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Nel 1939, a largo delle coste dell’Uruguay, una nave da guerra nazista affondò, trascinando con sè negli abissi un’enorme aquila di bronzo appollaiata su una svastica. E così si pensava che la statua fosse andata perduta per sempre.
Fino a quando nel 2006, Alfredo Etchegaray, un uomo d'affari locale, l’ha ripescata dalle profondità dell’oceano. Secondo il Global Post, da quel momento nessuno sa bene cosa farne.
Etchegaray racconta che recuperare il relitto ha richiesto 30 anni e $ 5 milioni (quasi 4 milioni di euro). Così gli è stato assegnato il 50 % della proprietà del pezzo, mentre l’altra metà è rimasta al governo del paese. Ma mentre si sperava in un ritorno dell’investimento attraverso la vendita o l'esposizione della scultura, l’Uruguay sembra particolarmente restio a farlo.
Forse si sente a disagio per i numerosissimi criminali di guerra nazisti che fuggirono in Sudamerica dopo la fine della guerra? Oppure ha ragione chi sostiene che il paese sia pressato dalla Germania a tenere il pezzo lontano dal pubblico?
Etchegaray: "Perché non dovrebbe essere mostrato come il Colosseo o gli strumenti di tortura dell’Inquisizione? Fa parte della nostra storia”
"Potrebbe essere una buona attrazione per un museo, ma al tempo stesso potrebbe provocare l’irritazione delle persone. È una patata bollente."
Fino a una soluzione, la statua risposa in un magazzino della marina uruguayana.
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