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Marco Cremonesi per il “Corriere della Sera”
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La Lega diritta verso lo schianto frontale. A nulla è servito l’incontro tra Matteo Salvini e Flavio Tosi. Anzi quest’ultimo rilancia la sua sfida al segretario leghista. Nessuna proposta di mediazione, nessun punto di contatto. Nessuna fiducia tra i due, anche. E così, al termine del faccia a faccia, il segretario leghista non si spinge oltre alla soddisfazione «perché almeno non abbiamo litigato». Quello veneto parla invece di «frattura profondissima».
E dice anche di essere «assolutamente incazzato» per la «porcata» subita. Il rischio di una scissione dentro alla Liga veneta, la più blasonata delle leghe (che furono) nordiste, sarebbe già una certezza se non fosse che entrambi i contendenti vogliono imputare all’antagonista la responsabilità della rottura. E pazienza se le elezioni regionali sono a due passi, a due mesi di distanza.
FLAVIO TOSI MATTEO SALVINI ROBERTO MARONI jpeg
Così, l’incontro tra Salvini e Tosi ha un che di surreale. Chissà: se i parlamentari non avessero spinto a favore dell’«almeno parlatevi», forse il faccia faccia neppure ci sarebbe stato. I due segretari, federale e veneto, si danno appuntamento in un ristorante di Milano, «Gli orti di Leonardo», incastonato in un palazzo di grande tradizione come quello delle Stelline. Ma il clima è glaciale, i duellanti non si accordano neanche sul vino: Traminer per Salvini (con frittura di pesce), Schioppettino per Tosi (con filetto ai carciofi). Figurarsi sul resto.
Più che altro, sembra che proprio non ci sia terreno comune. Perché nessuno dei due porta proposte concrete di mediazione, al punto che l’incontro sembra più destinato alle rispettive curve e magari ai media che non a compiere passi in avanti. Certo, Salvini dice che «se si vuole ragionare, lo spazio c’è».
Ma dove sia, nessuno lo dice. Soprattutto perché in mezzo ai contendenti c’è un macigno: la Liga veneta — che rivendica la titolarità delle scelte in tema di liste elettorali — è stata commissariata da quella federale. La «porcata», appunto. «Ma questa — dice Tosi — è una cosa che noi veneti non possiamo in nessun modo accettare. Se non se la rimangiano, di mediazioni possibili non ce ne sono». Di più: «Non medio con un commissario che non riconosco». Il riferimento è a Gianpaolo Dozzo, che ha ricevuto l’incarico di supervisore di ultima istanza sulla partita elettorale veneta.
Detto questo, se il gioco è quello di rilanciare la palla nel campo avversario, Tosi gioca la sua partita. Si svolge così il gran consiglio della Liga veneta, tra i più tesi di sempre. Il governatore Luca Zaia neanche partecipa, e come lui i suoi sostenitori. L’idea è quella di rispedire il commissariamento al mittente, il consiglio federale, già convocato per lunedì prossimo: se i salviniani dovessero prendere provvedimenti di rottura, se ne dovrebbero assumere le responsabilità.
LUCA ZAIA - Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali
Circola la voce di possibili dimissioni di Tosi qualora il consiglio non accompagnasse le sue indicazioni. Che lui stesso riassume così: «Non ho deciso di lasciare il Carroccio. Ma via Bellerio, di fronte a una rivendicazione di rispetto dello Statuto, ha commissariato la Liga veneta. Una ferita profondissima e una decisione inaccettabile. Spero che il consiglio federale riconsideri una decisione sbagliata».
LUCA ZAIA ROBERTO CALDEROLI - copyright Pizzi
L’unica certezza sembra essere che Forza Italia, in Veneto, abbia deciso. Lo conferma l’azzurra Licia Ronzulli. Che si augura che «la Lega possa rimanere unita, con Tosi al suo interno. Ma se proprio dovesse esserci una scissione, Forza Italia appoggerà Zaia». Inoltre, proprio questa sera potrebbe svolgersi ad Arcore l’atteso incontro tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. Di certo, invece, Salvini non parteciperà domani alla manifestazione a Venezia di Fratelli d’Italia a cui era atteso. Ne spiegherà oggi le ragioni («motivi familiari») in una conferenza stampa in Regione Lombardia.
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