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“MI È ESPLOSA UNA BOMBA NELLA VITA. ERO IL MOSTRO. MA IO NON HO MAI FAVORITO O MALTRATTATO SQUADRE” – L’EX DESIGNATORE DEGLI ARBITRI GIANLUCA ROCCHI, CHE SI È DIMESSO DOPO IL CASO ARBITROPOLI, SI LEVA QUALCHE MACIGNO DAGLI SCARPINI DOPO LA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DELL’INCHIESTA: “NON HO MAI SENTITO MAROTTA, COSÌ COME NON HO MAI AVUTO, NÉ CERCATO RAPPORTI CON ALTRI DIRIGENTI” – “ERRORI NE HO COMMESSI. LA LINEA DEL VAR L’HO TOPPATA, HO TRASMESSO UN MESSAGGIO SBAGLIATO, MEGLIO PIÙ VAR CHE MENO” – “HO VISSUTO UN INCUBO, HO FATTO PENSIERI D’OGNI TIPO. UNA CONGIURA? NON CI VOGLIO NEANCHE PENSARE. CHI MI VUOLE COSÌ MALE? HO DEI NEMICI CHE…”
Estratto dell’articolo di Ivan Zazzaroni per www.corrieredellosport.it
[...] Quasi quattro mesi e mezzo e non è ancora finita. Non del tutto almeno. Mancano la ratifica del gip alla richiesta dei pm di archiviazione dell’inchiesta di Milano e la chiusura dell’indagine sulle “bussate” trasferita a Monza, il foro competente.
[...] I centoventinove giorni di Gianluca Rocchi, cinquantatré anni, trentasei da arbitro tra campo e ruoli dirigenziali. Rocchi da designatore a vittima fors’anche designata: era il candidato più credibile, quasi naturale, alla presidenza dell’Aia, ma la cosa non piaceva a tutti. Era un arbitro «e lo sono ancora, lo sarò sempre».
Il venticinque aprile scopri di essere indagato per concorso in frode sportiva, si parla di presunti favori e alterazioni nelle designazioni.
«Mi è esplosa una bomba nella vita... (si interrompe, riprende dopo cinque secondi)... perché?».
Perché cosa?
«Me lo sarò ripetuto cinquanta volta. Perché a me?, cosa ho combinato? Da impazzire, credimi, Ivan, e le cose sono via via peggiorate. Ho letto e ascoltato di tutto. Ero il mostro. Ma mostro perché? Ho fatto pensieri d’ogni tipo. Chi mi vuole così male? Ho però trovato anche tanta gente amica, c’è chi ha provato a rassicurarmi: a volte sono segnali, mi è stato detto, segnali di un cambiamento e devono essere colti».
Non poteva bastarti.
gianluca rocchi nel centro var di lissone 1
«Come avrebbe potuto? Mi sono ritrovato con la vita stravolta, con spiegazioni da dare ai figli, mio padre e mia madre hanno avuto solo parole di sostegno. Una bolla, ecco, ogni tanto mi osservo da fuori e mi auguro di svegliarmi da un incubo. Nell’incubo senti che hai smarrito il codice della vita, che hai demolito il nucleo della sicurezza, che stai precipitando... Ho scelto una vita e un ruolo che sono basati su valori quali l’onestà, la rettitudine, all’improvviso mi hanno trasformato in un mezzo delinquente. E poi quell’enorme vuoto da riempire».
Quale vuoto?
«Quando passi da impegni h24, perché il designatore non stacca mai, al nulla cosmico. Quello che avevo rincorso per anni, un po’ di tempo libero per stare con i miei figli e occuparmi di me stesso, diventa improvvisamente un disagio, un inferno e la mattina vorresti non svegliarti per non dover inseguire qualcosa da fare. Così ogni giorno, per mesi».
Fosti tu ad autosospenderti.
«Non avrei potuto fare diversamente, rispettando i miei princìpi. Avevo delle responsabilità nei confronti dei ragazzi (gli arbitri, nda). Volevo che finissero la stagione in condizioni accettabili, senza pressioni supplementari».
Avevi mai sentito Marotta? Hanno messo di mezzo l’Inter.
