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TRUMP, CHI? – DOPO LA DISFATTA DELLE MIDTERM, GIORGIA MELONI ANNASPA: DEVE RINNEGARE IN FRETTA E FURIA L’AMICIZIA CON IL TYCOON SENZA ROVINARE IL RAPPORTO CRUCIALE CON LO ZIO SAM – LA LINEA DETTATA AI FRATELLINI D’ITALIA È: “NON ENTRIAMO NELLE DINAMICHE INTERNE ALTRUI” – L’ENNESIMO SCHIAFFO DI “THE DONALD” A GIORGIA: “FRANCIA E ITALIA SONO IN UN MOMENTO TERRIBILE, FORSE NEANCHE SOPRAVVIVERANNO” – IL CARO ENERGIA CAUSATO DALLA GUERRA NEL GOLFO ERODE IL CONSENSO DELLA DUCETTA, CHE SI MUOVE IN AUTONOMIA DA WASHINGTON SUL BUBBONE IRANIANO – “REPUBBLICA”: “IL 3 NOVEMBRE, A POCHE ORE DALL'APERTURA DEI SEGGI NEGLI STATI UNITI, UN JET PRIVATO DECOLLA DA CIAMPINO ALLA VOLTA DI TEHERAN. SI TRATTA DI UNA MISSIONE DEI SERVIZI ITALIANI”

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Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

 

GIORGIA MELONI - FESTA DELLE FORZE ARMATE - FOTO LAPRESSE 4

Imbarazzo, solchi che si allargano, insomma: fine di una relazione speciale. Trump chi? A Palazzo Chigi è il momento delle scelte definitive. Non con gli Stati Uniti, ovviamente: rapporto irrinunciabile, non fosse altro che per lo scudo militare.

 

Lo ribadivano ieri i fogli della propaganda meloniana alle Camere, è lo stesso ragionamento attribuito ufficiosamente alla premier: non entriamo nelle dinamiche interne altrui, tra i due Paesi non cambia nulla e gli Usa restano alleato vitale, indipendentemente dalle maggioranze e dai governi. [...]

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN

Si può decidere di raccontare la fiducia compromessa tra Giorgia Meloni e la Casa Bianca seguendo un aereo, oppure la Fox News. Partiamo dal velivolo: alle due e dieci del mattino del 3 novembre, a poche ore dall'apertura dei seggi negli Stati Uniti, un jet privato decolla da Ciampino alla volta di Teheran. Resta a terra per otto ore.

 

Il codice identificativo "copre" l'identità, segnalano i siti specializzati, come spesso accade per i voli targati CAI, quelli dell'intelligence. E infatti si tratta di una missione dei servizi italiani.

 

Non è un dettaglio, semmai un nuovo solido indizio della diplomazia parallela – peraltro mai cessata, anche sotto le bombe della scorsa primavera – che Roma continua a coltivare con gli iraniani. L'obiettivo, dall'inizio del conflitto, è evitare che il Paese sia esposto e diventi in qualche modo target ostile. Interessi economici, commerciali, transito da Hormuz, sicurezza interna. Un approccio che certo non cambierà nella nuova fase globale anticipata dall'onda blu dei democratici Usa.

 

aereo misterioso partito da roma ciampino e atterrato a teheran il 3 novembre 2026

Altro indizio, ricavato dall'inquadratura opposta: nella notte italiana del 4 novembre, Trump, sconfitto e indecifrabile, telefona a Fox. Parla prima del confine con il Messico, «era un colabrodo e in due mesi l'abbiamo sigillato, da diciassette mesi nessuno filtra dal Sud degli Stati Uniti».

 

Poi il presidente prosegue il ragionamento volgendo lo sguardo verso Roma, senza alcuna apparente necessità di farlo: «L'Europa sta morendo, Francia e Italia sono in un momento terribile, forse questi Paesi neanche sopravviveranno». Schiaffo all'ex amica Meloni, a freddo e senza riguardo.

 

friedrich merz donald trump giorgia meloni g7 evian francia

Imbarazzi, silenzi, scelte segnate da una tempistica che fa riflettere. Ad esempio, il varo del pacchetto di aiuti militari all'Ucraina, che Palazzo Chigi tiene congelato da molti mesi. Arriverà il prossimo 10 novembre al Copasir - lo aveva anticipato Repubblica - illustrato da Guido Crosetto. Il timing dell'annuncio dice molto: archiviate le midterm, Meloni è obbligata a decidere se stare con l'Europa al fianco di Kiev, oppure disimpegnarsi. Sceglie di farlo, inevitabilmente.

 

Stare con le capitali continentali, in qualche modo, significa tenere aperto un canale diplomatico con Parigi, Londra e Berlino, anche se gli E3 giocano in proprio e tengono la premier lontana da alcuni tavoli. E dunque Roma comunque dialoga per valutare insieme come muoversi di fronte a reazioni scomposte di Trump.

 

murale contro donald trump a teheran

E si ragiona anche di reazioni che segnalino autonomia strategica, adesso che l'amministrazione è in ginocchio. Come reagirebbero gli europei a un eventuale invito di Trump a Vladimir Putin al prossimo G20 di Miami, a metà dicembre? Si torna a valutare anche la minaccia di disertare il summit, o ridimensionare il livello delle delegazioni. Anche in questo caso, la premier starà con l'Ue.

 

Ancora l'Iran: è il terreno su cui il tycoon ha distrutto la sua presidenza – così ragionano ora a Palazzo Chigi – e che minaccia di spezzare ancora gli equilibri a danno degli europei. Per questo, l'esecutivo non intende avallare nuovi attacchi, dopo aver rotto con il presidente Usa proprio sull'utilizzo della base di Sigonella nella prima fase della guerra.

DONALD TRUMP SCARICA GIORGIA MELONI - MEME

 

Linea stabilita da tempo, dunque non influenzata dalle minacce iraniane recapitate nelle ultime ore. «Se l'America utilizzerà le sue basi in Europa, comprese quelle in Italia e Germania – dice a Euronews Ahmad Bakhshayesh Ardestani, membro della commissione per la sicurezza del parlamento iraniano – i missili iraniani saranno lanciati verso l'Europa». [...]

CARTELLONE CONTRO TRUMP ESPOSTO DAL REGIME IRANIANO A TEHERAN