DAGOREPORT – QUANDO SI VOTA? SARÀ ANCHE UNA “FISSAZIONE”, COME HA DETTO OGGI GIORGIA MELONI AI…
LA LEZIONE DELLE ELEZIONI AMERICANE SULLA CRISI DELLA DEMOCRAZIA E LA SITUAZIONE “CONFUSA” IN ITALIA - IL PADRE NOBILE DEM LUIGI ZANDA: "IN USA LA SOVRANITA' POPOLARE HA ARGINATO L'AUTORITARISMO TRUMPIANO. IN ITALIA LEADERISMO E MOVIMENTISMO NON SONO RISPOSTE ADEGUATE. SENZA IL CONTRIBUTO DI PARTITI RICCHI DI CONFRONTO INTERNO E DI BUONA ORGANIZZAZIONE, QUALSIASI POTERE POLITICO È DESTINATO A UNA VITA DIFFICILE E BREVE" – I PIZZINI A ELLY SCHLEIN: “FINO AGLI ANNI ’70 DEL NOVECENTO I SEGRETARI DI PARTITO NON CONSIDERAVANO NECESSARIO DIVENTARE MINISTRI IMPORTANTI O PRESIDENTI DEL CONSIGLIO. LE AMBIZIONI PERSONALI DANNEGGIAVANO CHI LE ESIBIVA TROPPO” – “UN LEADER È TALE PER IL CONSENSO, MA LA SOLIDITÀ DELLA SUA POSIZIONE E LA SUA MORALITÀ DEMOCRATICA POGGIANO SULLA FORZA CIVILE E POLITICA DEL SUO PENSIERO…”
Luigi Zanda per il “Sole 24 Ore” - Estratti
Dopo due anni di presidenza Trump, nel tempo delle guerre, dell’inflazione, delle disuguaglianze e dell’intelligenza artificiale, la sovranità popolare e la ribellione alla prepotenza hanno salvato la democrazia americana. Il risultato clamoroso delle elezioni di metà mandato negli Usa avrà un’importanza ancora maggiore se ci aiuterà a capire se la democrazia che conosciamo è ancora in grado di misurarsi con gli interrogativi del nostro tempo o se siamo entrati subdolamente in una fase di post democrazia (...)
(...) Oggi sappiamo che la sovranità del popolo può arginare l’autoritarismo trumpiano.
L’alfa e l’omega del pensiero di Putin sono la fine dell’Urss e il rischio che la democrazia contagi la Russia. Per lui la dissoluzione dell’Unione Sovietica è stata “la più grande tragedia geopolitica del XX secolo”, mentre “l’idea liberale è obsoleta” e le democrazie sono moribonde. Quando uscì l’intervista di Putin sulla morte della democrazia, la reazione dei leader occidentali fu silenziosa.
(...) Qual è la verità? Ha ragione Putin che dà per morta la democrazia o ha ragione chi pensa che sia una crisi passeggera? Per un Paese come l’Italia, dalla risposta a questa domanda-chiave dipendono scelte di politica interna e il posizionamento internazionale.
(...) In questo quadro, a chi spetta la difesa della democrazia, dei suoi valori, delle sue istituzioni e delle sue prassi?
Sul piano politico, è la prima delle responsabilità dei partiti democratici e della cultura democratica. Ma per le forze politiche italiane l’analisi delle cause della difficile condizione della democrazia non è il primo dei problemi. I segnali della crisi delle democrazie sono molto trascurati.
Il potere legislativo passa dal parlamento al governo, leggi elettorali sempre più maggioritarie alterano la volontà popolare, la magistratura perde autonomia, l’informazione subisce l’influenza della politica e dell’economia. Scambiando i sintomi con la malattia, spesso a destra e a sinistra prevale la tentazione di curare il declino della democrazia rafforzando la governabilità e cioè dando più potere al governo.
Ma nuove regole maggioritarie non fermano il declino della democrazia nei suoi gangli più strategici: parlamento, magistratura, informazione. Il punto è che la crisi della democrazia ha origine nelle difficoltà dei partiti, nell’assenza di grandi visioni e di nuove idee, nella frantumazione della rappresentanza, nei gruppi dirigenti inadeguati. Pensare che i problemi dei partiti e la debolezza del sistema politico possano essere curati con ripetute modifiche delle regole elettorali è un’illusione.
Anche architetture presidenziali costruite con la massima attenzione alle esigenze della governabilità come i presidenzialismi americano e francese, possono entrare in crisi per la trasformazione dei loro partiti in comitati elettorali e per la dimensione leaderistica della politica.
