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L’INCIDENTE A RAIKKONEN - VIDEO
Marco Mensurati per la Repubblica
Un alieno è arrivato in Formula 1. Si chiama Max Verstappen, ha 19 anni, porta l' apparecchio ai denti e, dopo quello che si è visto in pista oggi, può tranquillamente essere definito "il pilota più forte del mondo".
Nessuno in Formula 1 ha il suo passo, nessuno la sua aggressività, nessuno la sua totale, feroce, sconsiderata mancanza di inibizioni. Usando i suoi 19 anni come il bastone di un rabdomante, trova lampeggianti opportunità laddove gli avversari vedono solo e soltanto pericolo. Dove gli altri frenano, lui accelera.
Chiunque abbia visto la gara di ieri non può che essere d' accordo. Persino Lewis Hamilton, l' uomo con l' ego più grande del circus, sarà costretto ad ammetterlo, visto che se ha ancora qualche possibilità di vincere il mondiale, poche a dire la verità, queste sono legate proprio al talento impetuoso di Verstappen e alla sua capacità di terrorizzare gli altri piloti: se tra due settimane l' olandese riuscirà a mettere in crisi Rosberg (a cui basterà un terzo posto per vincere il titolo) allora la rimonta di Hamilton sarà possibile. Altrimenti niente.
Il diluvio di Interlagos, tra un' interruzione e un' altra, regala agli appassionati di Formula 1 due ore di spettacolo puro. Rovinato solo in parte dall' inquietante prestazione della Ferrari. Che quella delle Rosse sarebbe stata una gara in salita lo si sapeva già dal mattino, quando le previsioni avevano tolto ogni speranza di una gara asciutta: con la pioggia le macchine senza carico aerodinamico, come appunto le Ferrari, diventano definitivamente inguidabili. Ma nessuno poteva immaginare qualcosa di così mesto.
Al via, pochi secondi dopo l' uscita di scena della prima safety car, Raikkonen si fa infilare come un pollo dalla mossa di apertura di Verstappen, mezzo giro dopo Vettel va in testacoda, poi entra ai box, dove i meccanici sbagliano il pit stop. Esce sedicesimo, giusto in tempo per schivare, in pieno rettilineo, il rottame di Raikkonen che nel frattempo si era schiantato da solo contro un muretto. Alla fine, la quinta posizione di Vettel premia in modo anche generoso una prestazione da squadra di terza fascia.
Fortunatamente, davanti, la competitività era ben altra. Grazie soprattutto, come detto, al giovane olandese. La telefonata ai limiti con il "race-fixing" - del team principal Toto Wolff al papà di Verstappen affinché questi suggerisse al figlio di non interferire con la lotta mondiale, insomma, di scansarsi, ha evidentemente ottenuto l' opposto risultato di caricare Max a pallettoni.
Così il pargolo, partito quarto, dopo aver spazzato via Raikkonen ha messo nel mirino Rosberg (secondo) e con una mossa molto simile ha superato pure lui. Dal canto suo, il tedesco è stato molto bravo a non perdere la calma.
In termini di mondiale per lui una seconda o una terza posizione erano esattamente la stessa cosa. Quindi non ha tentato contromosse azzardate, si è messo in coda senza fare storie.
Una scelta che ha pagato visto che il muretto della Red Bull di lì a poco avrebbe deciso di rovinare la gara del suo pupillo cambiandogli inutilmente le gomme un paio di volte in più rispetto alla concorrenza.
Davanti, Hamilton ha avuto gara relativamente facile. Partito in pole è stato l' unico pilota della domenica a guidare sempre con visibilità perfetta.
Alla fine dei 71 giri non gli è rimasto altro da fare che prendere una calcolatrice: ora è dietro di dodici punti, il che vuol dire che ad Abu Dhabi non gli basterà vincere ma gli servirà anche che quelli della Red Bull (non certo quelli della Ferrari, di questa Ferrari) arrivino prima di Nico. Data la differenza di prestazione tra le blu e le grigie, l' impresa sembra impossibile. Ma i grandi talenti servono proprio a questo.
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