vannacci sforzini

 “VANNACCI NON È FASCISTA, MA LA SUA CLASSE DIRIGENTE LO È” - LO SFOGO A “OPEN” DELL’EX FEDELISSIMO DEL GENERALE LUCA SFORZINI, PRESIDENTE DEL CENTRO STUDI RINASCIMENTO NAZIONALE (THINK TANK STORICO DI FUTURO NAZIONALE), CHE E’ STATO ESPULSO DAL PARTITO CON UN LANCIO DI AGENZIA: “NON C’È STATO NESSUN CONFRONTO, NÉ INTERLOCUZIONE INTERNA” – "LO SCONTRO ALL’INTERNO DI UNA CHAT WHATSAPP CON ROBERTO JONGHI LAVARINI, ESPONENTE DELLA DESTRA RADICALE MILANESE, SOPRANNOMINATO IL “BARONE NERO”? MA LUI NON MI RISULTA SIA NEANCHE ISCRITTO AL PARTITO...” – GLI ATTACCHI CONTRO LE “CORNACCHIE NERE” CHE AVREBBERO PORTATO FUORI STRADA VANNACCI: “NON ERO DI CERTO L’UNICO ALL’INTERNO DEL PARTITO A NON GRADIRE IL CLIMA DA VENTENNIO CHE SI È CREATO. MOLTI ALTRI NON SONO PIÙ CONTENTI”

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Estratti da open.online

VANNACCI SFORZINI

 

È di oggi, 8 settembre, la notizia della prima espulsione di un membro di Futuro Nazionale da parte della Direzione Disciplinare Nazionale. Ad essere stato allontanato «a seguito delle sue ripetute sortite sulla stampa e sui social network foriere di attacchi ad altri iscritti del partito» è Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale (think tank storico di Futuro Nazionale).

 

Una notizia che arriva dopo una serie di sue dichiarazioni e posizioni divergenti rispetto a quelle del resto dei vannacciani. Prima di lui, nei giorni scorsi – questa volta in modo involontario –, Roberto Vannacci aveva fatto fuori anche Luca Bellotti, mentre sembra imminente l’annuncio di un secondo “estromesso”. «Non ero di certo l’unico all’interno del partito a non gradire il clima da Ventennio che si è creato», ha del resto raccontato Sforzini a Open.

 

Roberto Vannacci Luca Sforzini

«Ho ricevuto chiamate da amici giornalisti, che mi hanno detto che la notizia era uscita via agenzia. Non c’è stato nessun confronto, né chiarimento, né interlocuzione interna tra i fondatori che avevano aderito al movimento sin dai primi giorni della sua creazione». Una decisione quindi, quella dei vertici di FnV, per molti versi inattesa, anche se la stampa da giorni soffiava sulla polemica che avrebbe visto uno scontro all’interno di una chat whatsapp tra Sforzini e Roberto Jonghi Lavarini, esponente della destra radicale milanese, soprannominato il “barone nero”. «Ma lui non mi risulta sia neanche iscritto al partito», liquida l’ex vannacciano e «parliamo di uno che da fuori crea una chat in cui inserisce chiunque, fa polemiche, fa agitazione neonazista e antisemita». «Una chat del tutto irrilevante», prosegue, «ma comunque resta il dato politico».

 

 

(…)

Non sarebbe stato, secondo Sforzini, lo scontro via whatsapp con Lavarini a motivare i vertici di FnV alla decisione di espellerlo, nonostante quest’ultimo abbia confessato a Il Foglio la sua soddisfazione: «La sua espulsione – quella di Sforzini, ndr – era inevitabile, e anche la mia sollecitazione ha influenzato la scelta legittima e giusta dai vertici nazionali».

 

Luca Sforzini Roberto Vannacci

Secondo l’ex vannacciano, potrebbero semmai essere state «una serie di riflessioni culturali, contenute in un’esalogia, pubblicata sul sito del Centro Studi di Rinascimento Nazionale» a indispettire i vertici del partito. Interventi nei quali denunciava la cattiva influenza delle «cornacchie nere» in FnV, che avrebbero portato fuori strada l’ex generale, perché, ribadisce, «lui non è fascista, ma la sua classe dirigente lo è».

 

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I primi dubbi sulla coesione interna al partito erano sorti dopo l’addio del vannacciano Luca Bellotti, già consigliere e assessore regionale in Veneto, tre volte eletto alla Camera, che aveva restituito la tessera di Futuro Nazionale nei giorni scorsi, prendendo le distanze da Roberto Vannacci. Forte il disappunto per gli obiettivi mancata da una destra che si presentava come «rigorosa sui temi dell’immigrazione, della sicurezza, della legalità e del merito», rivelatasi poi però incapace di «rispetto verso le persone di qualunque credo o colore».

 

«Purtroppo avevo visto male», aveva continuato con rammarico Bellotti, deluso soprattutto dalla linea portata avanti in Veneto da Futuro Nazionale contro i diritti della comunità islamica.

 

Pronta la reazione di Sforzini, che lo aveva subito invitato a non prendere decisioni affrettate, per quanto fosse il primo ad avere molte critiche per le posizioni espresse in Veneto dal movimento:

roberto vannacci luca sforzini

 

«L’avevo invitato a temporeggiare un attimo, a ripensarci e a portare la battaglia dentro il partito anziché fuori», perché «non è abbandonando il campo che si ottiene soddisfazione». Niente di fatto per entrambi, a conti fatti, ma resta l’idea di continuare a interloquire, voltando pagina: «Ci siamo ripromessi di vederci. È qualcosa che faremo indubbiamente».

 

 

Dopo i due recenti fuoriusciti – forse a breve seguiti da un terzo – non è forse del tutto prematuro domandarsi quale sia il clima che circola tra i ranghi di FnV: «Il malcontento c’è, eccome», confessa Sforzini «poi c’è chi per carattere è più propenso a esporsi, e c’è chi è più timoroso, per carattere o per convenienza. Ma, certamente, queste sono sensibilità molto diffuse».

 

E poi precisa: «Non si deve immaginare che chi si avvicina al Futuro Nazionale sia un nostalgico di Papa Pio IX, o un nostalgico di Adolf Hitler, perché non è così». E lo dimostrerebbero anche i tanti messaggi ricevuti in giornata, molti provenienti da membri ancora iscritti al partito: «Solo messaggi di apprezzamento e d’incoraggiamento di gente che ha detto ciò che pensiamo tutti noi».

 

Roberto Vannacci

E sulle accuse mosse dal Ft che dipingono l’ex generale come il “cavallo di Troia” russo che metterà alla prova la presidente del Consiglio alle prossime elezioni, prontamente respinte al mittente dallo stesso generale, glissa: «Non ho elementi francamente, quindi non posso esprimermi».

 

Ma sulle posizioni assunte da FnV sul conflitto in Ucraina, si sbottona: «Sono un’atlantista, la risposta ne consegue direttamente». Non l’unico, forse, tra le file dei vannacciani, ma e difficile dirlo con certezza: «La questione è che nel partito sono questioni che non si discutono, perché nel partito non si discute, vige il “credere, obbedire e combattere”. Questo è un po’ il problema».

 

E chiude denunciando: «L’assemblea costituente a Roma è stata una passerella pre-organizzata con interventi pre-approvati dal tavolo di segreteria. Quindi, siccome nel partito non si discute di nulla e non si ragiona di nulla, anche capire quali siano gli orientamenti è sostanzialmente impossibile».