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“IL CASO ENZO TORTORA È UN FORMIDABILE SPOT AL ‘NO’ ALLA RIFORMA DELLE GIUSTIZIA” – MARCO TRAVAGLIO SMONTA IL MANTRA DELLA DESTRA SECONDO CUI, SEPARANDO LE CARRIERE DEI MAGISTRATI, NON AVREMO PIÙ UN ‘CASO TORTORA’: “SE FOSSE VERO CHE I MAGISTRATI SI DANNO RAGIONE A VICENDA PERCHÉ APPARTENGONO ALLA STESSA ‘FAMIGLIA’, I GIUDICI DI APPELLO E DI CASSAZIONE MAI AVREBBERO OSATO CONTRADDIRE IL COLLEGA GIUDICE ISTRUTTORE CHE AVEVA ARRESTATO E RINVIATO A GIUDIZIO TORTORA; E MEN CHE MENO I TRE COLLEGHI GIUDICI DI PRIMO GRADO CHE L’AVEVANO CONDANNATO…”

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Estratto dell’articolo di Marco Travaglio per “il Fatto Quotidiano”

 

enzo tortora 3

La raccolta di firme per il referendum sulla separazione dei magistrati e lo sdoppiamento del Csm (che anzi si fa in tre con l’Alta Corte disciplinare) è giunta a quota 230 mila in due settimane. Ma bisogna continuare a firmare, perché per il traguardo del mezzo milione c’è tempo sino a fine gennaio.

 

[…]

 

Ora il mantra è che, separando le carriere, non avremo più un “caso Tortora”. E il guaio è che lo raccontano anche i congiunti del presentatore. Enzo Tortora, accusato da alcuni pentiti, fu indagato e arrestato nel 1983 per associazione camorristica e traffico di cocaina in un’indagine affidata col vecchio Codice da due pm antimafia di Napoli (requirenti) a un giudice istruttore (giudicante).

 

carlo nordio matteo piantedosi giorgia meloni – foto lapresse

Dopo 7 mesi di custodia cautelare, ottenne i domiciliari. Nel 1984 fu eletto eurodeputato con i Radicali, uscì di prigione grazie all’immunità e nel 1985 affrontò da libero il maxiprocesso alla Nuova Camorra Organizzata.

 

Condannato dal Tribunale a 10 anni nel 1985, si dimise dal Parlamento europeo e tornò ai domiciliari. Nel 1986 fu assolto in appello e nel 1987 la Cassazione confermò la sentenza in via definitiva.

 

Se le carriere fossero state separate e fosse vero che i magistrati si danno ragione a vicenda perché appartengono alla stessa “famiglia”, i giudici di appello e di Cassazione mai avrebbero osato contraddire il collega giudice istruttore che aveva arrestato e rinviato a giudizio Tortora; e men che meno i tre colleghi giudici di primo grado che l’avevano condannato.

 

enzo tortora portobello

Seguendo la “logica” dei separatisti, il presentatore sarebbe stato condannato anche in secondo e terzo grado. Spacciato da Meloni, Tajani&C. per uno spot al Sì, il caso Tortora è un formidabile spot al No. Anche perché la “riforma” sfigura la mentalità dei pm.

 

Oggi i futuri pm e giudici vengono educati dopo la laurea alla “cultura della giurisdizione” (dire giustizia), cioè alla ricerca della verità processuale senza pregiudizi favorevoli o sfavorevoli, né timori di ripercussioni, né ansie di “risultato” o di “vittoria”: cioè con equilibrio e imparzialità.

 

marco travaglio

Possono sbagliare, come tutti gli umani. Ma il sistema, con i suoi tanti (troppi) gradi e fasi di giudizio, fa il possibile per correggere gli errori.

 

Se i pm fossero sganciati dai giudici e dunque dalla cultura della verità e dell’imparzialità e si autogestissero in un Csm tutto per loro, diventerebbero molto meno equilibrati, più “accaniti” e attenti al “risultato”, senza andare tanto per il sottile. E gli errori, anziché ridursi, aumenterebbero. [...]

LEONARDO SCIASCIA ENZO TORTORAENZO TORTORA CON LE FIGLIE GAIA E SILVIA