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"BIMBI TRANS. PICCOLI CORPI, GRANDI BUGIE" - IL LIBRO DELLA GIORNALISTA ALESSANDRA ARACHI CHE HA MANDATO IN SUBBUGLIO L’AMBIENTE MEDICO-SCIENTIFICO SUI GRAVI PROBLEMI RELATIVI ALLA SOMMINISTRAZIONE DI TRIPTORELINA AI BAMBINI - IL FARMACO BLOCCA LA PUBERTÀ PER I RAGAZZI IN ATTESA DELLA DECISIONE SUL CAMBIAMENTO DI SESSO - ARACHI: "SERVIVA PER EVITARE DI FAR CRESCERE I CARATTERI SESSUALI SECONDARI. E BASTA. QUINDI IL SENSO ERA INDIRIZZARE ALLA TRANSIZIONE DI GENERE. DIRETTAMENTE. DECIDERE FIN DA SUBITO CHE UN BAMBINO AVREBBE CAMBIATO IL SESSO ASSEGNATO ALLA NASCITA GIÀ A DIECI, UNDICI, DODICI ANNI. ERA TROPPO..."
Estratto, pubblicato dal "Corriere della Sera", di «Bimbi trans. Piccoli corpi grandi bugie», edito da Rubbettino.
bimbi trans. Piccoli corpi grandi bugie
Il 10 aprile 2018 il direttore generale dell’Agenzia del farmaco scriveva al presidente del Comitato nazionale di bioetica per chiedere un parere in merito all’eticità sul possibile utilizzo della triptorelina per il trattamento di pazienti adolescenti affetti da disforia di genere.
E motivava così la richiesta: «Al fine di prolungare la fase di diagnosi e confermare la stabilità della patologia». Forse basterebbe l’ultima parola. Patologia. L’Agenzia del farmaco aveva scritto che considerava la disforia di genere una patologia. Non condizione clinica. Patologia.
È grazie all’Agenzia del farmaco che ha chiesto quel parere e lo ha avuto se oggi si può usare la triptorelina per bloccare la pubertà dei bambini. Che secondo il linguaggio tecnico sono considerati bambini malati di disforia di genere. I termini non sono casuali. L’Agenzia del farmaco stava chiedendo l’autorizzazione per usare sui bambini un farmaco tanto invasivo. Non uno sciroppo per la tosse.
L’indicazione per l’uso della triptorelina oggi è rimasta invariata. La voglio ripetere, spezzando la frase. Prolungare la fase di diagnosi. Ovvero. Prolungare il periodo di valutazione. Quindi. Confermare la stabilità della patologia. Ovvero. Verificare la persistenza e la stabilità della disforia di genere. E qui ero arrivata al punto in cui i pezzi del puzzle si incastravano e completavano il quadro. Dire che sono rimasta interdetta non rende bene l’idea.
TRANSIZIONE DI GENERE - TRATTAMENTI SANITARI
Nell’abstract è scritto chiaro. La persistenza della disforia è già stata verificata. Gli studi olandesi lo hanno già riscontrato che con i bloccanti della pubertà la disforia di genere non cambia. Il famoso studio del 2011 che ha come prima firma Annelou de Vries, una colonna del protocollo olandese.
Questo studio l’Agenzia del farmaco lo ha messo a supporto della richiesta al Comitato bioetico. Lo cita nella relazione di accompagnamento. Ma ne cita soltanto un pezzo. Nella richiesta viene omessa la misurazione della disforia di genere. È una scelta casuale? Scrivere che grazie ai bloccanti della pubertà il funzionamento psicologico dei bambini migliora. E invece non scrivere che bloccare la pubertà non porta miglioramento alla disforia di genere. Fa la differenza. Faceva quella differenza che cambiava davvero tutte le carte in tavola? Mi ripetevo a loop le informazioni. Ci giravo intorno.
TRANSIZIONE DI GENERE - TRATTAMENTI SANITARI
Ma la risposta portava sempre lì. La triptorelina veniva somministrata per bloccare la pubertà. E questo è evidente. Ma non serviva per verificare se la disforia di genere migliorava. Lo diceva lo studio olandese. Quindi il farmaco serviva per evitare di far crescere i caratteri sessuali secondari. E basta. Quindi il senso era indirizzare alla transizione di genere. Direttamente. Ma era troppo. Decidere fin da subito che un bambino avrebbe cambiato il sesso assegnato alla nascita.
Già a dieci, undici, dodici anni. Era troppo. Ho riletto il documento dell’Agenzia del farmaco. Tante e tante volte. Veniva richiesta l’indicazione per l’uso della triptorelina già sapendo che sarebbe servita ad altro? Detto così mi sembrava davvero un eccesso. Che non soltanto cambiava le carte in tavola. Faceva saltare il banco. Ho alzato gli occhi dai fogli. Era entrata Salvina con il suo turbante da odalisca.
Lo indossa quando si mette ai fornelli. E dai fornelli mi aveva portato un piattino con un assaggio della zuppa gallurese. Non era liquida, aveva una consistenza tipo budino. Era buonissima. Ma non era il momento di mangiare. Dovevo tornare in camera e studiare. Non potevo limitarmi all’abstract. Lo studio olandese del 2011 lo dovevo leggere per intero. Analizzare anche i punti e virgola.
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