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“IN QUESTA SCUOLA CI SONO PIU’ TOPI CHE INSEGNANTI E NEI BAGNI NON C’E’ NEANCHE LA CARTA IGIENICA” – VIAGGIO NEL LICEO PAUL ELUARD DI SAINT-DENIS, NELLA BANLIEUE NORD DI PARIGI, DOVE SI È ACCESA LA MICCIA DELLA RIVOLTA STUDENTESCA CHE STA INCENDIANDO LA FRANCIA - I MANIFESTANTI HANNO RICEVUTO IL SOSTEGNO DEL MELENCHONIANO BALLY BAGAYOKO, SINDACO DELLA "FRANCE INSOUMISE", ELETTO APPENA SEI MESI FA: “LA VIOLENZA PUO’ ESSERE LEGITTIMA” – IL TRIBUNO ROSSO MÉLENCHON, IN CORSA PER LE PRESIDENZIALI, ACCUSA IL GOVERNO E BUTTA BENZINA SUL FUOCO: “BISOGNA TENERE TESTA ALLE BRUTALITÀ DELLA POLIZIA, NON CI SARÀ NÉ OBLIO NÉ PERDONO PER NESSUNO” - VIDEO
A.G. per “la Repubblica” - Estratti
La rivolta è partita dal liceo Paul Éluard, intitolato al poeta surrealista nato proprio in questa città.
LICEO PAUL ELUARD SAINT DENIS 56
A Saint-Denis, nella banlieue nord di Parigi, è iniziato tutto in questo istituto che gli studenti descrivono come il simbolo dell'abbandono della scuola pubblica nelle periferie. Topi negli edifici, muri che si sgretolano, servizi igienici degradati, insegnanti assenti e non sostituiti. «Il nostro liceo cade a pezzi, abbiamo una sola infermiera e nemmeno a tempo pieno, nessun assistente sociale, i bagni sono insalubri: tocca salire diversi piani per trovare della carta igienica, non c'è più sapone, non ci sono più specchi e a volte le porte non si chiudono neppure», racconta una studentessa.
Altri denunciano la presenza di topi persino nelle aule, presenza segnalata ormai da anni. Poi c'è la carenza cronica di insegnanti, con classi intere lasciate senza titolare né supplenti.
LICEO PAUL ELUARD SAINT DENIS 4
Così è partita la mobilitazione per «il diritto all'istruzione e alla dignità», che si è poi allargata a decine di altre città francesi.
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Sui cartelli compaiono slogan che riassumono la rabbia delle banlieue: «Lo Stato ignora i giovani delle periferie», «Soldi per l'istruzione, non per la guerra né per i padroni».
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A Saint-Denis i manifestanti hanno ricevuto il sostegno di Bally Bagayoko, sindaco della France Insoumise, eletto appena sei mesi fa. Bagayoko si è presentato più volte davanti al Paul-Éluard, ha cantato la Marsigliese insieme agli studenti e si è fatto fotografare con loro. «Le loro rivendicazioni sono legittime. Chiedono che la Repubblica li rispetti», ha detto, invitando il premier Lecornu a venire personalmente a Saint-Denis e respingendo le accuse di strumentalizzazione politica della protesta.
Bagayoko ha poi denunciato una risposta dello Stato troppo concentrata sull'ordine pubblico: «La violenza può essere legittima» ha detto a proposito delle scene di devastazione intorno al movimento . Parole che gli sono costate un segnalamento alla procura di Bobigny da parte del prefetto di polizia per una possibile «provocazione a commettere un reato».
Jean-Luc Mélenchon, in corsa per le presidenziali, ha chiesto a eletti, militanti e persino genitori dei ragazzi di «interporsi» tra i liceali e le forze dell'ordine quando intervengono per sgomberare i blocchi, accusando il governo di aver scelto la repressione. «Bisogna tenere testa alle brutalità della polizia» ha scandito davanti ai militanti, aggiungendo che «non ci sarà né oblio né perdono per nessuno».
Una linea combattiva che ha alimentato le accuse del governo di strumentalizzare il movimento. Ieri sera il leader della France Insoumise ha postato sui suoi profili social un lungo messaggio video per chiamare il movimento alla "non violenza".
melenchon
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Jean Luc Melenchon 2
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