allen iverson

“BASKET, BASKET, BASKET. IN CASA NON C’È UN CAZZO DA MANGIARE? VADO AL CAMPETTO E FACCIO IL CULO A QUALCUNO” – UN LIBRO, EDITO DA LIMINA, RACCONTA ASCESA E CADUTE DI ALLEN IVERSON, CAMPIONE NBA, IDOLO DI PHILADELPHIA: “NELL’ESTATE DEL ’92 INCANALAI QUESTA RABBIA E FECI IL CULO ALL’INTERA NAZIONE” – LA GALERA, LE PENE D’AMORE, LA LOTTA CONTRO L’ALCOL E LA FATICA DI REINVENTARSI DOPO UNA CARRIERA DA UNDICI VOLTE ALL STAR. POI "THE ANSWER" HA DATO LA RISPOSTA (PER LUI) PIÙ BELLA. HA POSATO ER FIASCO: “NON BEVO PIU’” - VIDEO

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

 

 

FUORI SCHEMA - IL LIBRO SU ALLEN IVERSON EDITO DA LIMINA

 

Leggenda sportiva, ma anche icona di stile e simbolo di sottoculture discriminate: tutti conoscono Allen Iverson, eppure in pochi hanno davvero visto cosa si nascondeva dietro le quinte della sua vita burrascosa. Dall’infanzia difficile, vissuta in contesti di estrema povertà, ai primi successi nello sport, dall’arresto che rischiava di rovinare per sempre la sua carriera (e la sua vita) all’arrivo in NBA, dalle discriminazioni razziali alla fama mondiale…

 

allen iverson cover libro

Fuori schema ci porta dentro la mente e i ricordi di un talento ribelle e indomabile. Quella di Iverson è la storia indimenticabile di un pioniere che ha infranto ogni regola su come doveva essere un campione NBA, che ha trasformato ogni ostacolo in un’opportunità, diventando una leggenda per milioni di persone, e che con la propria vita e la propria personalità ha cambiato per sempre la cultura del basket. Mostrando al mondo cosa significa cadere, rialzarsi e restare sempre, ostinatamente, fedele a se stesso.

 

 Vi giuro che tutto risale al discorsetto che mi aveva fatto mia mamma quando avevo otto anni: «Scegli la tua strada. Vuoi diventare un giocatore di basket? Di football? Ce la puoi fare». Tradotto: non dovevo ridurmi come un delinquentello.

 

Le avevo creduto: Cavolo, se lo dice lei forse è vero. E avevo dato tutto per realizzare quell’obiettivo. Non mollavo, ero in campo ogni giorno, nonostante il bordello che mi circondava. Cascasse il mondo ero là, su quel cazzo di cemento, e ci restavo finché non faceva buio. 

 

Non avevo altro in testa. Basket, basket, basket. In casa non c’è un cazzo da mangiare? Vado al campetto e faccio il culo a qualcuno. Ammazzano i miei amici per strada? Passatemi quel pallone da football, che sono incazzato nero! Nell’estate del ’92 incanalai questa rabbia e feci il culo all’intera nazione.

 

 

allen iverson 33

Allen Iverson, ha giocato per quattordici stagioni nella NBA, durante le quali è stato Rookie of the Year, MVP e undici volte All Star. Nel 2016 è stato inserito nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame. Nel 2021 è stato selezionato per ‘NBA 75’, il gruppo dei settantacinque giocatori più importanti dei primi settantacinque anni della lega. Conosciuto sia per il suo stile di gioco aggressivo e fulmineo, sia per l’innovativa fusione tra moda, identità personale e sport, Iverson ha contribuito a plasmare la cultura americana tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila. Da sempre legato a Reebok, oggi è Vicepresidente del settore Basketball del brand.

 

 

"NON BEVO PIÙ": VIAGGIO NELLA NUOVA VITA DI ALLEN IVERSON

Riccardo Pratesi per gazzetta.it - Estratti

 

 

“Sono sobrio da sei mesi”. Le parole di Allen Iverson, la 50enne ex stella Nba, fanno male. Il suo memoriale Misunderstood, Frainteso, diventa l’occasione per La Risposta, questo era il suo nome di battaglia sui parquet d’America, di raccontare la lotta quotidiana con i propri demoni, le ferite “che mi sono inflitto da solo” che hanno lacerato l’anima dell’iconica guardia leggenda di Georgetown University e dei Philadelphia 76ers. Iverson si sfoga.

allen iverson kobe bryant

 

Racconta le pene d’amore, come ha riconquistato l’ex moglie, le difficoltà incontrate post carriera lontano dal basket, gli sforzi per combattere l’alcolismo. Racconta la sua visione della Nba di oggi e ci offre l’occasione per rammentare cos’è stato in quella di ieri per valore assoluto - uno dei migliori di sempre pound for pound si direbbe nella boxe - insomma in rapporto ai centimetri, per capirci, e per valore simbolico. Da niente a tutto: Iverson ha rappresentato il sogno americano. Però poi s’è svegliato con gli incubi.

