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VISCO FA UN ASSIST AL GOVERNO DEL PRESIDENTE (D’ALTRA PARTE SONO STATI MATTARELLA E DRAGHI AD IMPORRE LA SUA CONFERMA): "SERVE STABILITÀ PER RISOLVERE DEL TUTTO LA CRISI BANCARIA" – IL GOVERNATORE DELLA BANCA D’ITALIA CONTRO LA UE: BISOGNA CORREGGERE “GLI ECCESSI DI RIGIDITA’” DEI MECCANISMI EUROPEI
"C'è bisogno di stabilità e fiducia innanzitutto" per risolvere le ultime debolezze delle banche italiane. Lo afferma il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco nella lectio magistralis a Tor Vergata, secondo cui "interventi generalizzati, concitati e prociclici non sono d'aiuto" e occorre correggere "gli eccessi di rigidità" dei meccanismi europei di gestione delle crisi bancarie.
Il messaggio di Visco è in ogni caso rassicurante: la crisi delle banche più deboli è stata superata, "il giudizio dei mercati sulle prospettive" degli istituti italiani "è migliorato" e si "sono dissipati i timori sulla tenuta del sistema".
Il governatore è così tornato sul varo dell'addendum della Bce alle linee guida sui crediti deteriorati e della proposta legislativa in materia di rettifiche sui crediti deteriorati della Commissione Ue che "prevedono tempi stringenti entro i quali le banche devono operare una integrale svalutazione dei crediti". Misure che però, avvisa Visco, "hanno effetti diversi a seconda delle procedure di recupero dei crediti nei diversi stati" e in Italia dove i tempi sono "nettamente più lunghi" potrebbe arrivare "una indesiderata riduzione dell'offerta di credito in termini sia di costo sia di disponibilità delle banche a offrire i prestiti, specialmente non garantiti".
Per questo "è necessario agire rapidamente per accorciare i tempi delle procedure di recupero dei credito" e le banche "dovranno proseguire nello sforzo di rendere più efficaci le loro procedure interne". Le riforme normative introdotte nel 2015 e 2016 "stanno dando i primi frutti. Passi ulteriori sono necessari". Il governatore torna anche a sottolineare la necessità di una società nazionale di gestione degli attivi che però, anche dopo il blue print presentato dalla Commissione lo scorso marzo "non introduce incentivi evidenti" e rischia di essere "un'occasione persa".
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