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    PECUNIA NON OLET - SAN MARINO CONFISCA IL TESORO DEL DITTATORE DEL CONGO SASSOU-NGUESSO, CHE ANNI FA SCELSE IL MICROSTATO E LE SUE RISERVATISSIME BANCHE PER DEPOSITARE UNA PARTE DEI SUOI SOLDI SPORCHI - IL BROKER FRANCESE CHE LI GESTIVA LI AVEVA USATI PER SPESE FOLLI, ED È STATO BECCATO DAI MAGISTRATI DEL TITANO CHE ORA SI PAPPANO 19 MILIONI. SONO QUASI 600 EURO PER ABITANTE, COME SE GUALTIERI TROVASSE D’UN COLPO 35 MILIARDI


     
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    denis sassou nguesso denis sassou nguesso

    Mario Gerevini per www.corriere.it

     

    Grazie Sassou-Nguesso, dittatore del Congo, che insieme ai tuoi cari (36 tra amici e parenti) anni fa hai scelto San Marino e le sue riservatissime e disponibilissime banche per depositare una parte dei «tuoi» soldi sporchi. Adesso ce li teniamo noi.

     

    Grazie anche al broker francese Philippe Chironi che li ha gestiti per le spese folli del clan: aerei, hotel (da 11 mila euro a notte), vestiti (2,3 milioni), scarpe di coccodrillo (114 mila), lavanderie (Duval a Parigi: 334 mila), ecc. Ma soprattutto grazie ai magistrati sammarinesi che hanno «beccato» il broker (6 anni di condanna), scoperto da dove venivano quei soldi (corruzione) e come venivano riciclati.

    emmanuel macron denis sassou nguesso emmanuel macron denis sassou nguesso

     

    Il broker condannato

    Adesso, scoccata l’ora della definitiva sentenza d’appello, è scattata una confisca da 19 milioni, record storico per la piccola Repubblica. Quindi sì, il clima a San Marino, tra ironia e concretezza, è questo: più o meno quello di un jackpot centrato. Una botta di ossigeno clamorosa per le sofferenti casse del Titano che con l’appello (non c’è Cassazione) incamera il «tesoro» africano, già fisicamente tra ai suoi confini ma intestato a una miriade di conti e finanziarie offshore di mezzo mondo.

    tribunale san marino tribunale san marino

     

    E ovviamente nessuno si è mai fatto avanti per rientrarne in possesso. Così, nonostante i giudici abbiano ben delineato il quadro dei beneficiari, a pagare per tutti è chi ha materialmente riciclato, ovvero il franco-svizzero monsieur Chironi. Comunque un colpaccio per i cugini «incastrati» tra Romagna e Marche.

     

    Metamorfosi del «nero»

    san marino san marino

    Basta fare due conti grossolani: 19 milioni divisi per i 33mila cittadini sammarinesi fa 575 euro a testa. È come se in Italia il neo-ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, si trovasse dall’oggi al domani 35 miliardi di euro in più nel bilancio dello Stato: cioè la manovra economica 2020 già fatta, gratis. «Una notizia importante – ha commentato con pacatezza il ministro degli Esteri, Nicola Renzi – che corona il lavoro di rilevanti indagini svolte nel tempo dal Tribunale della Repubblica di San Marino e dimostra la capacità del sistema paese e dei suoi presidi di saper lottare contro il riciclaggio internazionale».

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    Metamorfosi di un sistema che fino a pochi anni faceva da «palo» a chi portava il «nero» mentre oggi, ripulito e dimagrito (6 banche rimaste su 12, con 4,6 miliardi di attivo contro gli 11,5 del 2008), fa emergere i fondi illeciti.

     

    Il flusso dei soldi

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    La gran parte dei soldi congolesi (tangenti e commissioni derivanti soprattutto dalle concessioni petrolifere) partiva da un ente pubblico «occupato» dai parenti del presidente Nguesso: la Delegation General des Grand Travaux di Brazzaville, capitale della Repubblica del Congo. Da non confondere con la confinante Repubblica Democratica del Congo (l’ex Zaire) con capitale Kinshasa. Decine di milioni di euro venivano dirottati sui conti gestiti dal broker francese presso la Banca Commerciale Sammarinese, poi commissariata e chiusa dalla Banca Centrale.

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    Il conto del sarto parigino

    In totale secondo l’inchiesta sono stati «ripuliti» e quindi in gran parte spesi circa 83 milioni, sottratti a un Paese di 5 milioni di abitanti che vive con un reddito pro capite di circa un euro al giorno. A un sarto parigino, Max Evzeline, è stato pagato un conto da quasi 2,5 milioni, 2,3 milioni sono andati in orologi, 114mila in mocassini di coccodrillo, oltre un milione all’ hotel superlusso preferito («La Reserve Paris», pagando suite 11mila euro a notte) .

     

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    Per muoversi sobriamente, 60 auto da 100mila euro in su e naturalmente jet privati per tornare in Africa. Il paese affonda tuttora nella corruzione e il clan Nguesso è stato più volte coinvolto in indagini in Francia.

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    Le nuove inchieste

    Secondo un’inchiesta pubblicata il 6 agosto dalla Ong britannica Global Witness, il figlio del presidente, Denis Christel, avrebbe sottratto oltre 50 milioni di dollari al bilancio congolese costruendo una struttura societaria complessa e opaca in più paesi. Uno schema che rispecchierebbe analoghe operazioni della sorella Claudia che secondo le accuse, da lei respinte, avrebbe «prelevato» 20 milioni di dollari di fondi pubblici una parte dei quali utilizzati per acquistare, attraverso un prestanome portoghese, un appartamento di lusso da 7 milioni nella Trump Tower di New York.

     

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     Se anche gli altri 10 figlioli di papà Nguesso hanno esigenze analoghe, il bilancio familiare (che più o meno dovrebbe corrispondere a quello dello Stato) potrebbe risentirne. San Marino intanto ringrazia. Ma basta così.

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