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TRUMP STA AFFONDANDO: SI SALVI CHI PUÒ! - OLTRE A MARCO RUBIO, CHE STA PENSANDO DI LASCIARE L'AMMINISTRAZIONE USA PER CORRERE ALLE ELEZIONI 2028, ANCHE JD VANCE S'AFFRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "THE DONALD" - IL VICEPRESIDENTE DA' IL VIA ALLA CAMPAGNA DI "RECLUTAMENTO" PER IL PROGETTO DI UNA "NUOVA DESTRA" CHE RITORNI AGLI IDEALI DELL'AMERICA FIRST CHE TRUMP HA TRADITO - ROD DREHER, GIORNALISTA CONSERVATORE: "NON ESSENDOSI DIMESSO PRIMA QUESTO SPOSTAMENTO NON GLI DARÀ ALCUN BENEFICIO" - NEGLI USA, GLI ADDETTI AI LIVORI SOSTENGONO CHE "VANCE E LA SUA SQUADRA SONO NEL PANICO PERCHÉ CAPISCONO CHE È FINITA..."

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1 - I DOLORI DEL GIOVANE VANCE L'IDEA DI UNA NUOVA DESTRA PER EVITARE LA MORTE POLITICA

Estratto dell’articolo di Mattia Ferraresi per “QN – Quotidiano nazionale”

 

JD VANCE VESTITO DA SILENTE

La devastante sconfitta repubblicana ha mandato l'amministrazione in uno stato di nevrosi in cui ciascuno cerca di salvarsi come può. Il vicepresidente, JD Vance, è quello che più direttamente sta guardando negli occhi la morte politica e si agita disperatamente per non annegare sotto l'onda blu.

 

Donald Trump è l'obiettivo di tutti gli attacchi, ma è anche un 80enne che si avvia con la solita strafottenza verso gli ultimi due anni di governo, mentre il suo giovane vice ha tutto da perdere. Vance era quello che voleva stare fuori da ogni iniziativa militare ed è stato costretto dal presidente a diventare il volto pubblico della guerra in Iran, e ora che l'elettorato ha bocciato nel modo più lacerante quell'iniziativa, lui tenta in extremis di ripulirsi la reputazione.

 

Va inquadrata sullo sfondo del panico politico la sua uscita post-elettorale in cui ammette che la guerra è il motivo della sconfitta e invita a una riflessione conseguente. Trump, dimostrando di conoscere bene la legge del padrino sugli amici che vanno tenuti vicini ma i nemici ancora di più, invece di contraddirlo gli ha dato ragione. Come dire: questa è anche la tua guerra, non soltanto la mia.

Donald Trump JD Vance

 

Vance si è agitato anche ieri, quando qualcuno del suo entourage ha fatto sapere a Fox News che sta iniziando la campagna di reclutamento per il progetto di una "nuova destra" che ritorni agli ideali dell'America First che Trump ha tradito.

 

La scelta di affidare il messaggio a Fox non è casuale. È la macchina del consenso della destra più attempata dalla quale Trump desidera essere adulato, ed è per questo che si imbestialisce quando da lì arrivano le critiche.

 

La prima parte della serata dello spoglio Trump l'ha passata a inveire proprio contro Fox. Contemporaneamente, il New York Post – sempre dell'impero di Murdoch – inquadrava il conflitto di Vance con il solito titolo da tabloid perfettamente eseguito: "Hillbilly Eulogy". Con lo scambio di un paio di vocali, l'elegia (elegy) del titolo del libro di Vance è diventata un'orazione funebre.

jd vance convention del partito repubblicano a dallas, texas foto lapresse 4

 

Il cambio di posizione di Vance è «troppo poco e troppo tardi», dice Rod Dreher, giornalista e intellettuale conservatore amico del vicepresidente che è diventato un critico dell'amministrazione sulla guerra in Iran e sulle patenti di legittimità concesse a personaggi che trafficano con pregiudizi antisemiti e istinti nazistoidi. Gente come Tucker Carlson e Nick Fuentes.

 

«Non essendosi dimesso prima, cosa che sarebbe stata senza precedenti nella storia americana, questo spostamento non gli darà alcun beneficio. A me questo cambiamento fa piacere, ma non vedo niente che Vance o Rubio possano fare per togliersi di dosso la puzza di questa guerra tanto odiata», continua Dreher, che fa anche notare l'attivismo di questi giorni del governatore uscente della Florida, Ron DeSantis.

donald trump e jd vance

 

«Lui è completamente estraneo a questa guerra, e vedere con quanta forza condanna il suo partito per quella e altre cose stupide fatte da Trump sottolinea ancor più la debolezza di Vance in vista del 2028».

 

Improvvisamente, il vicepresidente pieno di sogni e ambizioni si ritrova solo. L'amico e alleato Carlson ha rotto con Trump sulla guerra in Iran col preciso intento di spaccare il mondo Maga. Con meno visibilità, ma non meno influenza, anche il suo maestro Peter Thiel si è espresso contro la guerra: [...]

 

2 - VANCE PRONTO A RACCOGLIERE LA CORONA DI TRUMP DOPO L'UMILIANTE SCONFITTA ALLE ELEZIONI DI METÀ MANDATO.

