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Ilaria Maria Sala per "la Stampa"
«Spero che vogliate fare domande serie»: questa la risposta, secca e del tutto seria, di Hong Lei, il portavoce del ministero degli Esteri cinese nel corso di una conferenza stampa con i giornalisti stranieri a Pechino, quando gli è stato chiesto se Xi Jinping, il «delfino» alla presidenza cinese, scomparso da undici giorni, sia vivo. E questa è stata anche l'unica risposta ottenuta sul mistero ormai sempre più fitto su cosa sia capitato a Xi Jinping.
L'attuale vicepresidente cinese, che fino a pochi giorni fa sembrava il predestinato alla successione a Hu Jintao alla presidenza, continua a non comparire, e Pechino mostra al mondo un silenzio impenetrabile che rimanda a una Cina di qualche decade fa. Ma se il Paese si è indubbiamente modernizzato sotto mille e più aspetti, rispetto alla trasparenza politica il tempo è fermo: così non resta altro che attendere e osservare, cercando di interpretare i segnali più indiretti.
Scornati nel corso della conferenza stampa, i giornalisti si sono messi a contare l'ordine di apparizione dei maggiori leader nazionali al telegiornale della sera, che si è rivelato, come al solito, un'ampollosa serie di dirigenti impegnati in interminabili meeting che stringono mani e sfogliano carte.
Un po' di emozione si è avuta quando si è parlato delle tensioni sempre più vive fra Tokyo e Pechino a causa delle isole contese, e per il resto, si cerca di leggere fra le righe, vagliando le possibilità . Come ai vecchi tempi, quando sinologi e corrispondenti studiavano le fotografie sul Quotidiano del Popolo per capire chi dei dirigenti cinesi fosse prossimo a una promozione e chi era in odor di disgrazia.
Ma se la dirigenza cinese è immobilizzata in una capsula del tempo, sul Web continuano a far circolare ogni sorta di supposizioni: la più diffusa, che il quotidiano di lingua inglese di Hong Kong, il «South China Morning Post» riporta citando anonime fonti «vicine al Partito» che Xi si sia fatto male nuotando, uno strappo muscolare doloroso ma non grave. Visto però che ha cancellato incontri di grande rilievo (su tutti quello con Hillary Clinton), per molti osservatori ciò non è sufficiente.
Ecco dunque che si parla di un incidente d'auto, e di un infarto, ma perfino di un attentato. Se Xi fosse malato, si cadrebbe nel pluridecennale tabù cinese sulla salute dei leader, della quale non è dato parlare: stanno sempre tutti bene, sono forti e sempre con i capelli nero corvino. «Boxun», un sito web in cinese bloccato in Cina - che opera dagli Stati Uniti è scatenato: dopo aver per diversi giorni caldeggiato la pista dell'attentato, ora dice che Xi è in disgrazia, e che siamo alla seconda clamorosa vicenda, dopo lo scandalo Bo Xilai, che scuote la decennale successione ai vertici del potere cinese.
Secondo «Boxun», infatti, dopo un articolo comparso su Bloomberg, che faceva un'accurata mappa delle fortune della famiglia Xi (che conta molti milionari, in particolare nella famiglia della moglie, dato che essere parenti stretti del vicepresidente della Cina apre molte porte, sia nell'immobiliare che nella finanza e commercio), Xi sarebbe sotto inchiesta.
Nel frattempo il nome di Xi Jinping è bloccato sull'Internet cinese (e chi vuole lo stesso parlarne per il momento scrive «l'erede al trono», prima che anche quest'espressione venga bloccata), e si aspetta di avere notizie credibili. E più tardano, più la Cina sembra guardare all'indietro.
XI JINPING MENTRE PIANTA UN ALBERO A PECHINO jpeg
XI JINPING jpeg
HU JINTAO E WEN JABAO jpeg
hu jintao
BO XILAI
Bo Xilai Gu Kailai
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