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    SPREMUTA D’ORANGE - STEPHANE RICHARD, CEO DI ORANGE, SI È DIMESSO DALLA GUIDA DEL PRINCIPALE OPERATORE TELEFONICO FRANCESE DOPO LA CONDANNA PER COMPLICITÀ IN APPROPRIAZIONE INDEBITA DI FONDI PUBBLICI: LASCERÀ ENTRO GENNAIO - FU NOMINATO NEL 2011 PER RISOLLEVARE IL COLOSSO, CHE ALL’EPOCA AFFRONTAVA UN BRUTTO MOMENTO PER VIA DI ALCUNI SUICIDI, A CAUSA DI UN SISTEMA GENERALIZZATO DI MOBBING…


     
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    Leonardo Martinelli per "la Stampa"

     

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    Dopo più di dieci anni di "regno", lascia uno dei più potenti patron delle telecom in Europa. Si tratta di Stéphane Richard, Ceo di Orange, il principale operatore telefonico francese (presente in 26 Paesi a livello mondiale, di cui otto in Europa).

     

    Ha fatto la fortuna a livello internazionale del gruppo e l'ha riappacificato all'interno: quando venne nominato alla guida del colosso, nel febbraio 2011, vari dipendenti si erano suicidati, a causa di un sistema generalizzato di mobbing. Ma Richard viene travolto ora da un brutto scandalo, condannato per complicità in appropriazione indebita di fondi pubblici.

     

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    Sessant' anni, l'uomo è il tipico boiardo francese, formato all'Ena, l'alta scuola dell'amministrazione: ha fatto tutta la sua carriera passando tra i ministeri e aziende controllate dallo Stato. Orange è l'erede dell'ex monopolio pubblico francese, France Telecom, e ha ancora lo Stato come azionista di riferimento (il 23% del capitale).

     

    Ecco, nel 2008 Richard era il capo gabinetto di Christine Lagarde, allora ministro dell'Economia, quando Nicolas Sarkozy era presidente. A quel momento il dicastero decise un arbitraggio, poi contestato e al centro di una vertenza giudiziaria, per cui l'imprenditore Bernard Tapie ricevette un indennizzo di 403 milioni di euro.

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    Ieri la Corte d'appello di Parigi ha condannato Richard a un anno di carcere con la condizionale e 50mila euro di multa, perché considerato complice della decisione, in cui Tapie sarebbe stato ingiustamente favorito. Dopo la sentenza Richard, che ha fatto appello alla Cassazione, si è dimesso. Lascerà le funzioni entro il 31 gennaio.

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