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“IL BRASILE VIVE UNA CRISI DI ADATTAMENTO AI TEMPI NUOVI” - ALDO CAZZULLO E LE RAGIONI DEL FLOP DELLA "SELECAO" ALLENATA DA ANCELOTTI, “IL MIGLIOR TECNICO SU PIAZZA”! “È COME SE I VERDEORO NON AVESSERO ANCORA ASSIMILATO LE DURE NECESSITÀ DEL FOOTBALL DEL VENTUNESIMO SECOLO (PRESSING, TATTICA, POSSESSO PALLA) - "ANCELOTTI NON È STATO FORTUNATO. I DUE ASSI BRASILIANI DEL REAL MADRID, RODRYGO E MILITAO, E L’ASTRO NASCENTE ESTEVAO, 19 ANNI, SI SONO INFORTUNATI PRIMA DEL MONDIALE; RAPHINHA DURANTE. CON IL GIAPPONE LA SORTE ERA STATA PROPIZIA; CON LA NORVEGIA NO” (ANCELOTTI HA SMARRITO IL SUO CULATELLO?)
Aldo Cazzullo per corriere.it - Estratti
Senza l’Italia, non è Mondiale; ma senza Brasile, non è calcio.
Cos’è successo ai padroni del football internazionale? Dove sono finiti, non si pretende Didì, Vavà, Pelé, e nemmeno Romario&Bebeto, e neppure Ronaldinho, Rivaldo, Ronaldo, ma comunque una squadra in grado di arrivare in fondo al Mondiale? Senza nulla togliere ad Haaland, che ieri pareva davvero un guerriero vichingo che con la sua ascia faceva strage di spadaccini barocchi, eliminare il Brasile è diventato fin troppo facile.
Nel 2006 ci riuscì la Francia, nel 2010 l’Olanda, nel 2018 il Belgio, nel 2022 la Croazia; per tacere del disastroso 1-7 subìto in casa dalla Germania, il Mineirazo, la pagina più nera, che il Brasile non ha ancora cancellato nonostante si sia affidata al miglior tecnico su piazza: Carlo Ancelotti.
Cos’è successo, allora? Il talento è un dio capriccioso, non bacia ogni generazione. Eppure almeno un fuoriclasse questo Brasile ce l’ha: Vinicius. Tra le tribune del MetLife, nelle discussioni tra ex calciatori, si fa strada un’ipotesi. Il Brasile vive una crisi di adattamento ai tempi nuovi.
(…)il Brasile è arrivato in finale nel 1998 con la Francia; ha vinto abbastanza agevolmente il Mondiale giapponese del 2002; e poi più nulla. Come se non avesse ancora assimilato le dure necessità del calcio contemporaneo - pressing, tattica, possesso palla -, a cominciare dalla più importante: prima cosa, difendersi; mentre Haaland ha potuto segnare due gol in assoluta libertà.
(…)
Negli anni successivi, in Brasile è successo di tutto. Calcio e politica seguono ovviamente percorsi differenti. Resta il fatto che la grande nazione andò davvero in crisi. La presidenta Dilma subì l’impeachment. Il suo mentore Lula finì in galera. L’estrema destra di Jair Bolsonaro conquistò il potere. Ora è il turno di Bolsonaro a essere nei guai: condannato a 27 anni di carcere per aver pianificato un golpe, è ai domiciliari per motivi umanitari. Lula ha clamorosamente rivinto le elezioni.
La povertà, la violenza, il traffico di droga, la corruzione non possono comunque frenare lo slancio di un Paese giovane, immenso, potenzialmente ricchissimo e sempre più importante sul piano geopolitico. Che però sembra aver disimparato l’arte che gli riusciva meglio: giocare a calcio.
Il calciatore simbolo di questo periodo grigio diventa inevitabilmente il miglior talento: Neymar. Convocato a furor di popolo al posto di Joao Pedro, che nel Chelsea quest’anno ha fatto quindici gol in Premier, qui in America O Ney ha cercato invano l’ultima consacrazione, e ora annuncia il ritiro.
Ancelotti non è stato fortunato. I due assi brasiliani del Real Madrid, Rodrygo e Militao, e l’astro nascente Estevao, 19 anni, detto Messinho – piccolo Messi – per il tocco di palla, si sono infortunati prima del Mondiale; Raphinha durante. Con il Giappone la sorte era stata propizia; con la Norvegia no.
Ma Ancelotti vuole restare. E aprire un nuovo ciclo. Vinicius compie ventisei anni tra cinque giorni, Endrick ne compie venti tra due settimane, Rayan – che qui ha sostituito Raphinha – ne compie venti tra un mese. Magari nel 2030 tra Spagna e Marocco racconteremo un grande Brasile. Le sue potenzialità restano sconfinate, come il suo territorio. Se, come dice Borges, ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per strada ricomincia la storia del calcio, tra l’Amazzonia e il Rio Grande do Sul, tra il deserto dei Lençois Maranhenses e Bahia, tra il Mato Grosso e Rio de Janeiro già stanotte la storia del calcio è ricominciata milioni di volte.
brasile norvegia foto lapresse 1
neymar jr.
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