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“QUANDO NELLE TELECRONACHE SENTO LA FRASE ‘L'INERZIA DELLA PARTITA’ STO MALE” – LA PROPOSTA DI ALDO GRASSO PER LIBERARCI DALLE UBBIE DEL "COVERCIANESE": "CONTINGENTARE I TEMPI D'INTERVENTO DELLA SECONDA VOCE AL 20ESIMO E AL 40ESIMO DI OGNI TEMPO. L’ANSIA DI SPIEGARE OGNI SINGOLA AZIONE TOGLIE AL CALCIO UNA DELLE COMPONENTI PIÙ SEDUCENTI, LA CASUALITÀ. QUASI TUTTE LE TELECRONACHE MOSTRANO UN'ANCESTRALE PAURA DEL SILENZIO, NON CAPENDO CHE..."
Aldo Grasso per il "Corriere della Sera"
Una modesta proposta. Provo a lanciare un invito alla direzione sportiva della Rai, di Mediaset, de La7, di Sky, di Dazn, di Prime Video e di tutte le piattaforme che trasmettono partite di calcio. E se provassimo a contingentare i tempi d'intervento della seconda voce? Qualche parola di spiegazione al 20° e al 40° di ogni tempo (minuto più o minuto meno non importa), giusto per illustrare le tattiche delle squadre e aggiungere qualche osservazione non proprio scontata.
Provo a spiegare i motivi della stravagante richiesta. C'è stato un momento (anni fa) in cui la seconda voce serviva a vivacizzare il racconto della partita e le cose per un po' sono andate bene. Il telecronista, però, ha cominciato a patire la presenza dell'esperto (come se lui non lo fosse) e a coprire con la sua voce l'intera partita, senza un attimo di respiro. La qual cosa, prima di tutto, è fastidiosa per l'udito, impedisce di sentire i rumori del campo, sancisce il ritorno alla radiocronaca, come se le immagini fossero un inutile orpello.
Un secondo motivo è che non tutti gli ex calciatori o gli ex allenatori (e non parliamo degli allenatori che sognano ancora un posto) sono capaci di far emergere la loro imparzialità e di astenersi, all'orecchio del tifoso, da quella pratica sgradevole che va sotto il nome di «gufaggine».
Ma non è questo il vero problema: la foga di spiegare tutto e l'ansia di interpretare ogni singola azione, tolgono al calcio una delle componenti più seducenti, la casualità. A volte (Liverpool-Inter), una partita non è altro che il risultato naturale di un'assurda, e talvolta persino triviale, concatenazione di eventi (i famosi «episodi»). Quasi tutte le telecronache mostrano un'ancestrale paura del silenzio, non capendo che la pausa serve per attribuire un giusto e autentico valore alle parole, il più delle volte logore e superficiali (quando sento la frase «l'inerzia della partita» sto male).
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