 

La rinascita

Philadelphia 76ers' Allen Iverson reacts during fourth quarter NBA basketball against the new Jersey Nets Wednesday night, April 12, 2006 in East Rutherford, N.J. Iverson led all scorers with 40 points, as the 76ers beat the Nets, 116-96. (AP Photo/Bill Kostroun)

“Smettere di bere (alcolici) è stata una delle migliori decisioni della mia vita. Come mi sento da sobrio? Meglio di quando non lo ero. Quando sei ubriaco non sei te stesso. Me ne rendo conto vedendo gli altri con lo stesso problema e apprezzo ancora di più essere riuscito ad uscirne”.

 

allen iverson

Ma la bottiglia non è stato l’unico problema di Iverson. Pene d’amore, anzitutto, quelle che a suo dire erano state la causa della caduta nell’alcolismo. The Answer ha divorziato dalla moglie Tawanna Turner nel 2013, l’anno del ritiro. “Il punto più basso, toccai il fondo. Tante lacrime, è stato come giocare una partita Iverson contro Iverson, mi sono dovuto reinventare”. Ora è tornato assieme alla compagna di una vita, ma per riuscirci ha dovuto mettere da parte orgoglio e ego: “Ho dovuto pregarla parecchio”. Iverson è vicepresidente Reebok della sezione basket, ma non viverlo più da protagonista non è stato facile, si muoveva in simbiosi con la palla sin da bambino.

 

(…) Nato povero in Virginia, cresciuto da una madre single. La figura maschile di riferimento, Michael Freeman, venne arrestata per spaccio di droga quando Iverson aveva 13 anni. Sembrava destinato male. Ma nello sport cambiava tutto. Guardava tutti dall’alto, diventava il più forte.

Allen Iverson

 

Da quarterback nel football, da guardia nel basket. A 17 anni però dopo una rissa in un bowling, coinvolto col suo gruppo di amici, fu condannato a 15 anni di galera, comunque dopo aver scontato 4 mesi gli venne concessa la grazia dal Governatore della Virginia. Iverson trovò l’appiglio sicuro nell’amica di sempre, la palla. Georgetown University, l’ateneo di grande tradizione cestistica, quello di Pat Ewing, divenne la sua nuova casa, i due anni agli Hayes furono sensazionali. Come un uragano. Iverson era inarrestabile. Una forza della natura.

 

Appena 183 centimetri, ma era troppo rapido per essere marcato. Lo potevano picchiare, non faceva una piega. Infrangibile, il basket come corazza alle intemperie della vita. Duro fisicamente e mentalmente, sul campo. Senza paura di nessuno. Neppure del Diavolo. Lui all’Inferno in prigione aveva dato una sbirciata, figurarsi se poteva temere gli avversari. Guidò Georgetown a Sweet 16 e Elite 8 al Torneo Ncaa, nel suo biennio.

(…)

iverson

I Philadelphia 76ers lo chiamarono con la scelta n.1 del Draft 1996. Ce l’aveva fatta. Era diventato milionario. Sarebbe diventato simbolo della cultura hip hop con quel modo selvaggio di giocare, la sfida all’avversario diretto, al proprio allenatore – tante litigate con Larry Brown – ai benpensanti, al mondo intero. Vestiva diversamente dagli altri, rispondeva alle domande in modo sgrammaticato, insolente, talvolta maleducato. Eppure Philadelphia si innamorò.

 

Era autentico, senza maschere. Per i compagni, per vincere, dava tutto, sacrificava il corpo come fosse quello di qualcun altro. Come fosse un gigante, quando di enorme semmai aveva il cuore e il desiderio di non vedersi scappare quel sogno che viveva contro ogni probabilità. Philly è città operaia, rispetta chi si tira su le maniche per andare a lavorare, chi dà senza chiedere, chi fa qualcosa per lei. Gli ha voluto bene.

 

allen iverson 4