Negli Usa la fragilità dei repubblicani e dei democratici ha consentito a Trump di introdurre nella democrazia americana vistosi elementi di autoritarismo e di culto della personalità, tanto da fargli dire che ha perso le elezioni di metà mandato perché non c’era il suo nome nella scheda!
Anche Macron è un presidente azzoppato. Non per carenze del semi presidenzialismo francese, ma per il logoramento di partiti convertiti in larga parte alle estreme di Le Pen e Melenchon. Washington e Parigi confermano che l’origine delle crisi della democrazia è nella debolezza delle culture politiche e nel disfacimento dei partiti.
GIORGIA MELONI - FESTA DELLE FORZE ARMATE - FOTO LAPRESSE 1
Buone regole e un corretto assetto delle istituzioni sono elementi costitutivi della democrazia, ma è la politica che la tiene in piedi. Le leggi e l’ordinamento sono strumenti regolatori vitali per l’ordinato vivere delle nazioni, ma non ne costituiscono l’anima. Il cemento ideale delle democrazie è la sovranità popolare che si esprime nella politica, nel pensiero politico, nel confronto delle idee.
(...) Qualche parola, infine, sull’Italia. Di fronte ai grandi cambiamenti in atto nel mondo e alla necessità di dare risposte a domande inedite, la nostra democrazia appare in difficoltà, disorientata e confusa.
Leaderismo e movimentismo non sono la cifra di una politica per i tempi nuovi, ma una regressione verso formule più elementari e più disordinate. Il nostro ordinamento costituzionale affida alla forza organizzata dei partiti politici la funzione storica di concorrere col metodo democratico a determinare la politica nazionale e a favorire il progresso della società.
La trasformazione dei partiti in comitati elettorali ne modifica in profondità il ruolo e li fa diventare dei meri strumenti di ricerca del consenso intorno al leader. È un cambiamento profondo. Sino a tutti gli anni 70 del secolo scorso, molti dirigenti politici ritenevano che occupare una posizione importante nel proprio partito fosse un onore maggiore che andare al governo, un segno del primato della politica. I segretari di partito non consideravano necessario diventare ministri importanti o presidenti del Consiglio. Era un tempo nel quale anche i leader di piccoli partiti o di piccole correnti di grandi partiti avevano grande autorevolezza per la forza del loro pensiero politico. Le ambizioni personali danneggiavano chi le esibiva troppo.
Quel passato non tornerà. Ma sottintendeva una concezione di democrazia parlamentare nella quale anche oggi ci si può riconoscere. Nessuno possiede la formula magica con cui ridare forza alla democrazia.
Ma c’è qualcosa che la storia recente ci ha insegnato.
Una politica gretta, che privilegia la tattica alla strategia e antepone la fedeltà alla lealtà, non solo umilia chi la pratica, ma soprattutto mortifica la democrazia. Il primo passo per contraddire chi sostiene che la democrazia è morta, è la presa di coscienza che senza il contributo di partiti ricchi di confronto interno e di buona organizzazione, qualsiasi potere politico è destinato a una vita difficile e breve. E che un leader è tale per il consenso, ma la solidità della sua posizione e la sua moralità democratica poggiano sulla forza civile e politica del suo pensiero.
LA FOTO DI TRUMP PUBBLICATA DAI SOCIAL DELLA CASA BIANCA DOPO LA SCONFITTA ALLE MIDTERM
DAGOREPORT – QUANDO SI VOTA? SARÀ ANCHE UNA “FISSAZIONE”, COME HA DETTO OGGI GIORGIA MELONI AI…
DAGOREPORT – TRUMP È IMBALLATO E IMBAMBOLATO MA UN ANIMALE FERITO È ANCORA PIÙ PERICOLOSO. LA…
DAGOREPORT - PER IL CAMPO LARGO C’E’ UNA STRADA TRA…I BOSCHI - AL TEATRO BRANCACCIO, INSIEME A…
DAGOREPORT - AIAC, CHE MALE PER ULIVIERI! NELLA BATTAGLIA MALAGÒ-GALLIANI PER LA GUIDA DELLA FIGC,…
FLASH! - A "QN" SERVONO PIU' DESKISTI E MENO BELLE PENNE – CHE CI FACEVA L’EX DI LEONARDINO DEL…
DAGOREPORT - LA MEGA-BATOSTA SUBITA DA TRUMP ALLE MIDTERM PROVOCHERÀ UN EFFETTO DOMINO CHE…