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    IL CINEMA DEI GIUSTI - RITORNA L’HORROR INTELLETTUALE DI ARI ASTER CON IL SUO SECONDO FILM, “MIDSOMMAR – IL VILLAGGIO DEI DANNATI” - AL CENTRO DI TUTTO È IL PERSONAGGIO DI DANI ASTER, INTERPRETATO DA UNA SUPERBA FLORENCE PUGH, GIÀ DIVENTATA UNA STAR DA SUPEREROI MARVEL, E IL SUO ISOLAMENTO TOTALE - VIDEO


     
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    Marco Giusti per Dagospia

     

    MINDSOMMAR - IL VILLAGGIO DEI DANNATI MINDSOMMAR - IL VILLAGGIO DEI DANNATI

    Quel che ci vuole è una bella vacanza in Svezia! Ritorna l’horror intellettuale di Ari Aster, già acclamato regista di Hereditary, che con il suo secondo film, Midsommar – Il villaggio dei dannati, è già diventato un personaggio di culto nel cinema americano. Che vi piaccia o meno, perché Mindosommar può non piacere a tutti e proprio come horror non fa così paura, è un film assolutamente da vedere sia perché ci svela un regista di grandi ambizioni ma anche di grande talento, soprattutto nella prima parte del film, sia perché è un saggio profondo sulla mancanza di futuro e sulle patologie della classe bianca media, come ci racconta su “L.A. Review of Books” un articolo di Rachel Elizabeth Jones.

     

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    Al centro di tutto è il personaggio di Dani Aster, interpretato da una superba Florence Pugh, già diventata una star da supereroi Marvel, e il suo isolamento totale. Il fidanzato Christian, Jack Raynor, è incapace di sentirla. La sorella bipolare, dopo averla avvertita, si uccide e uccide col gas di scarico anche i loro genitori.

     

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    Per tutto il film Dani deve elaborare un lutto e l’idea della perdita di una famiglia che saranno i temi portanti del suo percorso perverso. Perché Christian ha la bella idea di portarla con i suoi amici studiosi in Svezia, a Hargo, dove una antica comunità celebra ogni 90 anni certi festeggiamenti tribali della primavera. Una occasione da non perdere, diciamo… Così Dani, che non riesce ancora a spiegarsi cosa sia accaduto alla sua famiglia e perché, si ritrova in una situazione ancora più assurda in mezzo a un gruppo di giovani maschi che sembrano del tutto disinteressati a lei.

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    Più che all’orrore che vedremo, legato alle antiche usanze svedesi, ma che somigliano molto a quelle di vecchi horror classici come The Wicker Man, quello che stupisce è il ritratto di questi americani che non si capisce su cosa siano concentrati, ma che affrontano tutto con una supponenza da ragazzotti in vacanza senza che però provino mai un minimo di compassione per il personaggio di Dani.

     

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    Da una parte c’è quindi la dissoluzione di una famiglia e l’incapacità di ricostruirla, dall’altra c’è l’orrore di una nuova famiglia che ha bisogno di rigenerarsi. Ari Aster gioca con lo spettatore non volendo costruire il solito horror, ma facendolo pensare all’horror del quotidiano e della società americana da dove è partito. Un po’ come in Us di Jordan Peele, che è decisamente più riuscito. Ma Midsommar, 24 milioni di dollari in America, non è un film da sottovalutare e spiega parecchio sul disastro di una gioventù che sta venendo nella vecchia Europa carica di violenza e di indifferenza. Già in sala.

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