DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA…
Giancarlo Dotto (Rabdoman) per Dagospia
Si consola facile la Juventus dalle piaghe del campionato. Qualificazione agli ottavi molto avanti con le due vittorie su due e il Manchester City, in depressione totale tra gli schiaffi di Premier League e quelli di Champions, che arraffa i tre punti a Moenchengladbach solo al novantesimo. Lo scontento Max ci prova ogni tanto a fare di testa sua a rimarcare il concetto “La Juventus sono io!”, ma deve poi ogni volta retrocedere a quel 3-5-2 a lui indigesto che però gli salva ogni volta la pelle.
Bastano e avanzano una decente intensità, il solito Morata, che non ha la vis omicida di Tevez, ma classe da vendere, la solita quadriglia difensiva, Buffon tra i pali e quei tre in linea, Barzagli, Bonucci e Chiellini, fin troppo a difendere contro nessuno, un Cuadrado allegro e i settanta minuti di Khedira per niente male al suo debutto in bianconero dopo due mesi da danno muscolare, per disfarsi di un Siviglia proprio scarso in ogni zona del campo e dove brillano, si fa per dire, in presenza ed in assenza i due italiani.
Andreolli, terza o quarta scelta nell’Inter di Mancini, se ne sta piantato a terra sulla correzione di testa di Morata. L’altro, Immobile, fa ruggine in panchina, stessa malinconica storia di Dortmund, e giochicchia appena gli ultimi venticinque minuti senza lasciare una traccia che sia una. Non la vede proprio la palla.
Nemmeno i fischioni dello Juventus Stadium lo scuotono più di tanto.
juve siviglia 1
juve siviglia 0
juve siviglia 44
juve siviglia 6e
Insomma, partita dalla trama scolastica. La Juventus va al riposo con il gol di vantaggio e quando si ripresenta lo fa solo per gestire. Controllo della palla, un torello infinito. Non serve nulla di più contro un Siviglia astenico che non ha mai smesso di non esistere. Il 2 a 0 di Zaza, lucido e bravo nel colpo sotto, serve solo a rallegrare lo scheletro di Fassino in tribuna al fianco di Andrea Agnelli.
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