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“IL CALCIO VA AVANTI, ALLEGRI NON RIESCE A SEGUIRLO” – LELE ADANI MARAMALDEGGIA SUL SUO GRANDE "NEMICO", MAX ALLEGRI: "SETTE ANNI FA, CRITICANDO SARRI, IRONIZZAVA SUL CALCIO PROPOSITIVO, DIVENUTO UN MODELLO. ALLEGRI, IN QUESTA SECONDA PARTE DI CARRIERA, NON RIESCE AD AVERE QUESTO SCATTO. RIMANE SEMPRE A METÀ. QUALCHE BUONA IDEA E POI LO STOP, IL RITORNO ALLA COMFORT ZONE, ALLA DIFESA A OLTRANZA, PRIMA DELLA INEVITABILE RESA” – ADANI FINGE DI NON SAPERE CHE ALLEGRI SI RITROVA UN NAPOLI CON GIOCATORI VECCHI E SPREMUTI. E COMUNQUE HA FINORA MOSTRATO UN CALCIO PIU' FRIZZANTE DI QUELLO PROPOSTO DAL NAPOLI DI CONTE... – VIDEO

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Articolo di Daniele Adani per https://www.corriere.it/ - Estratti

 

LELE ADANI

Sono passati circa sette anni dalla conferenza stampa in cui Massimiliano Allegri diede il suo (primo) addio alla Juventus. Nel passaggio più citato il tecnico livornese disse: «Nella vita esistono le categorie: ci sono dirigenti che vincono e dirigenti che non vincono; ci sono allenatori che vincono e allenatori che non vincono mai.

 

Ci sarà un motivo, se uno non vince mai?», e giù risate sarcastiche da parte non di un pubblico di tifosi ma di addetti ai lavori della comunicazione, rese ancora più fragorose nella chiusura: «Ora vorrei fare un esempio, ma non lo faccio perché sennò viene giù tutto...».

 

adani allegri

Il riferimento a tutti sembrò chiaro: Maurizio Sarri che col suo Napoli aveva rivaleggiato e poi perso il campionato proprio contro la Juve di Allegri ma che aveva costruito una delle squadre che resteranno nell’immaginario degli appassionati per un calcio che, per bellezza, può essere paragonato solo ai migliori Barcellona, City, Arsenal e Psg della storia recente.

 

Da quel 18 maggio 2019 Allegri pur tornando sulla panchina della Juve e poi sedendosi su quella del Milan non ha vinto nulla se non una Coppa Italia, due anni fa, venendo poi esonerato.

 

allegri adani

Il percorso che lo ha visto partire dall’Aglianese, spiccare il volo nel Sassuolo di patron Squinzi, raccogliere consensi nel Milan di Berlusconi e soprattutto di Galliani e, continuando il lavoro di Antonio Conte, riempire di scudetti la bacheca della Juventus di Andrea Agnelli, si è chiuso, con quelle dichiarazioni.

 

Ha terminato una carriera certamente vincente per iniziarne un’altra, decisamente diversa. In quella conferenza, Max parlava in tono ironico così: «Sento parlare di calcio propositivo... ma il calcio è una cosa seria».

 

Quest’ultimo lustro ha, invece, mostrato a livello continentale come si sia presa una direzione chiara e netta e che quel calcio così deriso è diventato un modello, dal Psg di Luis Enrique in giù. Un modello vincente, se vogliamo restare ai risultati, o meglio alle vittorie, perché, sempre in quel lontano maggio si è detto: «Chi perde deve stare zitto!».

 

I più grandi venditori di fumo, diceva Juanma Lillo, storico assistente di Guardiola, sono quelli che dicono che il risultato è tutto, perché poi non sanno raccontare e vivere quando quel risultato non arriva. Ed è quello che da sempre abbiamo detto, in ogni ambito in cui ci è stato permesso. Vincere è l’obiettivo di tutto lo sport professionistico ma è il COME cerchi di avvicinarti alla vittoria che è decisivo, in campo e nel racconto del campo.

 

lele adani

(…) Il calcio chiama questa continua evoluzione.

 

E Allegri, in questa seconda parte di carriera, non riesce ad avere questo scatto. Rimane sempre a metà: lo è stato al suo ritorno alla Juve, lo è stato al suo anno al Milan e lo è ora, in questo inizio di stagione a Napoli. Qualche buona idea, la volontà di provare qualcosa e poi lo stop, il ritorno alla comfort zone, alla difesa a oltranza, prima della inevitabile resa.

 

Questa sua mancanza è palese non solo nei campionati finiti più o meno tutti male o malissimo ma anche nelle tante partite in cui non riesce a ottenere continuità, come l’ultima, contro la Roma: buona prima parte con un tentativo di pressione, poi vantaggio e fase di passiva gestione che porta alla rimonta avversaria. Non basta più, non serve più.

 

Il calcio reclama, ormai da tempo, una via differente, e proprio il suo avversario, Gasperini, che ha quasi dieci anni più di Allegri, incarna non solo il necessario adattamento di ogni tecnico alla nuova direzione, ma una sostanziale anticipazione di un calcio diverso e sempre propositivo: quello di oggi.

 

allegri adani

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