DAGOREPORT - A VIALE MAZZINI C’E’ MARETTA INTORNO A “FILOROSSO” E AL SUO CONDUTTORE, ANTONINO…
"ROBERTO MANCINI HA MOLTO DA FARSI PERDONARE: ALL’ITALIA SI CHIEDE MOLTO DI PIÙ CHE BATTERE IL BELGIO" - NEL GIORNO DEL SUO SECONDO DEBUTTO SULLA PANCHINA AZZURRA, IN NATIONS LEAGUE, IL "CORRIERE DELLA SERA" SBATTE IL CT DAVANTI AL SUO "PECCATO ORIGINALE" (LASCIO' L'ITALIA ALL'IMPROVVISO PER ANDARE AD ALLENARE L'ARABIA SAUDITA CHE GLI OFFRIVA UN RICCHISSIMO CONTRATTO) – IL "MANCIO" RISENTE ANCHE DEGLI ATTACCHI A MALAGO’, FINITO NEL MIRINO DI CONI E GOVERNO: E' STATO GIOVANNINO CHE LO HA IMPOSTO SULLA PANCHINA AZZURRA NONOSTANTE LA LEGA DI A (CON MAROTTA IN TESTA) AVREBBE PREFERITO ANTONIO CONTE – MANCINI È UNO DEI CINQUE ALLENATORI AD AVER VINTO IN AZZURRO E LA STRADA PER TIRARCI SU DOVREBBE CONOSCERLA: IL SUO BILANCIO DA CT E' DI 61 PANCHINE, 37 VITTORIE, 15 PAREGGI E 9 SCONFITTE…
claudio ranieri, roberto mancini e giovanni malago'
A Roberto Mancini, scrive il Corriere della Sera alla vigilia di Italia-Belgio, si chiede “molto di più che battere il Belgio”: si chiede di ritrovare l’identità smarrita, calpestata da tre Mondiali di fila guardati dal divano. Un ritorno, quello del ct, che l’editorialista accoglie senza entusiasmo, ricordando come e perché l’allenatore lasciò la panchina azzurra.
Il “peccato originale” di Mancini e il ritorno
L’accusa di fondo è netta: Mancini “scappò dalla casa azzurra di notte, al buio”, per riempire poi il valigione “al sole del deserto con i dollari” arabi. Il ritratto che ne fa il Corriere è quello del predestinato che unisce il talento — “luminoso sia da calciatore che da allenatore” — a “furbizia, presunzione, spregiudicatezza, ipocrisia”.
claudio ranieri, roberto mancini e giovanni malago' foto lapresse
Anche il capolavoro dell’Europeo, ricorda l’autore, fu un trionfo di gioco (l’intuizione di tenere insieme Verratti e Jorginho, l’ultimo tramonto di Bonucci e Chiellini, i rigori vinti con Spagna e Inghilterra) ma anche “una tremenda, fatale illusione” per il nostro calcio. Il precedente storico non aiuta: l’unico che, nell’era moderna, è tornato dove era stato felice — Lippi verso il Mondiale 2010 — “poi si è pentito”, come avevamo ricordato al via del Mancini bis. Un giudizio severo sul suo passato, che si intreccia con il dibattito su quanto certe scelte di campo vadano davvero “perdonate”.
giovanni malago e roberto mancini foto mezzelani gmt083
Il Corriere lega poi la posizione del ct alla guerra di potere dentro lo sport italiano. Fu Giovanni Malagò — presidente della Federcalcio, oltre che dell’esclusivo circolo Aniene frequentato dallo stesso Mancini — a richiamarlo in azzurro dopo “il tragico pasticcio Maldini-Pirlo“.
Ma su Malagò si è abbattuta, scrive l’editoriale, la “caccia” del ministro per lo Sport Andrea Abodi e del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, con l’obiettivo di commissariarlo aggrappandosi a un vizio di forma: il mancato tesseramento al momento della candidatura alla presidenza Figc. Una battaglia che, secondo il Corriere, indebolisce l’istituzione e lo stesso ct. La ricostruzione è coerente con quanto seguiamo da settimane: Malagò con le ore contate, il “fuoco amico” sul commissariamento e persino l’ipotesi di nuovi assetti al vertice del pallone.
gabriele gravina e roberto mancini
Non va dimenticato, aggiunge l’autore, che la Lega di A avrebbe preferito Antonio Conte (con Marotta a pretenderlo), ma Malagò fu netto: “Decido io, la responsabilità è mia: il cittì è Mancio“. Oggi, però, “Mancini è solo”: Malagò ha altro a cui pensare, e il ct si ritrova esposto in un ritorno “tanto voluto non è nemmeno mai stato”.
Nello stralcio della vigilia, il Corriere alza l’asticella: “Chiediamo anche di farci dimenticare lo strazio del dopo Zenica. I mesi che avrebbero dovuto sancire la nostra rinascita, attraverso riforme e progetti, sono trascorsi invano. Siamo rimasti al punto di partenza con sempre più stranieri in serie A e una federazione che potrebbe essere presto commissariata”. Anche Mancini “ha molto da farsi perdonare, però è uno dei soli cinque allenatori ad aver vinto in azzurro e la strada per tirarci su dovrebbe conoscerla”: la sua “Italia multietnica è intrigante, i giovani ci danno entusiasmo, ma a trascinarci devono essere i più esperti come nel 2021 lo sono stati Chiellini e Bonucci, Jorginho e Verratti”.
Il ct resta baldanzoso — “Sono sicuro che vinceremo un trofeo nei prossimi quattro anni” — ma “i tifosi hanno poca pazienza, Mancini ha poco tempo”, e negli occhi resta la “penosa notte di Zenica”. Il suo bilancio in azzurro dice 61 panchine, 37 vittorie, 15 pareggi e 9 sconfitte. Stasera all’Olimpico, contro il Belgio di Van Bommel, il primo esame: tra le facce nuove attese, occhi puntati anche sul giovane azzurro del Napoli nella probabile formazione di Mancini. La chiusura dell’editoriale è quasi un ultimatum: “Ci faccia vedere, gentile Mancini”.
giovanni malago e roberto mancini foto mezzelani gmt082
giovanni malago e roberto mancini foto mezzelani gmt078
giovanni malago e roberto mancini foto mezzelani gmt084
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