 25,1% dietro il centrodestra (Forza Italia, Lega e Fdi) indicato al 29,1% e al Movimento 5 Stelle, attualmente primo con il 31,6 per cento. La simulazione offre due differenti scenari per una formazione di sinistra: se vi confluisse la minoranza del Pd guidata da Bersani, si attesterebbe al 12,7 per cento.
Se, invece, Vendola, Civati e Landini restassero da soli senza fuoriusciti piddini, la Podemos all'amatriciana (o la Coalizione sociale, che dir si voglia) si fermerebbe tra l'8 e il 10%, che comunque sono numeri di tutto rispetto.
Si tratta, ovviamente, di una simulazione basata sul sentiment del momento, di un primo stress test (per usare il gergo bancario) sulle intenzioni di voto degli italiani per misurare la reazione al passaggio di Denis Verdini in maggioranza.
In pratica, è un'analisi senza filtri delle emozioni suscitate da questa novità politica, un metodo che in passato ha dimostrato, meglio di tante altre indagini più «matematiche», la resilienza di Silvio Berlusconi al bombardamento mediatico negativo nei suoi confronti. Ebbene, la rilevazione di Ghisleri dimostra che il centrodestra, recuperato il Cav, è vivo e vegeto. Si certifica altresì che la minaccia grillina è ben presente.
Non va trascurata, tuttavia, l'alta percentuale di astensione misurata da Euromedia Research. Il 37,8% degli intervistati ha dichiarato di essere indeciso o di non avere intenzione di recarsi alle urne. A differenza del passato (se si escludono le ultime amministrative), il partito dell'astensione penalizzerebbe notevolmente il centrosinistra nella sua nuova declinazione renzian-verdiniana. I fedelissimi della Ditta, infatti, non voterebbero per il Partito della Nazione con l'ex berlusconiano nei ranghi. Né, tanto meno, per l'M5S.
MATTEO RENZI E DENIS VERDINI
VERDINI E RENZI due
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