«Mai, così come non ho mai avuto, né cercato rapporti con altri dirigenti. Per questo avevo inserito la figura del referee manager, un professionista addetto ai club. Penso che lo conservino anche quest’anno».
Ma avresti comunque potuto ricevere indirettamente le rimostranze oppure gli inviti dei dirigenti.
«Da sempre tutte le società, pur se in tempi diversi, hanno avuto qualcosa da dire agli arbitri o sugli arbitri e quando dico da sempre non mi riferisco al mio periodo. Io posso garantirti che non ho mai favorito o maltrattato squadre, decidendo sempre in totale autonomia».
E le bussate? Altra accusa che ti viene mossa?
«C’è ancora un procedimento in corso, ho rispetto del magistrato che se ne sta occupando, così come di quelli di Milano. Ci sarà tempo per chiarire pubblicamente anche questo punto».
[...] Avrai avuto anche qualche breve parentesi di sollievo.
«Poche. Ecco, quando i pm hanno chiesto l’archiviazione poiché non sussistevano gli elementi per il rinvio a giudizio. Poche, pochissime... Mi sono ritrovato senza un’identità, senza un lavoro».
[...] Hai incontrato le tue fragilità .
«Questa è un’esperienza che non auguro a nessuno. Ho reagito come ho potuto».
[...] Cosa ti rimproveri della tua gestione, dove pensi di aver sbagliato?
«Errori ne ho certamente commessi, il principale la scorsa stagione. La linea del Var l’ho toppata, ho trasmesso un messaggio sbagliato, meglio più Var che meno. Anche in termini di comunicazione un grosso errore».
Letti alcuni nomi di chi si era presentato in Procura, ho pensato a una congiura nei tuoi confronti. Ricordo un tuo messaggio di giugno: «E poi mi domando perché ce l’abbiano con me all’Aia!»
«Uno dei cinquanta perché senza risposta. Giugno è stato un periodo tra i più duri e posso aver pensato di tutto. Diciamo che non ero nelle condizioni ideali per mantenere l’equilibrio. Certo, ho letto e sentito tante cose, ma non ci ho mai voluto credere.
il video di daniele paterna nella sala var di lissone al centro dell'inchiesta su gianluca rocchi 1
In certi posti e con certi ruoli non andare a genio a qualcuno è fin troppo naturale. Così come ho degli amici, ho dei nemici, gente che si è sentita demansionata. Però devo confessare che ho ricevuto messaggi molto belli anche da arbitri che non avevo per così dire aiutato a crescere».
[...] Un ex arbitro mi ha scritto: «Rocchi fece terra bruciata intorno a sé. Ti basta fare un elenco degli epurati che oggi lavorano con altre federazioni».
«Non è questo il momento, non voglio pensare a ciò che è stato. Te l’ho detto e lo ripeto: voglio tornare a vivere la vita che merito, ora devo rifarmi un’immagine, capisci? L’arbitraggio mi ha dato tante soddisfazioni, avrà voluto riprendersi qualcosa. Ma ha picchiato duro, troppo duro».
[...] Cosa vedi davanti a te? C’è chi ti ha suggerito di candidarti alla presidenza dell’Aia.
«Non s’è ancora chiuso tutto. E comunque non spetta a me decidere. Io ho soltanto bisogno di riprendermi la vita, di rientrare in questo mondo, il mondo del quale ho fatto parte dalla fine degli anni Ottanta. Sto valutando alcune situazioni, spero di essere messo nella condizione di fare delle scelte».
Sai perfettamente che incrocerai altri sospetti e gente che, per tifo, non sarà mai convinta della tua innocenza.
«Non posso entrare nella testa della gente. So chi sono e come mi sono sempre comportato, lo sanno soprattutto quelli che con me hanno lavorato, persone che non coltivano dubbi sulla mia onestà».
Pensi che arriverà il momento della vendetta?
«Non devo saldare alcun conto. Non inseguo rivincite, solo giustizia».
Qualche cazzata al telefono, però, ti sarà scappata.
«Al telefono ci vivo, riceverò cento chiamate al giorno. Anzi, le ricevevo prima del 25 aprile. Ma non ho mai oltrepassato la linea della correttezza. Nei fatti». [...]
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