giovanni malagò

“LE CRITICHE DEI MEDIA STRANIERI? QUALCOSA NON QUADRA. ABBIAMO PRESENTATO UN PROGETTO IN CUI IL 90% DEGLI IMPIANTI ESISTEVA GIÀ. SE SCEGLI UN MODELLO SOSTENIBILE DEVI ANDARE DOVE CI SONO LE STRUTTURE” – GIOVANNI MALAGO’, PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE MILANO-CORTINA, RISPONDE ALLE ACCUSE DEL “NEW YORK TIMES” E DI “LE MONDE” SULL’INCUBO LOGISTICO DEI GIOCHI: “SIAMO UN MODELLO DA IMITARE E I FRANCESI FRA QUATTRO ANNI COPIERANNO QUESTI GIOCHI - NESSUNA AMAREZZA PER ESSERE RIMASTO FUORI DALL’ESECUTIVO DEL CIO. IL MIO RIVALE ILIC ERA CANDIDATO DA DUE ANNI E QUATTRO MESI. IO LA MIA CAMPAGNA L’HO FATTA IN 40 GIORNI - DOPO LE OLIMPIADI? NON FARÒ IL PRESIDENTE DELLA FERRARI”

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DANIELE DALLERA,DANIELE SPARISCI per Corriere della Sera - Estratti

 

Parla con un sottofondo di sirene («Scusate, siamo in mezzo a un corteo di macchine di sicurezza…»), la voce tradisce un po’ di emozione. Giovanni Malagò, ex presidente del Coni, ora a capo della Fondazione Milano Cortina, è l’uomo che più si è battuto per questa Olimpiade, assegnata all’Italia nel 2019.

 

Perché ha voluto a tutti i costi questi Giochi in Italia?

giovanni malago'

«Nessuno mi ha mai fatto questa domanda. La questione è semplice. Quando abbiamo comunicato il ritiro dalla candidatura di Roma 2024, il Cio si è trovato in difficoltà. A quel punto è successo un fatto incredibile».

 

Quale?

«Per la prima volta nella storia, e non credo che si ripeta, vengono assegnate contemporaneamente due Olimpiadi estive, Parigi e Los Angeles. Conoscendo la situazione, ho pensato a come recuperare terreno, per portare l’Italia nel posto dove doveva stare. E allora ho buttato sul tavolo una fiche».

 

Quella fiche era Milano.

«Sì, perché si portava dietro tutto l’appeal dell’Expo. C’era tanto interesse a livello internazionale. Avevo pensato a una sessione del Cio da organizzare a inizio settembre, portando i delegati a una serata alla Scala con il presidente della Repubblica. E poi a San Siro e a Monza a vedere la Formula 1. Sembrava quasi che si fossero allineati i pianeti al contrario dopo il no di Roma».

 

paolini e malago' con la fiamma olimpica

E invece…

«L’assegnazione a Los Angeles chiude le porte alla candidatura di Salt Lake City per i Giochi invernali 2026: non si potevano organizzare due eventi di seguito negli Usa. Per farla breve, dopo aver lavorato per un anno e mezzo su Roma, ho portato quei voti su Milano Cortina. Che poi è la stessa cosa che è successa con l’elezione del cileno Neven Ilic nel board del Cio».

Si spieghi meglio.

«Ilic era candidato da due anni e quattro mesi. Io la mia campagna l’ho fatta in 40 giorni, ed è già un miracolo che sia arrivato a 48 voti».

 

E non c’è amarezza per essere rimasto fuori dall’esecutivo per un voto?

«No, assolutamente».

 

Iniziano i Giochi: è riuscito a dormire in questi giorni?

«Dormo sereno, senza ansia, ma ho miliardi di pensieri perché sono talmente tante le variabili, le problematiche e le preoccupazioni che è normale averli. (...)

 

Come risponde alle critiche di alcuni media stranieri?

andrea abodi luciano buonfiglio e giovanni malago foto mezzelani gmt 109

«Dico che qualcosa non quadra. Abbiamo presentato un progetto in cui il 90% degli impianti esisteva già. Se scegli un modello sostenibile devi andare dove ci sono le strutture, altrimenti le devi costruire ex novo. Lo ripeterò nel mio discorso di stasera. Ho parlato con centinaia di atleti: sono tutti contenti di competere nei luoghi olimpici, che sono templi delle loro discipline».

 

I francesi ci hanno copiato con i Giochi 2030.

«È una specie di copia e incolla. Nizza, Costa Azzurra e Alpi francesi: le distanze sono ancora maggiori delle nostre.

E nel 2038 la Svizzera si candida con gare in tutti i Cantoni.

Anche per le Olimpiadi estive il futuro sarà questo. Quindi sono felice di confrontarmi in un dibattito pubblico, però bisogna conoscere le cose. Sennò di che cosa parliamo?».

marco junio de sanctis e giovanni malago foto mezzelani gmt033

 

Quante medaglie vincerà l’Italia?

«Speriamo di mettere il numero 2 davanti… sarebbe un gran colpo, con gli infortuni che abbiamo avuto. Ma non aggiungo altro: mancherei di rispetto nei confronti di tutta la preparazione olimpica curata dal Coni».

 

Dopo le Olimpiadi lei che cosa farà?

«Continuerò a occuparmi dell’azienda di famiglia, che mi dà tante soddisfazioni: dal 1956 lavoriamo con la Ferrari.Mio padre è stato il primo concessionario: quando non ero ancora nato, papà andava a prendere le macchine a Maranello e tornava guidando».

(...)

«Di sicuro non farò quello: ce n’è già uno e quel ruolo lo decidono gli azionisti della Ferrari. Io sono onorato di lavorare per la Ferrari».

giovanni malago ed elena vaccarella foto mezzelani gmt023Malagò Elena Vaccarellagiovanni malago benedetta pilato e simona quadarella foto mezzelani gmt34stefano mei e giovanni malago foto mezzelani gmt048giovanni malago saluta palazzo h dopo 12 anni di presidenza foto mezzelani gmt019