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Giancarlo Dotto (Rabdoman) per Dagospia
Dunque, il Napoli ce la fa anche senza il suo magnifico isterico Gonzalo a stracciare un Verona che, non percependosi abbastanza derelitto, si finiva consegnandosi a Gigio Delneri, l’uomo che parla una lingua misteriosa, e pensava bene di liberarsi di Toni e Pazzini, le sue uniche risorse. Malinconia suicida di un pensionato richiamato alla vita. Tocca alla Roma con il Bologna rispondere per la sfida del secondo posto, da che lo scudetto, il quinto consecutivo, è già da una settimana in tasca alla Juve. Il Milan ci ha provato con tutto quello che ha, troppo poco.
Dopo una settimana di ritiro coatto al guinzaglio di Sinisa, il minimo era ritrovarli con la bava alla bocca i rossoneri, Bacca e Bacatus compresi, ovvero Balotelli, che si comportava finalmente come se la mischia lo riguardasse. Non abbastanza da battere a rete da un metro, sull’1 a 1, Buffon a terra.
Parata dell’altro mondo di Mister Ilaria, ma da lì in qualsiasi modo la devi mettere dentro. Il problema è che il Milan doveva sventrarsi in lungo e in largo per un’ora, gettando polmoni, stampelle e baionette oltre l’ostacolo, per giocare quasi alla pari con una Juventus partita svogliatella, prima d’innescare nella ripresa l’automaton della ferocia.
Il gol di Alex illudeva, Buffon parava l’impossibile, palesemente ormai calato nella mutanda del supereroe, Mandzukic e Pogba aggiustavano di fino e di carambola la rimonta, in un finale che vedeva la Juve in grazia di Dio e i diavoli penosamente arrancare con l’anima tra i denti e le rotule in acido che rotolavano per l’erba di San Siro. Ventunesima vittoria nelle ultime ventidue partite. Che vuoi mai commentare? Dittatura bianconera.
A voler proprio andare al cuore dell’impresa Juve, prima ancora dell’assetto tecnico o mentale, infaticabilmente e anche un po’ ottusamente votato all’imperativo della vittoria, io andrei al tema della condizione atletica. Impressionante. Da studiare a fondo. Un modello replicabile?
Chissà. Sta di fatto che i matusa, i Buffon, i Barzagli, gli Evra di circostanza, altro che addio alle scene, saltano e corrono il doppio di quando avevano la metà degli anni. Rigenerati, a dir poco. Francesi, svizzeri, brasiliani o colombiani, il risultato non cambia, martellano le due fasce per novantacinque minuti. Mandzukic pressava pure la sua ombra, Morata prendeva colpi e ripartiva.
Pogba era l’unico a recitare da purosangue annoiato ma, quando serviva, anche lui che gli partiva la faccia feroce. Un gruppo che scoppia di salute. E, anche quando si accidentano (spesso quest’anno), si riparano a tempi record, vedi l’ultimo Bonucci. Sono più resistenti, più ricchi e più qualitativi, negli undici e nei ventidue: la forbice tra la Juventus e tutte le altre è destinata a crescere. Una pessima notizia per il già disastrato pallone italico.
milan juventus
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pogba in milan juventus
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