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FINALMENTE UN’OTTIMA NOTIZIA! – UN TEAM DI SCIENZIATI AMERICANI È RIUSCITO A INDIVIDUARE IL PUNTO DEBOLE DI DIVERSI TUMORI INDIVIDUANDO COSÌ IL BERSAGLIO DI NUOVE TERAPIE ANTICANCRO DAGLI EFFETTI COLLATERALI MINIMI: I RICERCATORI HANNO SCOPERTO CHE È POSSIBILE INTERROMPERE IL SISTEMA DI COMUNICAZIONE NELLE CELLULE TUMORALI, RIUSCENDO A NON INTACCARE QUELLE SANE - QUESTO PERCHÉ È STATO SCOPERTO CHE LE CELLULE CANCEROSE SONO PRIVE DI UN ENZIMA CHE...
(ANSA) - Un punto debole che accomuna una gamma sorprendentemente ampia di tumori potrebbe diventare il bersaglio di nuove terapie anticancro dagli effetti collaterali minimi.
Questo trattamento 'ad ampio spettro' potrebbe risultare efficace per un gran numero di pazienti: il meccanismo colpito, infatti, si riscontra in quasi tutti i tumori del colon-retto, in oltre la metà di quelli della mammella e in quote significative di tumori al fegato, ai polmoni, alla prostata, alla pelle, alle ossa e all'apparato riproduttivo femminile.
Il nuovo approccio, pubblicato sulla rivista Nature Chemical Biology, è stato messo a punto dal gruppo di ricercatori guidato dalla Weill Cornell Medicine di New York, la scuola di medicina della Cornell University.
I primi esperimenti condotti su cellule coltivate in laboratorio hanno dato risultati molto promettenti, e i farmaci potrebbero dunque approdare presto alla sperimentazione clinica.
Il bersaglio dell'innovativa strategia è una via di segnalazione chiamata 'via Wnt', un complesso sistema di comunicazione cellulare che trasmette segnali dall'esterno all'interno della cellula.
Tale via risulta spesso iperattiva nei tumori ma, finora, attaccarla senza danneggiare anche le cellule sane è stato estremamente complicato. Ora, i ricercatori coordinati da Lukas Dow hanno scoperto che molte cellule cancerose sono prive di uno dei due enzimi che servono a sostenere il meccanismo.
Colpendo esclusivamente l'enzima rimasto, gli autori dello studio hanno potuto interrompere il sistema di comunicazione nelle cellule tumorali, mentre quelle normali che possiedono entrambi gli enzimi hanno potuto proseguire la loro attività.
"C'è ancora molto lavoro da fare - afferma Dow - ma questo sembra un raro esempio di come sia possibile usare la genetica delle cellule tumorali per colpirle, risparmiando le cellule sane".
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