Traduzione dell'articolo di Connor Stringer per https://www.telegraph.co.uk/

 

Donald Trump JD Vance

JD Vance sapeva che era ora o mai più. Più a lungo fosse rimasto al fianco di Donald Trump, più sarebbe stato associato all’abbandono dei suoi valori di «America First» in nome di un’altra guerra all’estero.

 

Così, mentre i repubblicani facevano il conto dei danni della loro umiliante sconfitta alle elezioni di metà mandato, il vicepresidente ha preso l’iniziativa e ha sferrato un durissimo attacco alla decisione del presidente di entrare in guerra con l’Iran.

 

«Abbiamo perso per via della guerra», ha scritto Vance. «Lo ha detto il presidente stesso ieri sera». Ha aggiunto: «Se volete sostenere che ne è valsa la pena, che valeva la pena perdere il Senato per i prossimi sei anni, fatelo. Sostenete che era un prezzo che valeva la pena pagare. Si può essere d’accordo o meno, ma almeno è onesto».

trump rubio

 

L’intervento, scritto senza il via libera del presidente americano secondo due fonti al corrente della vicenda, andava ben oltre il tentativo di limitare i danni. Agli occhi della cerchia più stretta di Vance e del più ampio movimento MAGA, era la sua mossa per conquistare la corona di nuovo leader della destra americana.

 

Una fonte a conoscenza del pensiero del vicepresidente ha detto al Telegraph che il suo post era un modo sottile per ricordare ai consiglieri di Trump che aveva fatto bene a non appoggiare la guerra.

jd vance convention del partito repubblicano a dallas, texas1

 

Secondo quanto risulta al Telegraph, la Casa Bianca era stata informata in anticipo del post di Vance. Fin dall’inizio della guerra con l’Iran, il 28 febbraio, Vance si è opposto in privato alla decisione del presidente di trascinare gli Stati Uniti in un altro conflitto all’estero.

 

Ora che i repubblicani hanno perso sia la Camera dei rappresentanti sia il Senato in una disfatta, ritiene che i fatti gli abbiano dato ragione. «JD ha preso l’iniziativa da solo, dicendo che questa era la sua posizione e che aveva ragione», ha aggiunto la fonte.

 

«Nessuno ha avuto da ridire. JD ne è uscito vincitore e ora è il leader della destra americana». Fonti vicine a Trump dicono che il presidente è frustrato dai risultati elettorali, mentre alcuni dei suoi consiglieri più stretti lavorano per proteggerlo nei prossimi due anni del suo mandato.

DONALD TRUMP E MARCO RUBIO

 

C’è chi teme che la Casa Bianca diventi un bunker politicamente isolato, sotto assedio dei democratici, che possono approvare tutte le leggi che vogliono e costringere il presidente a scegliere se porre il veto o dare il via libera ai loro provvedimenti. È in vista un rimpasto di governo per estromettere chiunque si sia mostrato sleale.

 

Pete Hegseth, l’artefice della guerra in Iran, sarebbe a rischio. Sergio Gor, ambasciatore degli Stati Uniti in India, sarebbe tra i candidati presi in considerazione per un incarico di vertice nell’amministrazione, compreso quello di capo di gabinetto della Casa Bianca.

DONALD TRUMP E MARCO RUBIO

 

Una fonte al corrente della situazione ha suggerito che la decisione di Vance di pubblicare la sua analisi delle elezioni di metà mandato abbia sollevato ulteriori interrogativi sulla sua lealtà e sulle sue intenzioni di candidarsi.

 

«Non ha sottoposto il tweet al presidente», ha detto la fonte. «JD e la sua squadra sono nel panico perché capiscono che è finita. È tutta una farsa. Deve passare da lui».

 

marco rubio volodymyr zelensky donald trump g7 evian, francia foto lapresse

La frattura che si sta aprendo tra il presidente e il suo braccio destro rivela la straordinaria strategia politica ora in atto per conquistare il controllo del Partito repubblicano.

 

Il risultato elettorale è stato una bocciatura senza appello dell’agenda politica di Trump, segnata in larga misura dal conflitto in Medio Oriente e dal conseguente aumento del costo della vita.

 

Questo pone un problema ai due uomini finora considerati i più probabili successori di Trump come candidati repubblicani alla presidenza nel 2028, Vance e il segretario di Stato Marco Rubio. Mercoledì da Rubio non è arrivata alcuna dichiarazione.

 

Scegliendo di rompere con il presidente così presto dopo la diffusione dei risultati, Vance ha mostrato di ritenere che, per la sua eventuale candidatura alla presidenza, fosse vitale prendere il più possibile le distanze da Trump mentre si stava ancora formando il racconto della notte elettorale.

 

donald trump jd vance marco rubio

I rischi sono evidenti. Anche se mercoledì il presidente non ha contrattaccato, è noto che tiene alla lealtà più che a ogni altra cosa. E ora il suo vicepresidente l’ha messa da parte per salvaguardare la propria immagine politica. Alla Casa Bianca potrebbero presto volare i coltelli.