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ZELENSKY SORRIDE PER LA DISFATTA DI TRUMP ALLE MIDTERM – IL RISULTATO DELLE ELEZIONI NEGLI USA È UNA PESSIMA NOTIZIA PER PUTIN – L’AMBASCIATORE STEFANINI: “NEL GIRO DI DUE MESI ZELENSKY E L’UCRAINA AVRANNO DI NUOVO UN CONGRESSO AMICO A WASHINGTON. NELLE PROSSIME SETTIMANE SARANNO SOTTO PRESSIONE, MILITARE DI PUTIN E DIPLOMATICA DI TRUMP, IL SOSTEGNO EUROPEO È FONDAMENTALE PER AIUTARE KIEV A NON ESSERE SCHIACCIATA IN UNA TENAGLIA RUSSO-AMERICANA. ALTRO PERDENTE È BENJAMIN NETANYAHU…”

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Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per “QN – Quotidiano nazionale”

 

LO TSUNAMI BLUE DEMOCRATICO ALLE ELEZIONI DI MIDTERM

Due anni fa’ l’America scelse Trump. Per due anni il mondo l’ha o abbracciato o subito; assecondato molto, contrastato poco, ma comunque accettato. Ieri l’America l’ha ripudiato. Politicamente non istituzionalmente:r imane Presidente fino al 20 gennaio del 2029, un’eternità nel disordine internazionale regnante, in buona parte causato dallo stesso Trump.

 

Azzoppato certo, ma con tutti i notevoli poteri in politica estera e nella sicurezza nazionale riconosciutigli dalla Costituzione – e non è certo nuovo ad allargarseli più dei predecessori. Cosa ne farà? La domanda aleggia da Berlino a Pechino, da Mosca a Bruxelles.

 

volodymyr zelensky donald trump

Ieri Donald Trump ha ignorato tutto e si è rifugiato nel decantare il rinnovamento architettonico della Casa Bianca. Nello sbalordimento generale. Non sarà così per sempre. Rimane una presenza internazionale dominante, avendo dietro di sé la massima potenza economica e militare. Sa usarla. Può sempre intimorire con missili o con dazi.

 

[…]  Il risultato delle Midterm cancella la forza di soggezione esercitata sugli altri leader, alleati o avversi. Pochi gli hanno apertamente tenuto testa – Xi Jinping fra i secondi, Mark Carney fra i primi. Ora altri se ne scopriranno capaci.

 

elezioni di midterm 2026 usa foto lapresse 5

Donald Trump continuerà ad avere l’ascolto di simpatizzanti come Vladimir Putin o Kim Jong-un, nonché di alleati ideologici come Javier Milei. Con più di una punta di delusione, scoprirà di aver credito solo a termine.

 

Gli interlocutori si domanderanno infatti due cose: quanto può promettere senza vederselo bloccato dal Congresso; chi viene dopo di lui. Non c’è nulla di peggio che parlare con qualcuno che ti guarda dietro le spalle aspettando di parlare con qualcun’altro.

 

murale vladimir putin donald trump

Ieri, l’America si è risvegliata alla rovescia. Maggioranze in Congresso massicciamente invertite, roccaforti espugnate in Texas e nel Sud, il primo senatore dichiaratamente gay, il primo di culto musulmano – e dichiaratamente socialista. Per l’Europa e per il mondo non c’è rovesciamento. Stesso Presidente, presumibilmente stessa, o analoga, politica estera.

 

Più mitigata dove il Congresso riesce a mettere dei paletti – su un intervento semi-militare su Cuba? Sulle pretese groenlandesi? Forse più aggressiva dove il Presidente ha mano libera magari con qualche simpatia del pubblico, con l’Iran sul programma nucleare di Teheran o con l’Unione europea, rivale commerciale e approfittatore in sicurezza.

 

[…]

 

stefano stefanini

Sul piano internazionale ed europeo si possono fare tre ordini di considerazione. Uno, chi ci guadagna e chi ci perde. Fra i secondi Vladimir, fra primi, Volodymir. Nel giro di due mesi Zelensky e l’Ucraina avranno di nuovo un Congresso amico a Washington. Nelle prossime settimane saranno sotto pressione, militare di Putin e diplomatica di Trump, il sostegno europeo è fondamentale per aiutare Kiev a non essere schiacciata in una tenaglia russo-americana. Altro perdente, Benjamin Netanyahu.

 

In Israele cominciano i negoziati perla formazione del nuovo governo; l’opposizione ha subito detto che con la nuova maggioranza a Washington bisogna che Bibi si faccia da parte. Cercherà di giocare la carta di riprendere la guerra con l’Iran su cui Trump è in mezzo al guado. Altri vincenti i pasdaran.

 

DONALD TRUMP ALLA CASA BIANCA MOSTRA LA SUA FOTO CON VLADIMIR PUTIN - FOTO LAPRESSE

Se si negozia hanno una mano più forte, aspettando un Congresso che taglierebbe i fondi perla guerra. È stato eletto per porvi fine. Due, cosa succede con l’Europa che Trump non ama. Può accentuare il confronto sul terreno commerciale – nuovi dazi - e della regolamentazione Ue sulle Big Tech. Si ergerebbe così a paladino degli interessi nazionali e dei posti di lavoro americani.

 

Bruxelles lo sa e non si attende ammorbidimenti da Washington. La Nato tira invece un respiro di sollievo. Il nuovo Congresso sarà un forte freno agli istinti antiatlantici dell’amministrazione.

 

Tre, la galassia Mega – le forze politiche europee che si ispirano al trumpismo – vede frantumarsi la potente sponda americana. Prendere le distanze – come ha già abbondantemente fatto Marine Le Pen – o rimanere fedeli? [...]

LAME DONALD DUCK - TRUMP IN VERSIONE PAPERINO ANATRA ZOPPA BY DRUDGE REPORT

 

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky