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UN UOMO SOLO ALLO SBANDO - PER BERLUSCONI I SUOI PARLAMENTARI NON CONTANO UN CAZZO - NEL SUO PARTITO PADRONALE CONTA IL LEADER E LE USCITE DI DISSIDENTI, DA GELMINI E BRUNETTA FINO A VERSACE E BARONI, NON HANNO EFFETTO - SORGI: “BERLUSCONI IN ALTRE PAROLE PENSA CHE ANCHE IL CALO DI CONSENSI SUBITO DA FORZA ITALIA, RIDOTTA ANCHE NEI SONDAGGI AL DI SOTTO DEL 10%, SIA DIPESO DAL SUO FORZATO ALLONTANAMENTO DALLA SCENA POLITICA. CHE UN SUO RITORNO POSSA CAMBIARE LE COSE. E CHE LA GENTE NON ASPETTI CHE RIVEDERE 'BERLUSCONI PRESIDENTE'. CONVINTO LUI”
Marcello Sorgi per “la Stampa”
L'uscita di altre due deputate - l'ex-atleta paralimpica Giusy Versace e Annalisa Baroni - oltre all'assessore regionale alla Casa della giunta lombarda Alessandro Mattinzoli, dopo l'addio dei tre ministri di Forza Italia, aggrava la crisi di identità del partito, un problema che, come s' è visto, né Berlusconi né le persone a lui vicine intendono riconoscere e affrontare.
Le due deputate e l'assessore pongono infatti la questione della svolta che ha portato il Cavaliere, nel giro di mezza giornata, a schierarsi con Salvini nel dare il benservito a Draghi, rinunciando al tradizionale ruolo di moderazione avuto da Forza Italia nel centrodestra.
silvio berlusconi a venezia con renato brunetta 5
Dei tre, soprattutto Versace ha reagito anche al modo in cui sono stati trattati i ministri, dal «riposino in pace» di Berlusconi all'accenno alla statura di Brunetta della sua compagna, Marta Fascina. In un partito normale e non "personale", come ormai sono quasi tutte le forze politiche, tolto forse il Pd, i punti sollevati da Versace, Baroni e Mattinzoli sarebbero degni di discussione.
Tra l'altro i tre sono esponenti, non certo di secondo piano (un assessore regionale oggi vale anche più di due deputate) del partito lombardo pazientemente costruito da Gelmini, quando ne era coordinatrice, prima di essere sostituita da Ronzulli, nella convinzione, appunto che i consensi, specialmente al Nord, dove Forza Italia da tempo ha seri problemi, vadano cercati con un'organizzazione ramificata nel territorio, e non solo con il carisma del leader.
Peraltro, nel caso del Cavaliere, piuttosto ammaccato di salute. Ma questo genere di ragionamenti, si sa, non sono mai piaciuti a Berlusconi. Contrario da sempre alla «democrazia interna», refrattario a qualsiasi contestazione che venga dal basso e sicuro che solo un'emanazione diretta dall'alto della sua volontà possa mantenere l'indispensabile rapporto diretto tra il leader e la sua gente.
GIUSY VERSACE SILVIO BERLUSCONI
Berlusconi in altre parole pensa che anche il calo di consensi subito da Forza Italia, ridotta anche nei sondaggi abbondantemente al di sotto del dieci per cento, sia dipeso dal suo forzato allontanamento dalla scena politica quotidiana. Che un suo ritorno possa cambiare le cose. E che in sostanza la gente non aspetti altro che rivedere «Berlusconi presidente». Convinto lui.
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