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Anais Ginori per "Repubblica"
Era il simbolo di una vergogna nazionale, mandato via nell'ignominia, tra fischi e fiaschi. Ora Raymond Domenech, 60 anni, assapora un risarcimento postumo in vita, quasi un principio di riabilitazione a mezzo stampa. L'ex "cattivo maestro", l'allenatore della Nazionale passato dalle vette sfiorate durante i Mondiali 2006 fino al vergognoso ammutinamento dei Bleus nel 2010, sembra definitivamente sdoganato. Da settimane ormai sembra uscito dall'oblìo, almeno sul mercato editoriale. Il suo libro "Tout seul", Da Solo, è in cima alle classifiche.
L'editore Flammarion ha già venduto oltre centomila copie, costretto a ristampare il volume più volte. Un successo che ha sorpreso un po' tutti, persino l'urticante Domenech, uomo sempre polemico che ha riconquistato un po' di consensi attraverso un sincero mea culpa, atto raro nella categoria.
Nelle oltre trecento pagine di autobiografia, l'ex ct ammette gli errori, consapevole di non aver saputo tenere un gruppo di "bad boys" come Franck Ribery, definito «diva insensibile », e Nicolas Anelka, «un dilettante che ha ucciso il gruppo». Fu proprio Anelka a insultarlo provocando il clamoroso "sciopero bianco" della Nazionale, le annesse polemiche, una convocazione all'Eliseo, e infine la sua cacciata da parte della Federazione calcio.
Domenech racconta di essersi sentito più volte abbandonato, critica alcuni Bleus che faticano a cantare la Marsigliese notando invece l'afflato patriottico dell'italiano Gianluigi Buffon. La rievocazione della finale con gli Azzurri del 2006, persa ai rigori e con il famoso "coup de boule" di Zinedine Zidane a Marco Materazzi, è ancora un «ricordo doloroso». L'ex allenatore confessa di aver continuato a sognare, come un incubo, quella vittoria mancata. Nel pagare un tributo al gioco di Materazzi, definito nel bene e nel male come il "vero protagonista della finale", Domenech ribadisce il valore di Zidane, «fuoriclasse assoluto».
Nonostante un'accoglienza positiva da parte dei lettori e della stampa sportiva, che ha apprezzato lo sforzo di autocritica, il libro di Domenech non ha ricevuto gli stessi
giudizi nel mondo del calcio. «L'opinione di una persona incapace non mi interessa» ha detto l'ex giocatore, Robert Pires, che portava la maglia dei Bleus vincitori dei Mondiali
â98. Il presidente della Federazione francese di calcio, Noel Le Graet, ha commentato: «Il libro è importante soprattutto per Domenech ».
Dal 2010 l'ex ct si accontenta di fare il commentatore televisivo, ma spera di tornare presto ad allenare, senza deprimersi per le continue porte sbattute in faccia. «Ho deciso di fare un libro dopo quello che è successo agli ultimi Europei». Il fallimento del suo successore, Laurent Blanc, gli ha rinforzato una antica certezza. I Bleus hanno un grosso problema con il concetto di «fare squadra». E forse i francesi cominciano a essere d'accordo con lui.
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