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    QUANTI INCASSI FARA’ IL NUOVO FILM DI VELTRONI SUL CONCERTO RITROVATO DE ANDRE’&PFM? - ‘LIBERO’ ELENCA I FLOP DI 'WALTERLOO' CHE REPLICA: “NON CHIEDO QUANTE COPIE VENDE IL VOSTRO GIORNALE, MA NON È DETTO CHE CIÒ CHE VENDE DI PIÙ SIA DI PER SÉ PIÙ BELLO” - LA CONTROREPLICA: "È GIUSTO CHIEDERSI SE QUELLO DI VELTRONI POSSA AMBIRE AL TITOLO ALTISONANTE DI FILM: IL REGISTA SI CIMENTA PIUTTOSTO IN UN' OPERAZIONE MODELLO ‘TECHETECHETÉ’. E LA PFM… - VIDEO


     
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    Gianluca Veneziani per “Libero quotidiano”

     

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    Quanti incassi farà il nuovo film di Walter Veltroni? È doveroso chiederselo visti i precedenti disastrosi: il suo penultimo film, C' è tempo, sua prima opera di fiction, ha ottenuto la miseria di 320mila euro. Il suo documentario del 2017, Indizi di felicità, aveva fatto ancora peggio, racimolando 60mila euro.

     

    Forti di questi numeri, abbiamo chiesto al regista quali incassi, a suo giudizio, potrebbe fare il suo documentario presentato ieri a Milano, Fabrizio De André & Pfm. Il concerto ritrovato, nelle sale dal 17 al 19 febbraio, in occasione degli 80 anni dalla nascita di Faber.

     

    Veltroni non risponde sugli incassi, ma un po' si incazza: «Il mio film su Berlinguer», dice, «è andato meglio (608mila euro, la centesima parte di quanto incassa un film di Zalone, ndr). Indizi di felicità invece, quando è passato in tv, ha fatto un milione di spettatori». Ah be'. Poi l' affondo diretto contro Libero: «Non le chiedo quante copie vende il suo giornale, ma non è detto che ciò che vende di più sia di per sé più bello». Abbiamo capito, Walter se l' è presa.

     

    Eppure la sua risposta non ci toglie la convinzione che, comunque vada, anche questo film sarà un insuccesso.

     

    veltroni film de andrè-pfm veltroni film de andrè-pfm

    La pellicola nasce da un ritrovamento fatto da Franz Di Cioccio, il cantante e batterista della Premiata Forneria Marconi (Pfm), che si è imbattuto nel regista Piero Frattari, il quale conservava da 40 anni un documento video mai edito: la registrazione del concerto di De André e della Pfm a Genova del 3 gennaio 1979, unica traccia filmata della loro tournée. Una testimonianza importante, se si considera la rivoluzione che quella collaborazione determinò, segnando la prima partnership in Italia tra musica rock e musica d' autore.

     

    Non si mette dunque in discussione il valore storico del ritrovamento. È lecito però porsi la domanda sull' opportunità di farne un documentario, visto che De André in primis era contrario a qualsiasi registrazione video della tournée (sebbene quella di Frattari non fosse clandestina). In seconda battuta, è giusto chiedersi se quello di Veltroni possa ambire al titolo altisonante di film: il regista si cimenta piuttosto in un' operazione d' archivio modello Techetecheté.

     

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    Si limita a fare il compitino, componendo una noiosa cornice introduttiva, ossia raccogliendo le testimonianze dei membri della Pfm, di Dori Ghezzi, dell' attore David Riondino e del fotografo Guido Harari. E quindi, dopo alcune riprese in un trenino con alcuni protagonisti, e qualche immagine spericolata, tra personaggi che parlano di spalle o fuori campo, fa partire il concerto di oltre un' ora nella versione restaurata. Di nuovo ci sono solo le parole in sovrimpressione di alcuni brani di De André. Ammazza che lavoro di regia...

     

    A ciò si aggiungono le punzecchiature che in conferenza stampa fanno gli stessi protagonisti della pellicola. Il chitarrista della Pfm Franco Mussida, pur riconoscendo che «mi è piaciuta la bellezza della voce di Fabrizio», sottolinea: «Mi è dispiaciuto non avvertire l' energia del gruppo, il suono di basso e batteria». Mentre gli altri componenti della Pfm, scherzando (ma non troppo), fanno notare che nel filmato del concerto si vede pressoché solo De André. Il bassista Patrick Djivas: «Noi non ci si vede molto.

     

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    Ma la cosa è talmente potente che chi l' ha fatta quasi non ha importanza». Di Cioccio: «Anche se io non ci sono, non mi frega niente». E Dori Ghezzi, riferendosi a Di Cioccio: «È difficile riuscire a vederti sul palco. Dispiace tanto perché tu sei un frontman». In compenso nel documentario non si vede né si sente Veltroni. E forse questa è la parte migliore del film.

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